«L'idea che ha avuto il Corriere di proporre la candidatura di una città umbra a Capitale Europea della Cultura è un'idea molto ambiziosa, difficile da concretizzare ma anche molto, molto intelligente, una sfida che giunge al momento giusto per Perugia e per l'Umbria e sono convinto che la classe politica di Perugia e dell'Umbria sia in grado di sostenere una proposta così forte che può far compiere un bel salto di qualità alle nostre città. Ripeto, è un'idea ardita e difficile però sono felice che sia nata da un quotidiano umbro a dimostrazione del legame fortissimo che ha con questa terra». Sin dalle prime battute nell'incontro con Franco Ruggieri, fondatore e direttore del Teatro Stabile dell'Umbria, si avverte quell'adrenalina positiva che solo i grandi traguardi sanno stimolare. L'intervista verte sulla possibile candidatura di una città umbra a Capitale Europea della Cultura nel 2019. L'Umbria ce la potrebbe fare a conquistare la nomination? Io credo che Perugia e l'Umbria abbiano tutte le carte in regola per porsi questo obiettivo perché non dispongono solo di un patrimonio culturale in diversi ambiti ma hanno anche tante altre qualità che fanno parte di una cultura più ampia: quella dell'accoglienza, della pace, della religiosità universale, e in questo senso ha un ruolo fondamentale Assisi. Sì, credo sia una sfida che possa essere vinta : In che modo? Intanto diventerà molto importante il progetto con il quale Perugia e l'Umbria potranno sostenere la candidatura. Sono convinto che i campanilismi, che sappiamo essere forti anche nella nostra regione, possono essere un po' di ostacolo ma possono anche essere superati. Mi sembra da questo punto di vista che la proposta avanzata dal sindaco di Spoleto non sia da rigettare, anzi da prendere in seria considerazione, tenendo conto che questa è una regione che ha già messo in rete tutti i suoi teatri, un patrimonio importante, che ha messo in rete tutti i suoi musei, e su questo sistema può fare leva il ruolo fondamentale trainante di alcune istituzioni importanti, penso alle due Università, al Conservatorio, all'Accademia di Belle Arti, al Lirico Sperimentale e a tante altre di cui questa regione è ricca. Un po' meno invece le decine e decine di iniziative estive che forse andrebbero, in una prospettiva del genere, ripensate perché troppo spesso prive di identità: «L'Umbria gode già all'esterno di una fama di regione colta, anche se alcuni dicono in parte usurpata... C'è da fare una premessa, perché in molti casi le città che si sono candidate a Capitale Europea della cultura avevano già in precedenza costruito con forza e anche con investimenti adeguati una loro forte presenza nel panorama europeo fortemente diversificato. L'Umbria ha di certo fatto un pezzo di strada importante sul terreno della cultura, ed è inutile citare tutte le mostre, i festival, le strutture culturali esistenti che dimostrano come una piccola regione che non ha risorse economiche ingenti abbia saputo meglio sfrutturare quelle energie e metterle in rete. C'è da fare però , a mio avviso, ancora un salto in avanti proprio per dimostrare che Perugia e l'Umbria possono ambire ad un ruolo così significativo. Sono convinto che sia in termini di investimenti, sia in termini di idee innovative, perché gli investimenti da soli non producono risultati, questa regione può far diventare la cultura un perno economico dai forti flussi turistici, ma deve garantire una attività continua tutto l'anno rivolta innanzi tutto ai cittadini dell'Umbria. Perché in questo modo automaticamente si crea un interesse, e quindi un flusso turistico di notevole dimensioni». «Ciò non toglie che pur con piccolissime risorse l'Umbria riesce a mettere in campo delle manifestazioni che spesso sembrano essere ben al di sopra delle proprie possibilità. Sto dicendo che se si accetta una sfida di questo tipo bisogna avere la forza per dimostrare, prima di ottenere l'eventuale candidatura, di solidificare nei prossimi anni quello che già questa regione con enorme sforzi e con lungimiranza ha fatto. Bisogna fare un piccolo sforzo in più, credere ancora di più che la cultura possa essere un volano economico fondamentale per la regione. Per cui l'eventuale assegnazione della candidatura di Perugia e dell'Umbria Capitale Europea della Cultura deve solidificare quello che negli anni Perugia e l'Umbria hanno costruito. Mi rendo conto che sto chiedendo una cosa difficile per bisogna crederci ancora di più, fare ancora uno sforzo ulteriore non perché in Umbria la classe politica non ci creda ma perché in un momento di difficoltà delle risorse degli enti locali, è uno sforzo ulteriore ma necessario, Io sono convinto che l'Umbria ha tutte le caratteristiche per crederci, per dimostrare che il lavoro fatto in questi anni può dare risultati ancora più importanti. Questa è la linea da percorrere». Quindi lei non ha dubbi che l'Umbria possa essere in grado di mettere in campo un progetto concorrenziale? «Sono convinto che in Umbria ci sono moltissime eccellenze: al di là del Teatro Stabile sappiamo quanto siano importanti il Festival dei Due Mondi, Umbria Jazz, Sagra Musicale, Festival delle Nazioni, il Todi Festival ed altri che hanno acquisito un ruolo primario. Ma il capitale culturale fondamentale rimangono le città. Parlo di Perugia e dell'Umbria perché sono convinto che i nostri centri storici sono tutti di una bellezza particolare, che i nostri teatri, sia pure non grandi, formano insieme una rete praticamente unica così come la rete dei musei. Nessun nostro museo ha la forza di imporsi da solo, tranne la Galleria Nazionale, ma la rete dell'Umbria nel suo insieme costituisce un capitale da record. Ed è sulla valorizzazione dei nostri centri storici e sulla valorizzazione di investimenti che da secoli in Umbria vengono fatti sulla cultura e sui suoi spazi che va costruito il nostro grosso progetto competitivo». Però alla base di tutto c'è sempre la volontà politica: «Io sono convinto che abbiamo una classe politica in grado di competere, non credo servano santi in paradiso come dice Pagnotta, credo che questa classe politica abbia la forza per imporre la nomination e che si possa vincere il campanilismo riconoscendo a Perugia il ruolo di capoluogo ma riconoscendo anche che l'Umbria, come dice il sindaco di Spoleto, è veramente una città regione, slogan che non sempre siamo stati in grado di dimostrare. Credo che al di là di una prima possibile rivalità i campanili dell'Umbria possono mettersi insieme e lavorare su questa scommessa». Non si rischia di innescare una lotta fratricida? «La proposta deve valorizzare tutti, nessuno deve sentirsi escluso, il che non vuol dire che una volta ottenuto questo ambito riconoscimento ogni borgo dell'Umbria debba essere sede di eventi straordinari. Ma è dall'Umbria e dalle sue mura che raccontano storie ultracentenarie, che deve venire la forza di un capoluogo di regione e di tante altre città che hanno avuto la stessa intuizione di investire in cultura in questi anni. Siamo pieni di bellissimi spazi per eventi, forse nessuna città da sola ha tutti gli spazi necessari come noi. L'Umbria ha uno scenario naturale costruito nel tempo, spazi per spettacoli, per mostre, per arti figurative contemporanee: è questo lo scenario di questa grande città di 800mila abitanti composta da tanti centri storici e da tanti borghi. Solo attraverso questo sistema l'Umbria avrà in mano la carta vincente». Un primo passo quale potrebbe essere? «Il prossimo numero della rivista Umbria Regione dovrebbe essere completamente diverso. Dovrebbe dar conto minuziosamente dell'attività di tutti i musei umbri: quali sono i patrimoni d'arte contenuti, le iniziative che mettono in campo. Poi parlare di tutti gli spettacoli, non solo di alcuni, dando un panorama completo, il volume della complessa rete di avvenimenti culturali regionali. Tutto questo dovrebbe andare anche nel sito, un sito che racconti anche con filmati la storia culturale dell'Umbria. Metterci dentro tutto quanto possa dare il seguo di un panorama culturale molto ricco. Dare il peso reale di quanto si è fatto sinora, da dove partire per andare oltre».
Corriere dell'Umbria
24 Novembre 2009
UMBRIA - L'Umbria e Perugia binomio vincente. Ruggeri: I campanili lavorino insieme a questa ambiziosa scommessa.
AN
Annalisa Sabelli Fioretti
Corriere dell'Umbria
Artista / Persona
Bene culturale
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