Il Palatino è casa sua. Per raggiungere il suo ufficio da 28 anni ogni mattina scende dal Colle e va a piedi fino al Convento di Santa Francesca Romana. Il suo studio è proprio sotto l'Arco di Tito. La finestra si affaccia sui Fori, in linea d'orizzonte si intravvede il Campidoglio e il piccolo balconcino del sindaco. «Un tempo quando avevo la vista buona, li osservavo mentre mostravano il panorama ai loro ospiti, ora per riconoscere Veltroni mi ci vorrebbe il binocolo», lui scherza. Scherza perché gli anni che passano non sono un problema per il professor Adriano La Regina, soprintendente ai Beni archeologici di Roma. Tra due mesi andrà in pensione, lo attende un futuro da studioso, non diverso dal presente. Dopo tanti libri, altri libri. «Quanti sindaci ha visto dalla sua finestra? «Tanti, diciamo da Argan a Veltroni, passando per Signorello, Carraro, Giubilo, Petroselli, Vetere e Rutelli». Dica la verità, convivere con lei, custode e tutore di tutte le antichità, non deve essere stato facile «Stiamo parlando di persone che avevano tutte in comune tra loro un grande carattere, non dimentichiamolo» . Chi ricorda in particolare? Ricorderò sempre l'attenzione che Petroselli aveva per i beni monumentali, anche se per tutti rimane il sindaco che ha fatto moltissimo per le periferie. E anche Veltroni come ministro ha lasciato un segno, diede la spinta finale per la riapertura di molti musei. Era questo il principale problema quando arrivai ed era causa di un malumore diffuso: troppi musei chiusi. C'era molto da fare, c'era tutto da fare visto il patrimonio sterminato di questa città stupenda. Per fortuna il mio è stato un ufficio di lunga durata». Qualcuno a un certo punto la chiamò il "Signor no" «Fu Rutelli e gli risposi per le rime: "si vede che a lei piacciono i Signor sì", gli dissi». Ma lei si riconosce in quella definizione? « Se è solo una battuta non me la prendo, anzi la trovo divertente, ma non mi ci riconosco. La verità è che quando si dice "no" il risalto è maggiore perché si creano problemi che forse non erano previsti». Se è per questo con Rutelli i problemi furono anche altri. «Per la questione di Tor Marancia, certo. I palazzi sarebbero arrivati a ridosso della tomba di Cecilia Metella. Ma ci furono anche, se è per questo, con Carraro per bloccare i progetti previsti intorno all'ex aeroporto di Centocelle. Fu uno scontro violentissimo, un'aggressione anche a colpi di carte bollate. Poi a decidere, in tutti e due i casi, a salvare quelle grandi aree, fu una spinta trasversale, furono i cittadini. E anche al tempo di Argan vi fu un'epica battaglia, questa però condivisa dal sindaco, per impedire che tra il panorama di Villa Algardi e la Cupola di San Pietro s'intromettesse una catena di grandi alberghi. Sì, se ci ripenso, ne ho passate davvero di tutti i colori». Con un'accusa ricorrente: avere sulla coscienza la penuria di metropolitane « Questa è una favola, appunto, metropolitana. Se Roma ha solo due metro, e se la seconda è stata fatta peggio della prima e si sfascia regolarmente, è perché non le hanno sapute fare. Non le hanno fatte quando si potevano, economicamente intendo, fare. Figurarsi dopo. Per farle bisogna scavare più a fondo della quota archeologica. Il problema si pone con le uscite. Ma le soluzioni che abbiamo trovato per la Metro C dimostrano che se c'è la volontà e se c'è anche la capacità le cose si fanno». Poi da "Signor no" è diventato all'improvviso "Signor sì": sì al Circo Massimo, sì al Colosseo, sì a Caracalla... Sono cambiate le condizioni. Alcuni oltretutto sono eventi solo televisivi, limitati. Per altri si usano tecnologie e strumenti meno impattanti di un tempo. Altre volte, invece, si tratta di afflussi che non si possono prevedere ed escono fuori dal controllo». Roma, Parigi, Londra, Madrid: abbiamo perso terreno o lo abbiamo guadagnato? Non saprei. Amo Parigi, ma Roma non deve imitare nessun'altra città, deve rimanere se stessa. Anche se non è ammissibile vedere palazzi storici con coloriture atone o imbrattati da teloni pubblicitari sbattuti lì con arroganza. Stesso dicasi per i tavolini dei ristoranti. Chiudiamo le strade alle auto e poi le riempiano di ombrelloni? Veltroni contro l'abusivismo ha fatto molto, evidentemente però non basta». Ma come la mettiamo con il turismo? Ma lei pensa che chi parte dall'altro capo del mondo lo fa per venire a vedere dei cartelloni pubblicitari? Io non credo. E non credo che riempire il centro di negozi e negozietti favorendo l'allontanamento dei residenti sia stata la scelta migliore. L'idea di Argan era trasferire le funzioni e gli uffici altrove. Si è seguita un'altra strada. E gli errori di decenni ora non si possono risolvere in un giorno».