In via Castelli I tecnici della ditta di costruzione: nessun pericolo. Ma dall'altra parte ci sono crepe nelle ville Le paure degli abitanti: «Venga il sindaco» A metà di viale del Poggio Imperiale, un cartello annuncia la chiusura di via Benedetto Castelli (senza indicare per quanto tempo). Qualche macchina, forse per curiosità, continua comunque a svoltare, per poi tornare indietro. «Se non avessimo chiesto ai vigili di bloccare l'accesso alla via mormora qualche tecnico dentro il cantiere franato venerdì notte probabilmente dei problemi che abbiamo avuto, non si sarebbe accorto quasi nessuno». Ma è difficile pensare che sarebbero passati inosservati quei piloni di cemento armato, spinti due metri in avanti dal cedimento di una parte della collina. È il giorno della messa in sicurezza per il cantiere nell'ex villa della famiglia Gucci, poi acquistata dalla Edilborg srl di Prato. Dalla mattina presto le ruspe cominciano a scaricare camionate di terreno per evitare che il cedimento si faccia strada dentro lo scavo. Quello spazio ospiterà il parcheggio interrato di 14 miniappartamenti extra lusso (di 35 metri quadrati), che stanno per nascere a San Gaggio. «Nel costruire è una cosa abbastanza normale che si verifichino dei cedimenti si giustificano i tecnici della società costruttrice certo si spera sempre di non avere questo tipo di problematica, ma è una roba ordinaria. Basta pensare ai lavori nelle gallerie, crollano pezzi, si tolgono e poi si va avanti con i lavori». In questo caso, prima di andare avanti l'impresa Pinzani costruzioni, sempre di Prato, dovrà presentare agli uffici urbanistici di Palazzo Vecchio un progetto sostitutivo, che preveda la correzione in opera dovuta al crollo. Ma nessuno qui nel cantiere vuol sentire parlare di una frana della collina: «Il termine giusto è cedimento della scarpata si fa notare che avrà mosso 100, al massimo 150 metri cubi di terra, per capirci della grandezza di due stanze. In questo cantiere noi lavoriamo, e duramente, per realizzare quest'opera. È venuto giù qualche masso perché fra un pilone di cemento e l'altro esiste dello spazio, ma parlare di crollo di San Gaggio mi sembra proprio esagerato». «E poi continuano i tecnici della Edilborg la villa di Gucci che abbiamo abbattuto era veramente una porcheria: umida, fradicia, non era così bella come è stata descritta». Ma perché i piloni di cemento non hanno retto alla spinta del terreno? «Era stato calcolato, come stabilito per legge, che reggessero oltre il doppio della spinta della collina è la risposta tecnicamente, non dovevano cedere al terreno. Ma non è possibile prevedere un simile comportamento della terra». I calcoli matematici fa notare l'impresa costrutturice «sono stati fatti da un geologo esperto ». «In quelle mappe precisano i tecnici la collina di San Gaggio rientra nella classe di bassa pericolosità di frana». Un dato confermato anche dagli uffici di Palazzo Vecchio. Ma qualche settimana fa la strada sopra la collina ha subito un avvallamento nell'asfalto, una vera e propria voragine, segnalata con tanto di cartelli di paricolo e strisce bianche e rosse a delimitare l'area. È come se sotto l'asfalto si fosse aperto un varco. Proprio sopra la strada c'è il collettore di scarico per l'acqua di una grande villa costruita in cima alla collina: «Non sappiamo quale sia stata effettivamente la causa del cedimento, ma potrebbe anche essere legata allo scarico del collettore che ha scavato un percorso nel terreno facendolo cedere all'altezza del cantiere». In quella villa un tempo dice chi qui ci vive da anni quella villa era abitata dalla scrittrice Dacia Maraini. Ora sul campanello c'è la scritta Neby Bergersen. E su chi sia il signor Bergersen nessuno lo sa di preciso. C'è chi dice che sia un miliardario di origine russa e chi il secondo petroliere della Norvegia, nonché socio del colosso Ikea. I vicini racconta che resta da queste parti quattro mesi l'anno, insieme alla moglie e i suoi due bambini. Una voce femminile risponde al campanello, poche parole per dire che non vuole essere disturbata: «Sorry, I can't speak italian». In via Benedetto Castelli c'è un viavai continuo di persone a guardare il cantiere. Passano anche i carabinieri. I proprietari delle ville di fronte temono il peggio e così hanno deciso di tutelarsi: «Io mi sono fatto fare una perizia giurata, l'ho messa in cassaforte, e se succederà qualcosa alla mia casa, dovranno pagare», dice un residente. Quella collina, per loro, non doveva essere toccata: «Tutti i nostri nonni racconta una vicina hanno avuto dei problemi a costruire. Anche una decina d'anni fa c'è stata un'altra frana in questa strada. Non si può costruire senza aver fatto delle indagini attente, ma sa, quando c'è un interesse speculativo, si passa sopra a tutto». Quei mini appartamenti, racconta, saranno venduti a 500 mila euro l'uno: «Abbiamo visto i progetti, sembrano una grandissima caserma: che cosa c'entrano con quella collina?». Per questo tutti i residenti della zona hanno anche chiesto un appuntamento con il sindaco Renzi: «Vogliamo portarlo qui a vedere questo scempio». Via Benedetto Castelli dovrebbe essere una via signorile, ma non lo sembra più di tanto. Almeno a guardare i marciapiedi completamente sconnessi (addirittura si fa fatica a capire se esistano o meno). L'asfalto è spaccato in diverse parti, sia nelle vicinanze sia lontano dagli alberi (pini e non solo) che costeggiano la strada. Dall'altra parte della collina di San Gaggio, in viale Lorenzo Maga-lotti, la situazione è allo stesso modo preoccupante. Solo che qui gli abitanti hanno poca voglia di parlare. La frana? «Mi pare d'averlo letto sui giornali», dice un giovane. Sulle facciate delle ville si notano delle profonde crepe, che in alcuni punti sono tappate da vetri per valutarne l'aumento nel corso del tempo. «Questi problemi risponde una residente al citofono sono dovuti a una falda acquifera sotto la collina. Abbiamo fatto alcuni interventi con pali e infiltrazioni di resina, ma c'è poco da fare: tutta la collina è così». Un tempo, racconta, c'erano soltanto il convento e una, massimo due ville nella collina di San Gaggio: «Quest'area è sorge su materiale di riporto, quindi per secoli e secoli non è fatto alcun intervento. Il problema è semplice: la collina non regge, ma poi tutti hanno iniziato a fare villette. E così ci ritroviamo a dover affrontare problemi legati alla tenuta delle nostre case ». Altro residente, la sua casa ha un buco, oltre alle crepe: «Abbiamo chiamato un ingegnere per farci una perizia, sapremo presto cosa sta succedendo». Di certo in questa zona così tranquilla e silenziosa di Firenze dall'altra notte c'è qualche preoccupazione in più. Federica Sanna
Corriere della Sera
22 Novembre 2009
TOSCANA - CEMENTO. Per tutela una perizia (chiusa in cassaforte)
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