Cè un doppio danno che sa di beffa per qualcuno dei residenti dei civici 11 e 17 di via Dagnino evacuati. Alcuni di loro, infatti avevano prenotato i box in fase di costruzione. Daltra parte quanto accaduto qua sulle alture di Pegli sintetizza perfettamente la filosofia imperante degli ultimi dieci quindici anni di edilizia genovese: sacrificare aree verdi in cambio di parcheggi scavati nel cuore delle colline. In via Dagnino, prima delle tonnellate di cemento (due betoniere arrivate due sere prima del crollo) del cratere e di un disastro annunciato, cerano le serre di basilico della famiglia Chiossone. Il pesto tira in tutto il mondo, e qui, perdipiù siamo nella zona del basilico doc. Ma i box sono ancora meglio, i soldi arrivano in fretta e senza fatica, proprio come i permessi a costruire del Comune. In questo caso le autorizzazioni erano precedenti al suo mandato, e da poco è stata approvata la variante di salvaguardia antispeculazione, quindi non suonano ipocrite le parole del sindaco Marta Vincenzi (accompagnata in un sopralluogo dagli assessori Elisabetta Corda, Roberta Papi e Francesco Scidone) che ieri ai microfoni del TgR Liguria ha detto: «Si tratta di un intervento privato in una strada privata quindi, fondamentalmente, la smettiamo di costruire in collina con le case appiccicate tra di loro, oppure i danni fatti con le scelte urbanistiche degli anni 60 e 70 ci presenteranno il conto». «In effetti - dice Rino Barna lamministratore di uno dei palazzi evacuati - per alcuni degli inquilini che avevano prenotato dei box questa storia potrebbe essere doppiamente dannosa. Oltre al problema delle case rischiano anche di perdere gli acconti. Questo disastro, con i costi che potrebbe comportare potrebbe far fallire limpresa». (m.p.)