dopo il crollo in via dagnino a pegli Nuovo sistema sperimentale di prevenzione: 350 i punti a rischio «BISOGNA SMETTERLA di costruire in collina. Basta coi palazzi appiccicati gli uni agli altri. Adesso stiamo pagando il conto, pesante, delle speculazioni fatte negli anni Sessanta e Settanta». Il volto di Marta Vincenzi è teso dopo il sopralluogo di ieri in via Dagnino. A pochi passi dalla voragine apertasi sabato sulle alture di Pegli, immediatamente sopra un autosilo in costruzione, il sindaco esprime la propria preoccupazione e lancia un monito: «Basta cemento in collina». Per Vincenzi l'episodio, che ha rilanciano l'emergenza idrogeologica sul territorio comunale, dimostra tutta la validità della variante di salvaguardia che, approvata di recente in Sala Rossa, anticipa nel piano urbanistico vigente forti limitazioni a nuove edificazioni oltre la "linea verde". Basterà ad evitare disastri? In realtà, la mappa del rischio frana in città, già oggi, fa venire i brividi: il comprensorio genovese, in base ai rilievi della Protezione civile regionale e comunale, è punteggiato di rosso: il colore che indica elevato rischio idrogeologico. I siti franosi, a Genova, sono 350. Di questi, trentacinque sono aree abitate e quindi sotto costante osservazione. Il Comune ha compilato un elenco dettagliato (che pubblichiamo accanto) delle strade e dei civici su cui incombe il pericolo di frane e smottamenti. Zone dove abitano centinaia di persone. Cittadini che, durante le allerte meteo, tengono d'occhio con apprensione i fianchi delle colline davanti alle loro finestre. In caso di forti piogge, la paura scatta soprattutto in via Induno, via Mignone, salita Brasile e via Benedetto da Cesino. Le prime due sono in Valle Sturla, le seconde in Valpolcevera: quattro zone a rischio elevatissimo. «Non per nulla - spiega Enrico Vincenzi, geologo e responsabile dell'ufficio protezione civile del Comune - il ministero ha erogato appositi fondi per la messa in sicurezza di quei siti». I lavori sono in corso. Ma è poco più di una goccia nel mare. «Le risorse a disposizione per il consolidamento del territorio sono veramente misere rispetto al fabbisogno», dice Guglielmo De Luigi, responsabile della Protezione civile regionale: «E purtroppo, dal punto di vista del dissesto idrogeologico e del rischio alluvione, la Liguria non è diversa da altre regioni teatro di recenti tragedie. Noi, però, abbiamo forse il vantaggio di una soglia più alta di vigilanza sulle situazioni critiche». La prevenzione, in questi casi, può fare la differenza. Il Comune, infatti, ha prima di tutto informato i residenti nelle zone geologicamente instabili sul rischio che corrono e sui comportamenti da adottare in caso di emergenza. Inoltre sta sperimentando un sistema all'avanguardia per scongiurare incidenti. «Con l'Università di Savona - spiega ancora Enrico Vincenzi - stiamo testando un software che incrocia i dati sulla piovosità con quelli sulla franosità. In pratica, si calcola il livello di precipitazioni oltre il quale è probabile che il terreno ceda di schianto. A quel punto, inviamo sul posto volontari che tengono costantemente sotto controllo l'evolversi della situazione e, se necessario, avvertono la macchina dei soccorsi». Il problema, ovviamente, riguarda i quartieri collinari, senza distinzione tra popolari e residenziali. FranosE sono ampie porzioni di San Desiderio, Bavari e Sant'Ilario, a Levante; Voltri e Pra', a Ponente; Begato, Cesino, San Biagio e Murta, in Valpolcevera; Fontanegli, Pino Soprano, Sant'Eusebio, San Cosimo e San Martino di Struppa, in Valbisagno; Granarolo nel Centro Ovest. Tutti luoghi sottratti in buona parte alle mire dei costruttori dalla variantona approvata dal consiglio comunale. «Paghiamo il conto delle scelte urbanistiche fatte negli anni Sessanta e Settanta», ripete la Vincenzi. Non è sempre così. Per via Dagnino, si sta accertando un'eventuale responsabilità dell'impresa che sta realizzando un parcheggio nella sottostante via Tubino. Non è certamente l'unico esempio di park contestato dagli abitanti per gli "effetti collaterali" riconducibili ai lavori. In via Achille Papa, a Oregina, quaranta famiglie che abitano due palazzi popolari costruiti senza fondamenta negli anni Venti temono il cantiere della "Sara" per un autosilo da 35 posti auto e 14 posti moto. Ancora: il direttore dell'orto botanico, Mauro Giorgio Mariotti, attribuisce ai lavori per il nuovo park di corso Dogali alcune crepe strutturali del giardino. Per analoghe ragioni, infine, gli abitanti di via Pagano Doria sono in causa da anni contro la ditta che ha realizzato il parcheggio dell'Hotel Miramare. Vincenzo Galiano galianoilsecoloxix.it Francesco Margiocco margioccoilsecoloxix.it
LIGURIA - La città che frana, scatta l'allarme rosso
Il Comune di Genova ha lanciato un monito per fermare la costruzione in collina, dopo il crollo in via Dagnino a Pegli. Il sindaco, Marta Vincenzi, ha espresso preoccupazione per la speculazione urbanistica e ha richiesto di smettere di costruire in aree a rischio di frane. Il Comune ha compilato un elenco di 350 siti franosi, tra cui 35 aree abitate, e ha erogato fondi per la messa in sicurezza di questi siti. Tuttavia, le risorse disponibili sono limitate e il Comune sta sperimentando un sistema di prevenzione per scongiurare incidenti. La prevenzione è considerata fondamentale per evitare disastri.
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