le ragioni del no Popolosa e a rischio sismico, la nostra penisola non è adatta per linstallazione delle centrali e la conservazione di scorie radioattive Mettiamo pure da parte le questioni ideologiche: a cominciare dal pregiudizio che il nucleare, nato come energia di distruzione e di morte, non potrebbe mai diventare unenergia pulita, vitale, fonte di sviluppo e di benessere. Concentriamo piuttosto il discorso, in termini più pragmatici, sul rapporto tra costi e benefici. Allo stato degli atti, la produzione di energia nucleare risulta ancora troppo cara e rischiosa: e nel nostro Paese è rischiosa soprattutto sul piano ambientale, nellimpatto con il territorio e con la salute della popolazione. Avete presente la cartina dellItalia, esibita dagli organismi ufficiali allindomani del terremoto dellAquila, con la penisola quasi interamente coperta da macchie gialle, arancioni e rosse? Ecco, il nostro è scientificamente uno dei paesi a maggiore rischio sismico di tutto il Mediterraneo. Questa caratteristica deriva dalla sua posizione sulla Terra, nella zona di convergenza fra la zolla africana e quella euroasiatica.(segue allinterno dellinserto) Qui le forti spinte compressive provocano laccavallamento dei blocchi di roccia. Tantè che in 2500 anni è stato interessato da più di 30.000 terremoti di media e forte intensità. Poi cè lalta densità abitativa, determinata da una forte antropizzazione del territorio e cioè dalla presenza diffusa delluomo e delle sue abitazioni: 194 abitanti per chilometro quadrato contro una media europea di poco superiore ai 69. In una penisola lunga e stretta come la nostra, un incidente nucleare o una fuga radioattiva potrebbe provocare conseguenze molto più gravi che altrove. E comunque, senzaltro più gravi per noi di un incidente che avvenisse al di là delle Alpi: per esempio, nella vicina Francia che peraltro nel mese di ottobre, per la prima volta dopo linverno 1982-83, è diventata importatore netto di energia elettrica in seguito ai numerosi stop alle centrali nucleari e dove allinizio di novembre sono stati chiusi 18 reattori su 58. Sono proprio questi due fattori ambientali, rischio sismico e densità abitativa, che rendono pericolosa linstallazione di centrali nucleari sul nostro territorio. È vero che, rispetto ai tempi di Chernobyl, la tecnologia si è evoluta e i nuovi impianti sono stati costruiti in modo da resistere ai terremoti. Ma anche qui la sicurezza non è garantita al cento per cento, se è vero che la centrale più grande del mondo - quella giapponese di Kashiwazi-Kariwa, vicino Tokyo - nonostante sia stata progettata secondo le più moderne tecniche antisismiche, dopo lultima scossa ha subìto tante e tali lesioni che è stata chiusa ed è ferma da due anni. Sono rischi che non riguardano solo lipotesi di un incidente nucleare o una fuga radioattiva, bensì la stessa conservazione e gestione delle scorie. Una maledizione biblica che, attraverso linquinamento delle falde freatiche nel sottosuolo, può protrarsi per millenni e di fronte alla quale il mondo scientifico non è stato in grado di fornire una soluzione rassicurante e definitiva. Al di là del cosiddetto "effetto Nimby", acronimo che sta per not in my back yard (non nel mio giardino) e riassume la contrarietà delle popolazioni locali alle centrali nucleari nel proprio territorio, in Italia lultima proposta di collocare un sito per lo smaltimento delle scorie a Scanzano jonico, in Basilicata, ha suscitato la sollevazione degli abitanti e dellamministrazione cittadina. Quanto alla tesi che lo sviluppo del nucleare consentirebbe al nostro Paese di ridurre la dipendenza energetica dal petrolio e quindi dallestero, forse vale la pena ricordare che lItalia non dispone di "oro nero" come non ha giacimenti di uranio. In compenso, per far funzionare le turbine delle centrali atomiche, occorre consumare unenorme quantità dacqua e noi ne abbiamo molto meno della Francia, dove il 40 per cento viene assorbito dal nucleare. Infine, il paesaggio. In un Paese nel quale perfino le energie rinnovabili incontrano qualche ostilità, a causa dellimpatto ambientale delle pale eoliche o dei pannelli fotovoltaici, è singolare che la sagoma inquietante e minacciosa delle centrali nucleari non provochi reazioni analoghe. Non abbiamo acqua, petrolio o uranio. Ma almeno teniamoci stretto il nostro patrimonio di risorse naturali, di beni artistici e culturali, se non altro per difendere la prima industria nazionale: quella del turismo.