Una battaglia per dire no al parco lunapark, una mobilitazione partita dal basso che arriverà fino a Roma per preservare l'integrità del Parco Sempione. Nel mirino la famigerata ruota panoramica che Palazzo Marino intende realizzare nel polmone verde della città. Una campagna, quella lanciata dal Comitato Parco libero Sempione verde che si è costituito a fine ottobre per difendere il parco e contrastare la collocazione della mega-struttura, che porterà le ragioni del no fino alla corte capitolina del ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi, con una lettera che mira a bloccare il progetto. «Questo progetto», scrive il Comitato nel documento inviato all'esponente del governo ma anche al sindaco Moratti e al soprintendente regionale per la Lombardia, «viola, altera e sfigura irrimediabilmente un luogo storico, protetto da vincolo monumentale, la parte della città più scenografica e più solenne di Milano ma anche, per sua natura, più delicata e fragile, luogo conosciuto, amato e rispettato da tutti i cittadini». Richiamano l'articolo 9, un principio fondamentale della Costituzione, e si appellano a Bondi «perché intervenga a proteggere Milano da questa offesa gravissima, immeritata e irreversibile». Un battage che ha portato a oltre 800 firme raccolte nei condomini dei quartieri attorno al Parco e a quasi 600 iscritti al gruppo Facebook No alla ruota panoramica al Parco Sempione sul quale molti internauti hanno postato commenti al vetriolo. Le associazioni puntano il dito contro l'assessore comunale al Verde, Maurizio Cadeo. «Dice che è tutto ok, ma la soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Milano non ha concesso nessuna autorizzazione», tuonano le fondatrici Ginevra Bassoli, Emma Bina Cavazzoni e Daniela Fossati, «una condizione fondamentale per la realizzazione del progetto, essendo il parco sotto strettissimi vincoli monumentali. E già in passato, su progetti analoghi per ben due volte, nel 2005 e nel 2007, la soprintendenza ha espresso parere negativo». Ma Cadeo a stretto giro di posta replica stizzito e respinge le accuse: «Ovviamente abbiamo avuto contatti frequenti con la soprintendenza, se non ci fosse un parere positivo non sarebbe possibile realizzare l'opera». L'assessore rimarca che l'amministrazione comunale «ascolta sempre tutti», ma precisa che «non si può fare un referendum su qualunque questione». Le responsabili del comitato sono agguerrite e non hanno intenzione di mollare e per questo venerdì hanno chiamato a raccolta i consiglieri di zona 1 per discutere la questione. Soddisfatta Daniela Fossati: «In pochi giorni abbiamo raccolto circa 1.500 adesioni da parte di cittadini di ogni appartenenza». Segue Ginevra Bassoli: «Ci vogliono depredare di un'area verde di cui i milanesi godono gratuitamente, per un lunapark a pagamento che andrà a sfigurare, sfregiare un monumento della città con una struttura elefantiaca che potrebbe sorgere tranquillamente in altre aree da riqualificare come lo Scalo Ferrini, la montagnetta di San Siro o ancora a Montestella».