All'alba Le colonne che sostenevano il terreno dei lavori hanno ceduto Nella notte sentiti i primi scricchiolii Paura a San Gaggio: frana nel cantiere, travolti 50 metri del muro che costeggia via Castelli Prima gli scricchiolii, poi il frastuono tremendo. Alle prime luci dell'alba una parte della collina di San Gaggio, su cui sorge via Benedetto Castelli, è franata, portando con sé cinquanta metri di muro di cemento armato che separa la strada dal cantiere. Nessuno è rimasto ferito, ma gli abitanti hanno vissuto attimi di paura. Ancora scioccato, il signor Enrico Ieri, che abita proprio lì, osserva dalla sua terrazza l'enorme solco provocato dal cedimento del terreno e rivive passo dopo passo la terribile nottata: «Poco dopo mezzanotte mio figlio ha sentito piccoli rumori. Niente di sconvolgente, ma qualche ora più tardi un boato ha fatto tremare la nostra abitazione. Fortunatamente, è crollata la parete dove non ci sono le case». In molti, la notte scorsa, hanno provato le sue stesse sensazioni e adesso che il pericolo è scampato, sottolineano quali effetti devastanti poteva avere la frana: «Poteva essere una strage, perché su due lati il cantiere è circondato dalle case e quelle strutture non avrebbero resistito a uno smottamento di simili dimensioni». Neanche le colonne poste a sostegno della collina sono riuscite a frenare il crollo, così come le cerniere d'acciaio, divelte dalla forza della frana. «I pali non hanno retto al peso del terreno e si sono spezzati, privando la collina di un forza contrastante» hanno precisato i vigili del fuoco di Pontassieve, accorsi subito sul posto, insieme a varie pattuglie della polizia municipale. Tanti accorgimenti, ma allora cosa non ha funzionato? I residenti puntano il dito contro il terreno e ribadiscono che il cedimento era prevedibile: «La natura argillosa di questa zona non offre sufficienti garanzie di stabilità. Il suolo certamente non è adatto ad una lavorazione prolungata come quella a cui viene sottoposta. Ci sono molte vene d'acqua e prima che venisse ricoperto da una gettata di cemento, c'era anche la base di un pozzo, appartenente all'edificio preesistente. Inoltre, più volte erano stati presentati dei progetti edilizi, ma puntualmente sono stati bocciati». Valutazione che in parte è stata anche confermata dai tecnici comunali: «Il terreno non ha formazioni franose in atto. Però quando lo tocchi, lo devi fare coerentemente alla sue caratteristiche intrinseche». L'allarme si era intensificato ad agosto del 2008, quando era stato dato l'ok per la concessione edilizia. Al posto della villa di proprietà della famiglia Gucci sarebbero stati costruiti dalla Pinzani Costruzioni, impresa edilizia di Prato, quattordici appartamenti e diciassette box. I cittadini, infastiditi dalle possibili ripercussioni sul paesaggio, si erano rivolti anche al sindaco di Firenze e i lavori erano stati interrotti per alcuni mesi: «Gli appartamenti erano molto più alti della villa e questo li rendeva incompatibili con la zona». Scavando in profondità (circa 12,5 metri), ogni ostacolo era stato aggirato e con tutti i permessi in regola, a gennaio era ripresa l'opera di costruzione. Lavori che si sono portati dietro uno strascico di polemiche, perché gli abitanti continuavano a dirsi insoddisfatti. Un mese fa, nel tratto soprastante era crollato il marciapiede, che era stato chiuso e messo in sicurezza per evitare possibili pericoli. Come ricorda il signor Ieri: «La zona è vincolata dal 1951 ed è sempre stato impossibile smuovere anche un solo mattone. Però, dopo la curva, cioè dall'ingresso del cantiere, le regole cambiano. Tra l'altro, da quando sono iniziati i lavori, io non posso più andare in giardino, perché, dopo un intervento sbagliato, è stato messo in sicurezza». A giugno era stata demolita la villa Gucci, lasciando campo libero all'Edilborg Srl., che aveva acquisito la proprietà, di realizzare il complesso. Un progetto che adesso s'interrompe nuovamente. Al cantiere è stato applicato un blocco e fino a quando non saranno completati tutti i rilievi, non ci potranno essere ulteriori interventi. Poi si dovrà procedere con la messa in sicurezza e soltanto allora gli appartamenti potranno vedere la luce. Aldo Tani