Una lettera al ministro Bondi affinchè sia revocata la decisione di sospendere le attività didattiche al museo archeologico nazionale di Napoli «perché si finirà per privare i visitatori di importanti iniziative peraltro programmate con l'ufficio scolastico regionale della Campania denominati incontri di archeologia ». A lanciare l'allarme è il segretario generale della Uil Gianfranco Cerasoli ribadendo che «non serve a nulla parlare di valorizzazione e promozione dei beni culturali come l'asse portante di una politica di sistema per accrescere l'attenzione dei visitatori verso Napoli e l'italia, quando poi tali sforzi vengono vanificati». Ma sulla vicenda s'accende uno scontro con Cgil e Cisl favorevoli alla delibera firmata venerdì dalla soprintendente ai beni archeologici Mariarosaria Salvatore. «Chi paga un biglietto vuole trovare tutte le sale del museo aperte. E per avere il massimo della fruizione non si possono tenere, almeno per ora, iniziative culturali», dicono i sindacalisti della Cigl e della Cisl ricordando che, spesso, pur pagando un biglietto di 10 euro, i turisti si sono ritrovati a visitare un museo con metà delle 70 sale aperte. «Non siamo contro questi 32 lavoratori - premette Eduardo Tamarro, dipendente del Museo e coordinatore Cgil - ma occorre precisare che nel 99 furono assunti per concorso con un contratto annuale per 11 ore di lavoro a settimana e poi sono stati stabilizzati come addetti alla vigilanza e accoglienza (Ava). E ora usano il pretesto delle attività culturali per scappare dalle sale: per questo stanno strumentalizzando la vicenda». Concorde con le scelte della Salvatore non solo la Cgil ma anche la Cisl. «Il personale del Museo archeologico da mesi è al lumicino - spiega Mariano Carlino, coordinatore napoletano beni culturali Napoli della Cisl - e il lavoro che non facevano queste 32 unità doveva essere caricato sugli altri colleghi. Senza riuscire però a garantire l'apertura di tutte le sale».