Il convegno Nuove sinergie Sinergie. Innovazione. Giovani. Competenze istituzionali a fianco della società civile. Il futuro dei Beni Culturali di Venezia (e non solo) poggia su questi pilastri. Almeno questa è stata l'opinione diffusa nel convegno internazionale «Patrimonio Culturale: Conservazione, Innovazione Sviluppo» per il 35esimo anniversario dell'Icomos (International, Council, Monujments and sites) a palazzo Zorzi. Venezia, città sponsor vivente dell'arte e della cultura, dove poter sperimentare e puntare a raggiungere l'eccellenza. Per farlo, c'è però bisogno di una strada comune. Lo ha ribadito anche il sottosegretario agli Esteri Vincenzo Scotti, intervenendo al convegno: «Non dobbiamo operare per compartimenti stagni ma serve una strategia comune per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio culturale italiano». Un percorso comune per tutti gli attori protagonisti: istituzioni, associazioni, realtà private e i cittadini, questi ultimi da sensibilizzare in maniera sempre più intelligente. Venezia, d'altronde, è il miglior laboratorio umanistico del mondo. La descrive così, Carlo Carraro, rettore dell'Università di Ca' Foscari. «A Venezia c'è un'altissima concentrazione di biblioteche, chiese, archivi, musei dice non c'è solo l'aspetto della conservazione, ci sono attività della chimica del restauro, e della ricerca. Affrontiamo il tema della gestione economica, proponiamo e formiamo nuove professioni attraverso interazioni col mercato del lavoro. Abbiamo iniziato a lavorare anche sulla produzione dei beni culturali. Puntiamo sull'innovazione e abbiamo un programma specifico sulle tecnologie informatiche a servizio del bene culturale, e per avvicinare quest'ultimo agli utenti». E chi meglio delle nuove generazioni può recepire la nuova fase? «È sull'investimento dei giovani dice il direttore dell'Unesco Francesco Bandarin che si gioca il futuro ». Arte come investimento. Ma anche arte come memoria da custodire e proteggere. E arte come trampolino per nuovi orizzonti. «L'arte deve poter anche far crescere dice Raffaele Speranzon, assessore alla cultura della Provincia , l'isola di San Servolo ad esempio è un luogo di produzione culturale. E' diventata una porta attraverso la quale entrano nel nostro territorio cervelli, intelligenze, e quindi stimoli e suggestioni che hanno come obbiettivo quello di permetterci di immaginare un nuovo futuro».