Sesto Fiorentino Sono stati fra i primi al mondo ad analizzare i colori delle pitture bombardandoli con fasci di ioni provenienti da un acceleratore di particelle e a fornire informazioni sui pigmenti usati dai grandi artisti: da Leonardo da Vinci al Mantegna, da Filippino Lippi ad Antonello da Messina a via via a tutti gli altri. Il metodo «ion beam analysis» era già conosciuto, ma nessuno aveva ancora pensato di applicarlo su larga scala al mondo della pittura e della scultura. I ricercatori del Labec, il Laboratorio di tecniche nucleari per i beni culturali, dell'Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare)» lavorano al polo scientifico universitario di Sesto, paese della cintura fiorentina. «Siamo una quindicina, la metà dei quali precari spiega il direttore Pier Andrea Mandò - Il nostro laboratorio si occupa anche delle datazioni dei beni culturali attraverso le indagini effettuate con il carbonio 14». Mentre le analisi sulle composizioni dei materiali non sono invasive e sono ripetibili, per il carbonio 14 il discorso è diverso: «Serve prelevare qualche milligrammo di tessuto o di legno o di osso che si vuole datare: la pietra, la terracotta e i metalli invece non possono essere sottoposti a questo tipo di accertamenti»» prosegue il docente di Fisica applicata. Ogni anno il Labec realizza una media di duecento indagini del genere: il costo di una datazione con il carbonio 14 si aggira intorno ai 400 euro. I beni culturali sono un settore molto sviluppato in Toscana. Con il Tandem, l'acceleratore di particelle impiegato per questo genere di esperimenti dal valore di quattro milioni di euro, sono stati esaminati in passato alcuni manoscritti di Galileo, il Ritratto di ignoto di Antonello da Messina e nel 2007 anche il presunto saio di San Francesco che era custodito in una vetrina della sagrestia di Santa Croce a Firenze e che è risultato essere di epoca più tarda rispetto al periodo in cui è vissuto il santo di Assisi. Il Labec dal 2004 opera non soltanto nel settore dell'arte e dell'archeologia, ma anche in quello ambientale: «Con l'acceleratore di particelle siamo in grado di analizzare la composizione delle polveri sottili (Pm) e capire le concentrazioni dei singoli ingredienti dello smog». L'indagine permette ad esempio di risalire alle origini di un eventuale problema di inquinamento dell'aria scoprendo, attraverso gli investigatori di questo laboratorio toscano che lavora in stretto rapporto con l'università, se proviene dai fumi di scarico delle auto o dalle emissioni industriali di una fabbrica e realizzare una mappa delle emissioni. «Fino ad ora questo laboratorio dell'Infn spiega ancora il professor Mandò ha lavorato soltanto per istituzioni o enti di ricerca, ma stiamo pensando di aprirci un po' al mercato e di realizzare indagini conto terzi. Due progetti particolari ci sono stati finanziati anche dalla Regione Toscana, il primo per complessivi 250 mila euro, il secondo quest'anno per 350mila. Risorse per noi importanti perché ci permettono di mantenere al lavoro i ricercatori».
TOSCANA - A caccia dei colori usati dai grandi pittori ma anche delle polveri che inquinano l'aria
Il Laboratorio di tecniche nucleari per i beni culturali (Labec) dell'Instituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) di Sesto Fiorentino, in Toscana, è un centro di ricerca che utilizza l'acceleratore di particelle per analizzare i pigmenti delle opere d'arte e i materiali dei beni culturali. Il metodo ion beam analysis è stato utilizzato per la prima volta su larga scala nel mondo della pittura e della scultura. Il Labec è stato in grado di analizzare i pigmenti di artisti famosi come Leonardo da Vinci, Mantegna, Filippino Lippi e Antonello da Messina. Il laboratorio ha anche lavorato sulla datazione dei beni culturali attraverso l'analisi del carbonio 14.
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