Spuntano pedane e tavolini sotto lo storico colonnato di piazza del Plebiscito. Caffè, aperitivi e snack si potranno consumare lungo i portici della chiesa di San Francesco di Paola. Una scelta improvvisa, di cui ha beneficiato l'ultimo bar nato in ordine di tempo, ma che ha avuto l'avallo del soprintendente per i Beni architettonici, Enrico Guglielmo. E già scoppiano le polemiche, con gli ambientalisti e i titolari degli altri locali che accusano Guglielmo non solo di aver rigettato puntualmente le altre autorizzazioni, ma di consentire scempi così evidenti mentre si presenta come irriducibile alfiere della conservazione dello stato dei luoghi sul fronte dell'arredo urbano proposto dal Comune. «Siamo stati noi i primi a chiedere di far rivivere la piazza - spiega Guido Donatone, presidente di Italia Nostra - figuriamoci se non vogliamo i tavolini in piazza. Però la decisione di Guglielmo, in altre occasioni molto rigoroso, mi sembra estemporanea». L'accusa è quella di non avere uno sguardo di insieme per tutta la piazza. «Non conosco il progetto per pedana e tavolini sotto il colonnato - continua Donatone - e anche se si tratta di un'idea condivisibile, continua a mancare qualsiasi altra iniziativa per il resto della piazza. Manca una visione di insieme». Sul piede di guerra anche Arturo Sergio, uno dei titolari del Gambrinus, lo storico locale di via Ghiaia. «E pensare che quando proposi un mio progetto per dei tavolini in piazza, per far rivivere i concertini che il Gambrinus teneva a inizio '900, mi risposero di no, perché mancava la simmetria in piazza. E ora non è così? O forse ci sono dei tavolini dall'altra parte del porticato a riequilibrare la situazione?». Sergio ce l'ha anche con il Comune, reo di non avere per la piazza «un disegno unitario». Il nulla osta in questione prevede un'occupazione di una ventina di metri quadrati, sul lato destro del porticato, quello di fronte alla Prefettura. «Considerato che trattasi di sistemazione di tavolini e sedie antistanti l'esercizio pubblico (il bar dei Freschi) e quindi di opere mobili - scrive il soprintendente Guglielmo - si rilascia il nulla osta di competenza». C'è da aggiungere, a onor del vero, che l'autorizzazione è stata rilasciata perché il bar in questione, sito a piazza Carolina 3, ha una finestra che dà proprio sul porticato. Anche qui però nascono i primi dubbi su autorizzazioni della soprintendenza. Sulla finestra campeggia una scritta al neon azzurro. Un pugno nell'occhio (visibile anche da lontano) in uno dei luoghi storici di Napoli. Incomprensibile che Guglielmo abbia dato l'ok dopo aver bloccato installazioni del genere in tutta Napoli o aver impedito anche le modifiche dei singoli sanpietrini. Attualmente alla finestra si può prendere il caffè in piedi, un domani sarà montata una pedana davanti a sette tavolini in cui ci si potrà fermare e avere la vista su Palazzo Reale e su una delle piazze più belle di Napoli. I permessi del bar hanno seguito un iter regolare, ci mancherebbe altro. A sollevare dubbi, come detto, la mancanza di progettazione e certe scelte estetiche che non convincono. Il suolo in questione è di proprietà comunale. In passato ci sono state autorizzazioni per mostre di artigianato. Anche qui scelte occasionali. Il porticato, infatti, abbandonato a se stesso qualche volta diventa ricettacolo di rifiuti, specie nelle ore serali, quando diventa terra di barboni e tossicodipendenti. Tavolini e turisti avranno l'effetto di migliorare la situazione, ma che non sia un'iniziativa isolata e Comune e Soprintendenza si decidano a far rivivere la piazza con un progetto globale dopo i tanti permessi negati nel recente passato.