La cultura è un asset strategico del Piemonte su cui puntare per agganciare la ripresa? Sembra una domanda retorica, ma dopo il rinascimento vissuto nel 2006 grazie alla spinta delle Olimpiadi invernali soprattutto dal sistema integrato di Torino si tratta in realtà di una tra le questioni cruciali per decisori pubblici e privati. Sul territorio subalpino, infatti, esiste un patrimonio straordinario, forse ancora da valorizzare al meglio, ma vanno disegnate strategie e progettati scenari. Non ci si può cullare sui successi recenti, non ci si può soltanto lamentare dei tagli in atto da parte di enti pubblici e fondazioni (perché, purtroppo, sono un dato di fatto), ma bisogna trovare intelligenti vie di uscita. Come? Con quali strumenti? Ne parlano, in questo forum organizzato da Il Sole 24Ore, alcuni protagonisti del settore che, a vario titolo, ne conoscono potenzialità e debolezze. Luca Davico, per esempio, docente al Politecnico di Torino, è il coordinatore del «Rapporto annuale su Torino» che da dieci anni viene redatto dagli economisti del Comitato Giorgio Rota e dall'Eau Vive con il contributo della Compagnia di San Paolo. Dice: «Una chiave di lettura è la selettività. La congiuntura sfavorevole sta mettendo in evidenza alcuni limiti presenti già da tempo. Poi, sciaguratamente, lo scandalo del Grinzane Caviur ha fatto la sua parte, contribuendo a deformare in negtivo l'immagine delle iniziative culturali e degli eventi sul territorio». Che cosa propone? «Anzitutto valutiamo seriamente gli effetti e le ricadute economiche di questo settore risponde Davico -. Esiste una carenza di monitoraggio: si può deliberare quando si conosce. Questo permetterebbe di distinguere bene quali poli hanno una rilevanza nazionale e internazionale e quali, invece, hanno una portata più locale. Esistono poi elementi strategici da considerare. Un esempio? La Reggia di Venaria è uno straordinario contenitore che ha bisogno di contenuti; il Museo Egizio ha invece il problema opposto. E ancora incalza bisognerebbe stuzzicare il privato profit, le aziende per intenderci, a buttarsi di più. Non è solo questione di sponsorizzazione, ma anche di inventarsi nel settore della cultura e degli eventi delle buone operazioni di business. Perché, domandiamoci, visto che Torino continua a essere considerata città olimpica, non si è ancora inventata un museo che ricordi tutto quanto è accaduto nel febbraio 2006?». Sotto la Mole, a dire il vero, i privati qualcosa fanno. E non poco. Il gruppo Fondiaria- Sai, che da pochi giorni ha riportato la sede legale a Torino, è nel cda del Teatro Regio e sostiene con convinzione la prima della stagione operistica. E dal 1987 esiste la Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali di Torino: sede presso l'Unione industriale, che è uno dei 29 soci, tra gli altri, con Burgo Group, BuzziUnicem, Exor, Ferrero, Fiat, Garosci, Italdesign-Giugiaro, Lavazza, MartiniRossi, Reale Mutua, Toro Assicurazioni. Finora hanno investito oltre 20 milioni in 25 interventi mirati. Mecenati si nasce o si diventa? «Il mecenatismo di un'impresa risponde il presidente della Consulta, Lodovico Passerin d'Entrèves - o meglio, di un imprenditore e del suo vertice, è stato e credo continuerà a essere importante, anche se il direttore del Museo d'Orsay ritiene che il mecenatismo sia ridotto a zero . Ma i percorsi innovativi che il mondo dei musei e degli organi di tutela stanno avviando sono di grande interesse. E richiedono anche alle imprese di ripensare l'allocazione di parte (sia pur piccola) delle risorse oggi destinate ai media classici, domani al nuovo media sponsorizzazione culturale che presenta opportunità inedite e ritorni di sicuro interesse». Passerin incalza: «Un lavoro intenso che si sta svolgendo sotto i nostri occhi è proprio all'interno dei musei, dove si supera il concetto di collezione permanente e mostra temporanea, dove si espone più per temi che per cronologia, dove si tende ad ampliare i servizi e i target di pubblico diversificando l'offerta sia dal punto di vista delle location, sia dal punto di vista geografico. La tecnologia, inoltre, sta rivoluzionando il mondo dell'arte». Insomma, anche per il sistema piemontese si tratta di cambiare marcia e modificare l'approccio? «In una recente ricerca promossa dall'Upa conclude Passerin d'Entrèves si è rilevato il cambiamento di aspettative del pubblico sul ruolo della pubblicità che deve essere in grado di promuovere stili di vita e di consumo più responsabili. L'azienda deve trasferire valori importanti: siamo veramente di fronte a una svolta. Questa evoluzione richiede un cambiamento profondo alle imprese, ai centri media e alle agenzie di pubblicità, nonché coraggio e creatività per cogliere le occasioni che i beni culturali offrono per parlare in modo originale ed esclusivo con i propri clienti. Parallelamente, devono consolidarsi nuove forme di autonomia e di gestione per i musei». «Un asset importante? Certo che il sistema cultura lo è sostiene convinta Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, presidente dell'omonima Fondazione per l'arte contemporanea . La forza di Torino e del Piemonte sta nel gioco di squadra e questo valore non va disperso. Purtroppo è finita un po' nell'oblio l'esperienza della Triennale. Ma bisogna sfatare molti luoghi comuni che vedono nell'arte contemporanea un settore effimero o per pochi. Io sostengo che sia per tutti. Non dobbiamo dimenticare che noi abbiamo quantificato, un indotto, soprattutto nel mondo artigiano, di circa 35mila persone: con competenze diverse, dal falegname al cartongessisa, vengono scelti per le loro capacità anche da creativi stranieri che vogliono realizzare qui le loro installazioni. Quando vengono operati dei tagli sul nostro settore, pensando che non provochino danni, bisognerebbe riflettere su questi risvolti». Alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, in media, si presentano oltre 91miIa visitatori l'anno, per il 60 l'età compresa tra i 21 e 40 anni, senza contare le iniziative messe in cantiere con le scuole. «La didattica è importante aggiunge Patrizia Sandretto come lo sono le partnership internazionali». Non a, caso fino al prossimo 4 marzo (la mostra è stata inaugurata il 21 ottobre), la Fondazione è impegnata con «Indagini di un cane. Collezioni d'arte di cinque fondazioni europee», figlia del progetto europeo Face (Foundation of Arts for a Contemporary Europe), cui aderisce con le fondazioni Deste (Atene, Grecia), Ellipse (Cascais, Portogallo)» La Maison Rouge (Parigi, Francia), Magasin 3 (Stoccolma, Svezia). Dunque, un asset fondamentale? Per la Regione Piemonte sotto ogni aspetto, interviene nella discussione l'assessore regionale alla Cultura, Gianni Oliva, che fornisce qualche dato su quello che è ormai un settore economico vero e proprio: oltre 42mila persone vivono grazie ad attività legate alla cultura (biblioteche, musei, spettacoli), mentre una ricerca commissionata dalla Fondazione Crt stima in 7 euro le ricadute economiche generate sul territorio per ogni euro investito in cultura. Quanto all'impegno pubblico e al timore di tagli in questi mesi di crisi, l'assessore assicura che la Regione conferma per il 2010 lo stanziamento di risorse proprie per 98 milioni di euro, a cui si aggiungeranno quelle provenienti da fondi Ue. Una bella notizia, certo, per la cultura piemontese, anche se la recente scottatura del Premio Grinzane continua a far male. «Si è trattato di un brutto episodio di mala cultura ribatte l'assessore come ne sono capitati di malasanità o di malagiustizia. Eppure nessuno si è mai sognato di chiedere la chiusura degli ospedali o dei tribunali. Occorre rafforzare i controlli, non cancellare gli eventi». Episodi poco edificanti a parte, Oliva si dice soddisfatto di come i diversi soggetti pubblici e privati stanno portando avanti un vero e proprio sistema culturale in Piemonte: «In qualità di istituzione pubblica afferma noi partiamo dal presupposto che la cultura è un servizio di cui farci carico per il benessere dei cittadini». Un bene primario che può anche diventare asset economico laddove il pubblico si unisca «alle risorse dei privati, come già avviene in particolare con le fondazioni bancarie locali, ma anche con alcuni sponsor, soprattutto in occasione di eventi di un certo respiro e consolidato successo, come il Torino Film Festival, Artissima, o ContemporaryArt, vero e proprio palinsesto di iniziative per fare sistema in campo artistico sul territorio». Compito della pubblica amministrazione dovrebbe essere quello di favorire l'intervento dei privati attraverso la crescita dell'evento stesso: «Questo avviene mediante iniziative di marketing territoriale prosegue l'assessore ma prima di tutto mettendo in sinergia i diversi soggetti che operano in un certo ambito culturale. Si prenda il modello del cinema: qui convivono e collaborano l'aspetto culturale offerto dal Museo, quello promozionale del Torino Film Festival, quello produttivo della Film Commission e quello tecnologico del Multimedia Park». Un altro esempio positivo è l'editoria, che vede in azione un sistema che ha il suo marchio di punta nel Salone del libro, il suo luogo di confronto e discussione nel Circolo dei lettori, il suo fulcro formativo in una rete di biblioteche collegate via internet, e l'ossatura industriale in una miriade di piccole case editrici. Tuttavia i privati, sottolinea Giovanna Incisa Cattaneo, ex sindaco di Torino e presidente della Fondazione Torino Musei, andrebbero incoraggiati di più a investire nella cultura: «In molti citano come esempio da imitare il modello americano annota ma il segreto di quel modello sono le forti detassazioni previste per le sponsorizzazioni, quindi una forma di incentivo statale che in Italia oggi è troppo scarso per risultare interessante». Dal canto loro, prosegue Cattaneo, gli imprenditori dovrebbero tenere in maggiore considerazione l'impatto che la cultura ha su tutto il sistema produttivo: «Se Torino e il Piemonte sono cambiati in questi anni, trasformandosi anche in mete turistiche interessanti, lo si deve soprattutto alla crescita e alla valorizzazione dell'offerta culturale». Riconosce gli sforzi compiuti negli ultimi anni, Cattaneo, e ammette il successo delle politiche attuate dalle diverse amministrazioni. «Tuttavia osserva occorre fare di più: la voce cultura incide poco nel bilancio comunale, eppure è la prima a essere tagliata in tempi di crisi. Quanto potremo resistere? Stiamo cercando di risparmiare ovunque e di spremerci le meningi per valorizzare ciò che già abbiamo, come dimostra il nuovo allestimento della Galleria di arte moderna, che valorizza la collezione esistente. Le difficoltà sono molte». «Bisogna migliorare la distribuzione delle risorse suggerisce la presidente della Fondazione Teatro Stabile di Torino, Evelina Christillin, riferendosi in particolare al mondo dello spettacolo -. Abbiamo bisogno di una legge nazionale sullo spettacolo, a cui affiancare una buona legge quadro regionale, su cui come Agis stiamo lavorando». Intanto, un esempio di razionalizzazione e di lavoro di squadra, prosegue Christillin, «è venuto dalla creazione del Sistema Teatri di Torino, ma anche dalle sinergie fra teatro Stabile e Regio, con l'apertura della biglietteria comune, l'unificazione di alcuni laboratori o della sala prove, e con la realizzazione di coproduzioni». E ancora, fare sistema significa mettere in piedi manifestazioni in cui convivano diverse forme e competenze artistiche, come è accaduto con la rassegna «Prospettiva09» (appena conclusa), in cui la tradizione della prosa protagonista al Teatro Carignano si è contaminata con le proposte di Artissima o con le sperimentazioni musicali di Club to Club. Altra via da percorrere, per dare fiato all'offerta culturale cittadina in tempi dicrisi, è coinvolgere i privati. «Si possono trovare varie formule prosegue la presidente dalle sponsorizzazioni a singoli eventi, alle gare di solidarietà come quella scattata per la ristrutturazione del Carignano, che ha permesso di raccogliere 400mila euro da privati cittadini».
il Sole 24 Ore
24 Novembre 2009
PIEMONTE - Più gioco di squadra con i privati. Musei, gallerie e fondazioni: un sistema in cerca di ricadute economiche.
FR
Francesco Antonioli
il Sole 24 Ore
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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