La mappa del sottosuolo della regione La ricchezza dell'archeologia è la risorsa sulla quale si vuole puntare per valorizzare tutte le province Le due colonne di età romana del porto di Brindisi, unica via d'imbarco in età antica per l'Oriente, indicano al forestiero che la Puglia è un museo a cielo aperto. Da quelle che potremmo definire le nostre colonne d'Ercole, un tempo limite della via Appia, oggi simbolo dell'alto Salento, si snoda un itinerario archeologico simile a un fiume carsico, fatto di cose visibili e invisibili. Circa un quinto del territorio pugliese è di rilevante interesse storico-monumentale. Nell'ultima carta dei beni culturali sono stati mappati 11mila siti. «Una cifra in realtà sottodimensionata », avverte l'archeologo Giuliano Volpe. Dai resti di Brundisium, che fanno capolino tra il teatro Verdi e palazzo Nervegna, da poco restituiti alla loro funzionalità, si passa all'altra metà del Salento messapico e romano. Fa da cerniera la colonna leccese di Sant'Oronzo, costruita con i ronchi di una delle colonne brindisine che oggi è un moncherino. Nella terra del rimorso insiste uno dei triangoli d'oro della Puglia versione archeo. Il vertice è Lecce che, da Lupiae al barocco, ha conosciuto nel tempo una frequentazione ininterotta. Le antiche fondazioni di Cavallino sono ora un museo diffuso integrato con l'ambiente. Resta poco di Rudiae, patria del poeta Ennio. Nell'area del capoluogo spicca un altro triangolo: Bari-Ceglie del Campo-Punta della Penna. Qui il periodo meglio documentato è quello protostorico e peuceta. A nord di Torre a Mare c'è un insediamento preromano meta più di tombaroli che di visitatori. A Taranto, nei pressi di villa Peripato, sono venuti in luce mosaici di una sorta di domus aurea pugliese. I cristalli imperlati di umidità che ricoprono le fortificazioni di età repubblicana di via d'Aquino ammoniscono che il problema vero è la manutenzione. Ne è toccato anche un luogo di straordinario interesse come la dauna Ordona. Spesso il modo migliore per conservare è reinterrare. Gli agenti atmosferici e i furti sono i nemici numero uno di quanto restituisce il sottosuolo. La via maestra - sostiene la nuova soprintendente Teresa Elena Cinquan-taquattro - «è un sistema di tutela condivisa che coinvolga anche le amministrazioni locali». E' la ricetta anche di Volpe che rilancia l'idea di una task force dell'archeologia, una cordata tra Regione, Soprintendenza e Università. Salvatore F. Lattarulo
BARI Viaggio fra Ordona e le colonne dell'Appia
La Puglia è ricca di archeologia con circa un quinto del territorio di interesse storico-monumentale. Circa 11mila siti sono stati mappati, ma l'archeologo Giuliano Volpe afferma che questa cifra è sottodimensionata. L'archeologia è una risorsa da valorizzare per tutelare i siti archeologici. La Puglia ha una ricchezza archeologica unica, con colonne di età romana, resti di Brundisium e mosaici di Taranto. La manutenzione è un problema, con agenti atmosferici e furti che minacciano la conservazione. La tutela è un sistema condiviso tra Regione, Soprintendenza e Università.
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