la mostra Un pannello del 1280 è il maggiore richiamo dell'esposizione che aprirà i battenti sabato alla Reggia di Venaria marco francalanci I Cavalieri, con le armi, gli abiti sfarzosi e i gioielli indossati da loro e dalle bellissime cortigiane tornano a popolare le gallerie della Reggia di Venaria, alle porte di Torino, per secoli vanto della Corte Sabauda. L'occasione è fornita dalla mostra "Cavalieri. Dai Templari a Napoleone. Storie di crociati, soldati, cortigiani" che sarà aperta da sabato prossimo all'11 aprile 2010 (info: www.lavenariareale.it; tel. 011-4992333). Racconta la storia di come gli ordini cavallereschi medioevali, che riunivano combattenti sotto le insegne di Cristo, abbiano prima lasciato il posto a quelli monarchici del Rinascimento e dell'Antico regime - dalla Giarrettiera al Toson d'oro, alla sabauda Annunziata - e poi alle moderne e democratiche decorazioni al merito: attraverso questa speciale prospettiva sono rappresentati e rivivono secoli di storia europea, con le loro dinamiche politiche e sociali e vicende di uomini. E chi farà una puntata alla Venaria fino al 10 gennaio potrà abbinare a questa la visita della mostra "Diademi e gioielli reali", un'esposizione di sfarzosi capolavori dell'arte orafa italiana realizzati nei secoli per la Corte dei Savoia. Sono centoventi le opere esposte- statue, dipinti, abiti, armature, gioielli, insegne, manoscritti - raccolte da collezioni e musei italiani e stranieri. Tra le attrazioni più affascinanti la misteriosa "testa di Templecombe", una tavola risalente al 1280, poco prima del processo che sancì la sanguinosa fine dell'Ordine dei Templari. Murata e ricoperta da un intonaco, fu ritrovata nell'omonimo villaggio inglese in seguito a una bomba lanciata dai tedeschi durante la Seconda guerra mondiale. Alcuni sostengono che rappresenti il volto del Cristo della Sindone, altri quello di San Giovanni Battista, altri ancora l'idolo a forma di testa umana, il Baphomet, che i Templari erano accusati di adorare in segreto. Ma ci sono anche veri capolavori d'arte, come il Ritratto equestre di Giovan Carlo Doria di Rubens, messo a disposizione dalla Galleria nazionale di Palazzo Spinola a Genova o il Ritratto della contessa di Chinchon di Goya, dalla Galleria degli Uffizi di Firenze. E ancora un manoscritto con la Regola dei Templari e gli Statuti dell'Ordine della Giarrettiera. Tra gli abiti, i manti di cavalieri dell'Ordine del Toson d'oro e della Corona Ferrea, mentre tra i gioielli c'è un rarissimo collare settecentesco dell'Ordine dell'Annunziata. Il "ritorno" dei cavalieri alla reggia coincide con un ulteriore passo in avanti nella realizzazione di quel progetto che sta avanzando da quindici anni per il recupero al pubblico di uno dei gioielli architettonici più preziosi d'Italia. Il complesso della Venaria Reale ha rappresentato una vicenda tormentata fin dalla sua nascita: il progetto originario di Amedeo di Castellamonte, completato nel Seicento, fu integrato da una serie di interventi richiesti dalle diverse destinazioni. Un susseguirsi di stili architettonici concretamente leggibile sulle facciate, negli ambienti, nelle decorazioni. Ci sono i segni del tempo che avanza, l'impronta dei vari progettisti, artisti e stuccatori che vi hanno operato nell'arco di tre secoli. Fino a quando, cioè, dopo essere stato destinato perfino a caserma militare per reggimenti di cavalleria, l'imponente complesso venne completamente abbandonato ai vandali. Poi, dal 1995, il progetto che ha cominciato a lavorare su 240mila metri quadrati di superficie, e 900mila metri quadrati di parchi e giardini, con ottocento persone impiegate ogni giorno. Ora, quindi, il recupero fa un altro passo in avanti. La mostra sui cavalieri coincide infatti con l'inaugurazione delle Sale delle Arti ai piani alti della reggia e il restauro dello storico scalone settecentesco dell'architetto Giuseppe Battista Piacenza con la nuova scala adiacente: ottocento metri quadrati oggetto di un attento recupero conservativo. Le Sale delle Arti, aperte al pubblico per la prima volta, erano devastate da secoli di incuria e da restauri inappropriati. In particolare, è veramente speciale la vista che di qui si può godere dei Giardini della reggia. Molto complesso, infine, il recupero dello Scalone del Piacenza, poiché il soffitto e parte della scala erano crollati. Il cantiere della Venaria ha dato un grande impulso alla ricerca scientifica: sono state effettuate quasi seimila analisi che, raccolte in una banca dati e incrociate con la ricerca storica archivistica, hanno portato alla produzione di nuove tecnologie e alla costituzione di una vera e propria scuola del restauro. Ma la cosiddetta Fabbrica del restauro consistente nel recupero e nella catalogazione di tecniche e materiali, istituita all'interno della reggia, ora rischia di veder compromessi i suoi scopi: proprio in questi giorni è stata varata dal ministero per i Beni culturali una normativa che riconosce la qualifica di restauratore solo a chi ha maturato i requisiti necessari prima del 2001, escludendo pertanto chi si è dedicato all'attività negli ultimi otto anni. Dei trentamila restauratori oggi in attività in Italia oltre un migliaio operano in Piemonte. Il vicepresidente della Regione, Paolo Peveraro, ha scritto al ministro Bondi per una revisione del progetto, contro il quale si sono scagliati artisti e piccoli imprenditori artigiani. Il futuro del restauro di molti monumenti passa anche attraverso le serpentine della burocrazia. 25112009