Perdere un attraversamento veicolare e guadagnare un luogo per il tempo libero è una scelta che la città dovrebbe compiere per investire sul proprio futuro T ra il 1799, data di acquisto di «alcuni siti di campagna, onde servissero di delizia» a Ferdinando IV di Borbone, e il 1803 quando, su progetto di Giuseppe Venanzio Marvuglia, si continua ad adornarla di vasche e boschetti, la Tenuta Reale la Favorita prende forma di "villa" adorna di «lunghi e deliziosi viali, e stradoni fiancheggiati da ombrosi alberi silvestri, e fruttiferi e di altre piante, che invitano chiunque a passeggiarvi sì a piedi, che a cavallo, ed in carrozza, sino alla contrada di Mondello», secondo la descrizione che ne fa Gaspare Palermo nel 1816. Del 2004 è la bella pubblicazione a cura di Ornella Amara e Giuseppe Barbera che il Comune di Palermo confeziona per illustrare come per quel magnifico Parco tra storia e natura sia stato redatto un Piano di utilizzazione che definisce «ambiti di fruizione diversificati, in ragione delle sue differenti caratteristiche e della presenza nello stesso di elementi archeologici, storici, ambientali, ecologici», per ridare modo alla città di godere appieno di una risorsa dalle molteplici qualità. Ma il punto di partenza per lattuazione del programma articolato in «breve, medio e lungo termine», risiede nella «scelta, fatta dallAmministrazione, di conseguire progressivamente la totale pedonalizzazione del Parco», con lindividuazione di aree a parcheggio limitrofe per «muoversi al suo interno a piedi, in bicicletta, a cavallo, o su appositi bus navetta elettrici». Bene, se si riparla oggi di un uso della Favorita diverso da quello di «asse di attraversamento veicolare» da e per Mondello, lo si deve allassessore allAmbiente, Parchi e Giardini Francesca Grisafi, che ha rimesso sul tavolo la questione, invitando associazioni ed enti interessati ad esprimere le proprie posizioni. A distanza di anni, lamministrazione è però più timida nel proporre la pedonalizzazione e anche fra i cittadini, rappresentati dai presidenti di circoscrizione, si registra una certa resistenza a cambiare percorsi e abitudini nelluso del mezzo privato. Eppure i vantaggi e i benefici che si potrebbero trarre dalla presenza di un vero parco urbano, sarebbero enormi e per molti più cittadini, a fronte della comodità per soli automobilisti di attraversare rapidamente, anche troppo, i due "stradoni" senza neppure uno sguardo al contesto naturale e al paesaggio che natura e cultura hanno delineato. Questa «residua, esemplare e preziosa testimonianza della storia della città e del suo territorio ma anche straordinaria occasione per il futuro», come scrive Giuseppe Barbera, un futuro da giardino e parco e attrazione e polmone "verde" della città, potrà averlo solo se usciranno le auto ed entreranno cittadini consapevoli che un cambio di rotta è oramai indispensabile e non più rinviabile, per la salute e il benessere psico-fisico di persone e cose. Non occorre ricordare come la Grande Mela si tenga ben stretto e curato il suo Central Park, il più frequentato e adoperato e "passeggiato" e ammirato nelle sue splendide livree stagionali, dei parchi urbani cui capitali come Parigi e Berlino e finanche Roma non rinunciano, vantandosene pure. Fra laltro, fra le attività che il Piano per la Real Tenuta prevede e che sono state in parte ribadite e potenziate nelle intenzioni dellassessore Grisafi, ce ne sono di quelle che si auto-finanziano e magari rinsanguano casse comunali svuotate da sprechi. Per esempio, il potenziamento dei vivai comunali, che potrebbero aprirsi alla vendita delle piante e ad iniziative didattiche per adulti e bambini, ai quali si riserverebbero aree per gli orti scolastici che altrove sono ormai realtà affermate e, neanche a dirlo, utilissime per ricreare quei contatti con i ritmi e i tempi della natura, che lultima generazione tecnologica per colpa degli adulti sconosce. Incrementare le attività sportive libere, i giochi, le passeggiate e le visite naturalistiche in un patrimonio ricchissimo di varietà, i percorsi in bici o a cavallo, le attività per «apprendimento della manualità» da tenersi nei piccoli manufatti storici di cui la tenuta è disseminata, e infine respirare aria pura e godere delle mutazioni di scenari che la natura riserva nei cambi di stagione, sono tutte proposte di fattibilità perseguibili e finanche auspicate in sede assessoriale. Insomma, perdere un attraversamento veicolare e guadagnare un luogo per il tempo libero, lo sport, laccrescimento delle conoscenze della natura e anche della propria storia, è una scelta che la città si potrebbe concedere a beneficio degli abitanti presenti e soprattutto futuri. A volerlo però, debbono essere gli abitanti di questa città mortificata anche e proprio nella cura dei suoi giardini.