VENEZIA. E' iniziato ieri nella sede veneziana dell'Unesco a Palazzo Zorzi, con una promessa del ministro per i Beni Culturali Sandro Bondi, il convegno internazionale per i 35 anni dell'Icomos, il consiglio nazionale italiano dei monumenti e dei siti. Attraverso una lettera il ministro ha fatto sapere che, nonostante la «rigorosa manovra economica», il ministero «assicurerà le risorse necessarie a garantire i fondamentali strumenti per la salvaguardia dei beni culturali nel nostro Paese». Nonostante le molte assenze di spicco, da Luigi Abete in qualità di presidente della Banca Nazionale del Lavoro a Mario Resca quale direttore generale per la valorizzazione del patrimonio al ministero, i lavori sono proseguiti con spunti interessanti, come ha fatto il tenente colonnello dei carabinieri Raffaele Mancino, comandante del Reparto operativo di tutela del patrimonio, riguardo alla tutela e ai rischi che corre questo grande tesoro, pubblico e privato che si annida in ogni angolo dello stivale. Ben 396.500 le opere d'arte recuperate dal 1970 al 2009, operazione possibile grazie alla straordinaria banca dati e alla presenza costante e specializzata sul territorio. E ancora controlli sui cataloghi delle case d'aste, sui siti internet anche stranieri, sulle misure di sicurezza di musei e archivi, oltre all'aiuto ai paesi minori e alle operazioni all'estero, come «Antica Babilonia» a Baghdad. Una tutela fondamentale per un patrimonio che oltre che artistico è anche una fonte inesauribile di sviluppo, tanto che in un rapporto della commissione europea a Bruxelles si legge che il settore cultura e creatività ha portato la bella somma di 654 miliardi di euro, contro i 300 del settore automobilistico. Cultura quindi non solo come «una doverosa concessione allo spirito», come scriveva Hegel. Chiarito perciò il concetto che la mente produce ricchezza e opportunità di lavoro, appare inspiegabile come mai in nessuna relazione uscita dalle Nazioni Unite sia nominata la parola «cultura». Misteri del terzo millennio. Pragmatica e precisa, Anna Somers Cocks, presidente di Venice in Peril, uno dei comitati privati per la salvaguardia di Venezia, ha raccontato un divertente mezzo per far soldi a favore della città lagunare: per ogni pezzo di «pizza veneziana» venduto nella catena britannica Pizza Express arrivano qui 50 centesimi. Morale: mangiando margherite e capricciose si son tirati su milioni di sterline. La signora Anna è andata oltre: un rapporto dice che nel 2000 le navi da crociera transitate a Venezia furono 200, nel 2007 sono aumentate a 510 e la strada è in ascesa. Portano soldi, tanti anche, e l'ipotesi di un mega porto al posto delle moribonde fabbriche di Marghera sta prendendo forma. Ma incombono scelte politiche difficili: soldi e lavoro contro il rischio di altri spaventosi danni dallo scavo dei canali per far posto ai grattacieli del mare. E ancora: come fare un piano di lavori preciso e serio se i finanziamenti sono incostanti? Meglio allora far pagare un biglietto di ingresso alla città come fosse un cinema: sarebbe un fiume di soldi costante e apolitico.