SE LA GENTE VA IN CERCA DELL'INVISIBILE San Pietroburgo, tarda primavera di un giorno d'inizio millennio. La Prospettiva Nevskij è la prospettiva centrale del mondo contemporaneo. Adottandone il punto di vista, si vede il passato, il presente e s'indovina, perfino, il futuro. Giù in fondo, dal lato dell'Ammiragliato, nel Palazzo d'Inverno, già residenza degli Zar, già teatro della mitica Rivoluzione d'Ottobre, migliaia di turisti in religiosa attesa fanno la fila davanti a una piccola madonna con bambino. Ognuno di essi, venuti da ogni angolo del mondo, quando giunge il suo turno di fotografare il dipinto di Leonardo, chiede al custode di mostrargli i simboli del femminino sacro. L'uomo, nel suo inglese post sovietico, addita presunte simbologie occulte. Non c'è da stupirsi: anche i guardiani di musei post-sovietici hanno letto «Il Codice da Vinci». E, del resto, i cartelloni per il lancio pubblicitario del film, tratto dal bestseller mondiale, campeggiano accanto al mosaico che ritrae Majakovskij nell'omonima stazione della metro. Chissà se quel rituale si ripeterà anche a Milano ora che il San Giovanni verrà eccezionalmente esposto per Natale? Il dipinto ha tutte le caratteristiche del mistero leonardesco che ovunque calamita le masse: il Battista è raffigurato nei panni di un giovane uomo sessualmente ambiguo, dal-l'aspetto quasi androgino, con un'anatomia corporea sospesa tra mascolinità e femminilità. Auguriamoci, dunque, che la processione di folle profane si ripeta anche nelle sale di Palazzo Marino. Deprecando in questi fenomeni gregari di blanda isteria collettiva gli effetti di una mercificazione di massa dell'opera d'arte, che si vuole triviale, troppo spesso, infatti, si dimentica che il culto delle immagini è ben più antico - e antropologicamente radicato - della cultura estetizzante dei pochi che sanno apprezzare un dipinto per le sue qualità formali o storiche. In origine, quel culto era legato al culto dei morti: la presenza visiva dell'effige del defunto riempiva il vuoto lasciato dallo «scomparso ». Nel corso dei millenni, anche quando presa in ostaggio da disquisizioni erudite, l'arte non ha mai smesso di fare segno verso quell'al di là. Come l'indice di San Giovannino puntato verso l'alto. Forse, ora che la confusione post-moderna ci rapisce tutti, dotti e ignoranti, in un'unica turba, il rimando all'invisibile, a ciò che manca, torna a farsi sentire più forte. Auguriamoci anche questo, visto che l'uomo vitruviano di Leonardo è anche simbolo di Milano 2015. Speriamo che i milanesi, progettando l'esposizione universale sul futuro del pianeta, tornino a scoprire che ciò che viene dopo è spesso più antico di ciò che viene prima.