La struttura sarà costruita sulla cima di una collina, top secret la località A ispirare le forme dei progetti è sempre il primo sopralluogo FORNACETTE. Il prossimo lavoro di And studio sarà Villa Rochant, un parallelepipedo irregolare bianco su una collina di un paese della zona. «Al momento non si può dire di più - sostiene Mannocci - ma il concetto è quello da cui siamo partiti con Villa Tia, costruire dove non c'era niente prima. Un po' come facevano gli antichi Greci che si sceglievano il posto dove realizzare un edificio. A ispirare buona parte del progetto è la sensazione che proviamo al primo sopralluogo. Ma ciò che si ottiene alla fine può essere un insieme inaspettato». Il primo lavoro di Mannocci, quello che gli ha dato fiducia nelle proprie idee di architettura contemporanea, è stata la ristrutturazione nel 1998 della facciata della filiale di Montecalvoli della Banca di credito cooperativo di Bientina. Acciaio inox, acciaio cortain e vetro per una soluzione che ha dato il la all'attività dello studio. «Poi è arrivata Casa Giari a Vicopisano - continua Mannocci - una ristrutturazione che ha aggiunto al vecchio stabile anche una zona giorno completamente a vetri e acciaio». Operazioni che compongono il book con cui And studio si presenta ai clienti e che ha permesso, per esempio, di concorrere alla realizzazione di una struttura per la Fondazione Arturo Carmassi o a quello per il museo sul lago di San Gallo. Mannocci, sposato da poco con Silvye, una ragazza franco-catalana conosciuta a Firenze, racconta della crisi del suo settore: «Il nostro fatturato è calato di una percentuale compresa fra il 10 e il 15». Nonostante ciò, fra poco saranno inaugurate abitazioni in pieno stile And studio proprio di fronte a Villa Tia a Santa Colomba, denominate Progetto 4 e 2 e a breve sarà il momento del viaggio a Dubai. «Andrò negli Emirati Arabi - spiega - per incontrare un po' di persone a cui ho parlato della nostra attività e vedere cosa si può fare in quella città così innovativa. Magari ci scappa qualcosa di buono». Le cose sembrano girare, quindi, anche a livello di soddisfazione personale. «Faccio il professore a contratto per l'università di Firenze - dice - e il bello è che ci sono arrivato con il lavoro, dopo aver realizzato alcuni progetti. Avevo finito gli studi un po' schifato da quello che avevo visto in quegli anni. Rientrarci dalla porta principale e senza raccomandazioni, dato che mio padre era un medico dell'ospedale di Pontedera e non un architetto, è una grande conquista». A.Q.