La biblioteca di Giuseppe Pontiggia è appena arrivata in Svizzera: sono 1.200 casse contenenti circa 45 mila volumi, i suoi manoscritti, gli inediti, persino una traduzione da Macrobio risalente agli anni '70 e mai pubblicata, insomma tutto quello che apparteneva a uno dei più importanti scrittori italiani del secondo '900. Per ora, questo tesoro è stato depositato nel rifugio atomico delle Scuole Canavée di Mendrisio. Uno studio legale ticinese sta costituendo la «Fondazione centro studi Giuseppe Pontiggia», di cui Mario Luzi sarà presidente. La regia dell'operazione si deve all'uomo d'affari svizzero Paolo Andrea Mettel. In sostanza, una delle più fascinose biblioteche contemporanee, lo strumento di lavoro di uno scrittore sulla cui opera si stanno moltiplicando le tesi di laurea, ha varcato i confini della Ue. In cambio è stato assicurato alla famiglia, e in particolare al figlio Andrea, un vitalizio. C'è poi l'impegno del centro studi in via di costituzione: mantenere vivo nel tempo il ricordo di «Peppo» con pubblicazioni, convegni, presentazioni, mettendo a disposizione di studiosi e lettori quella che fu la sua «macchina per lavorare». Dobbiamo ammettere che la scelta della famiglia è in perfetta sintonia con le volontà di Pontiggia. A chi scrive, più volte Peppo ha confidato che la sua biblioteca per lui sinonimo di cuore e anima si sarebbe dovuta trasformare in una rendita per il figlio Andrea. Lucia, la moglie, si è comportata di conseguenza. Alla nostra domanda «È un'altra occasione perduta per Milano?», ha risposto: «Per carità. Mio marito era lombardo e sicuramente sarebbe stato felice che la sua biblioteca fosse rimasta a Milano. Tuttavia credo che sarebbe stato ugualmente felice della decisione che ho preso, di affidarla al Comune di Mendrisio, nell'ambito della Fondazione di diritto svizzero che è già in via di costituzione». Non possiamo darle torto, anche perché in Ticino Peppo era di casa (tra l'altro, tenne per anni dei corsi a Lugano per dirigenti di un'azienda italiana). E quando chiediamo a Lucia «ma Milano?», ci risponde con un sorriso: «Voglio ringraziare questa città, in particolare il sindaco Albertini e l'assessore Carrubba per la loro presenza e per l'ospitalità che hanno dato a Peppo nel Famedio. Ringrazio anche la Mondadori che tanto ha fatto e fa per tenere vivi l'opera e il ricordo di mio marito e per l'affetto che ci dimostra». Occorre inoltre precisare che dopo la scomparsa di Peppo, Paolo Andrea Mettel e il sindaco di Mendrisio Carlo Croci fecero visita alla famiglia e avviarono una serie di colloqui che ora si concretizzano nella Fondazione. Lucia ci confida: «Mettel, uomo d'affari e di cultura, realizzatore di raffinate edizioni (l'ultimo suo libro Ferrari Ferrari ospita anche uno scritto che mio marito non riuscì a terminare), è da tempo nostro amico». Di più: sappiamo che inviava a Peppo edizioni di Tallone per riceverne in risposta dei biglietti manoscritti. Il solito vizio dei bibliofili, insomma. Diremo inoltre che le 1200 casse sono state numerate e la biblioteca verrà ricostituita nell'ordine in cui la lasciò Pontiggia. È stato stilato un elenco dettagliato dei libri così come erano disposti in casa (quelli dell'ingresso, del soggiorno, delle camere da letto ecc.); inoltre non manca una specifica dell'ordine presente nell'appartamento sottostante, che Peppo aveva da tempo occupato, e nel cui studio c'erano tutti i tomi per scrivere e studiare intorno all'opera Il linguaggio autoritario, a cui attendeva da vent'anni e del quale sono rimasti appunti (costituiscono 140 casse). Ci sono poi quelli della ex portineria (è la parte geografica e sulla cultura orientale) e della cantina: qui si trovava il '900 italiano, molte prime edizioni con dediche, riviste. Curiosità: la sistemazione iniziale verrà fatta con i mobili venduti qualche anno fa dalla Libreria Rizzoli in Galleria a Milano, quando ha rinnovato i locali. Quasi inutile aggiungere che li comperò il solito Mettel. Per dovere di cronaca ricordiamo che tutti gli accordi sono stati stilati in Svizzera. Alla Fondazione, oltre Luzi ha aderito l'architetto Mario Botta; in essa saranno presenti Lucia ed Elena Pontiggia, Carlo Carena (la rivista «L'Erasmo» da lui diretta per la «Biblioteca di via Senato» esce con un numero speciale sul Peppo in questi giorni), l'avvocato Giulio Magnocavallo, infine altri nomi di rilievo svizzeri e italiani che saranno resi noti alla conferenza stampa ufficiale. Va da sé che il «regista» Mettel avrà un incarico di rilievo. Il Comune di Mendrisio sarà rappresentato da Simone Soldini, conservatore del Museo d'Arte di questa città. Sarebbe anche giusto ora chiederci com'è questa biblioteca e perché è così importante. Ma qui le risposte si moltiplicano. Diremo che Peppo amava come pochi altri i libri sino a godere psicologicamente e fisicamente della loro presenza. Ma per provare questa sensazione li voleva perfetti, scelti uno ad uno. La sua vita, in altre parole, è stata quella di uno scrittore che come opera principale ha costruito la sua biblioteca. E in essa lavorava, si perdeva, sognava, rifletteva, si correggeva, soprattutto si rifugiava dal mondo.