«La situazione dell'edilizia in Toscana richiede uno sforzo eccezionale da parte della pubblica amministrazione». A dirlo è il fiorentino Vincenzo Di Nardo, consigliere delegato dell'impresa Baldassini Tognozzi Portello Costruzioni Generali Spa, eletto pochi giorni fa vicepresidente nazionale dell'Ance. «Le caratteristiche del settore delle costruzioni spiega Di Nardo sono tali per cui l'apice della crisi verrà toccato nel corso del 2010, quando dopo il settore dell'edilizia privata anche i lavori pubblici si fermeranno. I dati fortemente negativi sull'andamento dei bandi di gara nel 2009 avranno i loro effetti in termini di restringimento del mercato nei prossimi anni, ricadendo su di un tessuto di imprese già indebolito dalle restrizioni del credito e dai ritardati pagamenti per i lavori già effettuati che le pubbliche amministrazioni non versano per i vincoli del patto di stabilità». Inevitabile immaginare un riflesso sulla perdita dei posti di lavoro. «Gli effetti occupazionali di questa perversa combinazione di fattori hanno comportato già nel 2009 la perdita di circa 8000 iscritti al sistema delle Casse Edili risponde di Nardo E uno degli aspetti più drammatici del quadro congiunturale del settore è rappresentato dal fatto che la crisi colpisce pesantemente proprio il sistema delle imprese più strutturate. Occorre creare le condizioni per far ripartire il settore sapendo che questo darà anche un contributo fondamentale alla ripresa dell'economia regionale nel suo complesso, economia che vede accrescere il suo divario rispetto alle prospettive di ripresa che si intravedono a livello nazionale e rispetto alle quali la Toscana rischia di allontanarsi». Una soluzione si potrebbe cercare, secondo il numero due dell'Associazione nazionale costruttori, «in una forte accelerazione degli strumenti di collaborazione pubblico privato come la finanza di progetto o la partecipazione ai progetti comunitari come i Piani Urbani di Sviluppo Sostenibile fondati proprio su una forte sinergia pubblico privato, sinergia che appare insostituibile anche nella risoluzione dell'emergenza abitativa e nei progetti di riqualificazione urbana su cui la politica urbanistica regionale punta opportunamente in un quadro di sviluppo sostenibile». Ma regione e Comuni devono cambiare marcia, avverte Di Nardo. «E' necessario che la pubblica amministrazione superi ogni pregiudiziale o resistenza ad attivare tutti gli strumenti che la legislazione mette a disposizione per consentire sinergie di investimento tra soggetti pubblici e privati». Come il project, appunto. (s. p.)