Non prendiamocela. In fatto di siti inutili dell'Unesco o al contrario di luoghi, monumenti o istituzioni dichiarati di speciale rilevanza eccetera, noialtri pubblici funzionari - nella fattispecie, noi dell'Università - la sappiamo lunga. Anche i Superiori Ministeri nonché il Consiglio Nazionale delle Ricerche c'inondano abbastanza abitualmente di editti, di grida manzoniane e di zaristi ukase. Si finanziano ad esempio progetti di Rilevante Importanza Nazionale, ma non si capisce chi compone le relative Commissioni giudicatrici, nè in che senso certi progetti siano importanti e certi altri no. A me è capitato, mesi fa, di venir escluso da un incontro di studiosi delle crociate riunito dal Cnr: alla mia richiesta di spiegazioni, un Alto Funzionario di tale organismo ha replicato che «si è pensato di non invitare alcun ordinario italiano», cosa poi non rivelatasi vera perché alcuni ordinari erano presenti; a qualche collega, che aveva notato meravigliato la mia assenza, si è risposto rotondamente che «Cardini non ha una scuola», con ciò intendendo che non sono a quel che sembra troppo abile a «piazzare» i miei allievi in posti di ricercatore o di associato: insomma, non ho una scuola d'intrallazzo, il che è ohimè vero. Ora, c'è di nuovo aria di concorsi in giro, e si stanno studiando elaborate tabelle di valutazione. Su questa base, ad esempio, una rivistucola di sperduta università statunitense è ritenuta di valore A (il che è prova, netta migliore delle ipotesi, di provincialismo), ma in cambio scrivere sulla Rivista storica italiana pare non non porterà un granché sul piano del punteggio assegnabile. E c'è ancora di peggio. Nel venerabile e benemerito Istituto dell'Encicipedia Italiana si stampa, tra l'altro uno straordinario strumento d'informazione e di ricerca scientifica: il Dizionaio biografico degli Italiani, avviato mezzo secolo fa e ormai ricco di decine di volumi che tuttavia non arrivano ancora a metà dell'alfabeto, poiché gli itatiani illustri vi figurano appunto in tale ordine. Ora, si parta irremissibilmente di decapitarlo. Troppo lento, dicono taluni burosauri e tataltri sponsor. Via, allora: spazzar tutto, ripulire gli angolini, cacciare alcuni valorosi ricercatori che ci lavoravano. Aria, luce, velocità... Par di essere in tempi di nuovo Futurismo, e invece si è solo al trionfo deLl'ignoranza e dell'incultura. A difendere il Dizionario, si è mosso perfino un mostro sacro della cultura italiana, Tullio Gregory. Al Collège de France il suo nome incute un rispetto quasi timoroso: qui, non sono nemmeno stati a sentirlo. Probabilmente la Giunta Centrale per gli Studi Storici e i vari Istituti Storici (per l'Età Antica, per il Medioevo, per l'Età Moderna e Contemporanea) che da essa dipendono, e che da decenni con un magro bilancio pubblico fanno miracoli per coordinare i nostri studi storici, dovranno chiudere i battenti. IL bello è che in molti di questi casi il loro bilancio sarebbe nonostante tutto quasi florido, se non fosse che il Superiore Ministero assegna sì loro dei fondi sulla carta, ma poi omette di erogarli o ritarda tanto nell'erogazione da obbligarli a sospendere l'attività, dal momento che dipendenti e fornitori vanno pagati tempestivamente. Presidenti e Direttori protestano: la tecnica di risponder loro è molto semplice. Il muro di gomma. Il Superiore Ministero tace. E' così che Qualcuno Lassù decide quali siano gli Enti Inutili (inutili a chi?), e non sta nemmeno a spiegarè perché. Così è, se vi pare. Chi ci libererà della Dannosa Inutilità di questi Inutilisti?
Siti Unesco e dintorni: fra polemiche storiche e progetti inutili
L'articolo parla di come alcuni enti e istituzioni italiane siano considerati "inutili" e sovrappopolati, a causa della mancanza di fondi e della burocrazia. Il testo cita esempi di come i progetti di Rilevante Importanza Nazionale vengano finanziati, ma senza una chiara definizione di chi compone le commissioni giudicatrici. L'autore si sente escluso da un incontro di studiosi delle crociate e si sente criticato per non avere una "scuola" di ricercatori. L'articolo anche menziona la possibilità di concorsi per valutare la qualità delle ricerche e la possibilità di chiudere istituzioni come il Dizionario biografico degli Italiani.
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