In un volume di Marco Carminati la storia degli avventurosi trasporti di quadri e sculture L' ampliamento delle prospettive di ricerca iniziato con la scuola delle Annales ha rinnovato anche gli studi di storia delle arti, aprendo il campo a prospettive che affrontano in una dimensione più fenomenologica il rapporto con l'opera e la sua fruizione. Un aspetto storicamente rilevante e tuttora al centro della cronaca relativo al «consumo» dell'arte è quello del trasporto di opere, ottimamente documentato attraverso gli esempi più affascinanti dallo storico dell'arte e giornalista Marco Carminati ne Il David in carrozza ( Longanesi, pp. 296, e 18,60), che viene presentato oggi, alle 18, alla Biblioteca Braidense di Milano dagli Amici di Brera. Conoscere l'epopea dei viaggi nelle stive delle navi, degli sballottamenti in carrozza e anche in ambulanza dovrebbe convincerci di due aspetti: le opere d'arte «mobili» sono fatte anche per essere mosse e il livello odierno di sicurezza è largamente migliorato. Quadri e sculture non rischiano più di quanto non abbiano già sofferto in precedenza e talvolta i ventilati divieti determinati da «pericoli per lo spostamento» sottendono altri motivi. Se in Egitto restano nove storici obelischi in piedi, vuol dire che gli altri sono stati trasportati. Per portare a Roma quello innalzato in piazza San Pietro da Domenico Fontana venne utilizzata una nave lunga 100 metri, larga 20 in grado di sostenere le 330 tonnellate del monolite: per bilanciare e zavorrare il carico furono imbarcate quasi mille tonnellate di lenticchie. Il ritratto equestre di Carlo V dipinto da Tiziano nel 1548 venne messo ad asciugare all'aperto, ma il vento sollevò la tela che finì contro un palo sbrecciando il quadro all'altezza della groppa del cavallo. La tela finì all'Alcázar di Madrid, che venne divorato dal fuoco nel 1734. Allora, per salvarla, venne tolta dalla cornice e lanciata dalla finestra. Quindi, durante la Guerra di Spagna la tela venne trasferita da Madrid a Ginevra e imballata in una cassa di legno utilizzando cuscinetti di cotone. Che però si spostarono durante il viaggio sfregando la tela in più punti sino a corrompere parte della superficie pittorica. Andò comunque peggio a un'opera di Veronese, finita in una stiva mangiucchiata dai topi. Per trasportare il David dal cortile dell'Opera di Santa Maria del Fiore a Palazzo Vecchio ci vollero 26 giorni, dal 14 maggio all'8 giugno del 1504. Quattro ingegneri costruirono una carrozza mossa da 40 manovali. Nel 1842 la statua venne invece trasportata dalla piazza al Museo dell'Accademia: due ingegneri costruirono un carro di legno dove venne posta la statua e il trasporto avvenne su apposite rotaie costruite per l'occasione dentro la città. Ci mise 4 giorni. Infine il Laocoonte! Il 23 novembre 1815, mentre valicava il Moncenisio, il gruppo statuario precipitò dal carro che lo stava trasportando a causa del ghiaccio. La statua si ruppe dall'ombelico del sacerdote in giù. Vennero chiamati corrieri con mezzi di fortuna per imballare la scultura e scendere a Susa. Niente paura: da tempo, ormai, non si muove più dai Musei Vaticani.
Binari per il David. E il Laocoonte scivola sul ghiaccio
Il libro di Marco Carminati esplora la storia degli spostamenti di quadri e sculture attraverso le epoche. L'autore documenta gli esempi più affascinanti del trasporto di opere d'arte, come il David di Michelangelo e il Laocoonte di Raffaello. Carminati mostra come le opere d'arte mobili siano fatte per essere mosse e come il livello di sicurezza sia migliorato nel corso dei secoli. L'autore descrive anche gli sforzi per salvare opere d'arte danneggiate durante il trasporto, come il ritratto equestre di Carlo V di Tiziano. Il libro esplora anche il ruolo degli ingegneri e dei corrieri nella trasportazione delle opere d'arte.
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Luogo