Il «Ritorno al Barocco» a Napoli comprende anche la nuova installazione di piazza del Plebiscito. Tre palloni aerostatici illuminati, collegati al suolo da cavi metallici, un suono di sottofondo che rimanda alle onde telluriche del Vesuvio: sarà Pionier II del-l'artista tedesco Carsten Nicolai l'istallazione per Piazza del Plebiscito (dal 19 dicembre al 10 gennaio) che da 15 anni diviene a Natale luogo dell'arte contemporanea. Il progetto rientra nella mostra «Barock» del museo Madre. Il lavoro, spiegano i curatori del progetto, Eduardo Cicelyn e Mario Codognato, «affronta il tema dell'interazione tra elementi artificiali e naturali ed è ispirato al rapporto antagonista che la città vive con il proprio sottosuolo. E si ricollega ad una intuizione che la lungimiranza di Lucio Amelio tradusse in Terrae Motus». «I palloni che saranno utilizzati - conclude Cicelyn - sono gli stessi usati dalla Protezione civile in Germania in caso di disastri notturni e questo si ricollegherà all'idea delle onde sismiche e del terremoto». Al progetto hanno collaborato anche l'Istituto nazionale di geofisica e l'Osservatorio vesuviano. Nicolai, oltre ad essere una delle figure più rappresentative del panorama artistico mondiale, con lo pseudonimo di Alva Noto è uno sperimentatore anche della musica elettronica e in questa veste si esibirà al Madre il 17 dicembre nell'ambito di Madrenalina. Alva Noto è già stato a Napoli nel luglio del 2006. Era con il musicista giapponese Ryuichi Sakamoto nel cartellone del Carpisa Neapolis festival. Sul palco dell'Arena Flegrea curava una scultura elettronica legata alla musica. Uno schermo lungo esottile che faceva da collegamento tra le immagini e il pianoforte di Sakamoto. Verso la fine del concerto però uno dei quattro pannelli elettronici che formava la scultura cominciò a fare i capricci con l'evidente disappunto del performer, un vero e proprio personaggio. Si avvicina, così il «Ritorno al Barocco » che investirà Napoli nei prossimi mesi, dal 12 dicembre ad aprile, con la carrellata di mostre ed eventi tematici ideata dall'ex soprintendente Nicola Spinosa come saluto alla città. Museo di Capodimonte, Castel Sant'Elmo, Certosa di San Martino, Palazzo Reale, Museo Nazionale Duca di Martina, Museo Pignatelli, sono i poli in cui si snodano le sei esposizioni del progetto, volte a documentare i progressi conoscitivi degli ultimi trent'anni su aspetti e momenti della stagione del barocco a Napoli. Oltre 350 opere provenienti dalle principali collezioni internazionali e recentemente restaurate - fra dipinti, disegni, sculture, arredi, gioielli, nonché tessuti, ceramiche e porcellane - tracciano il percorso cronologico che segna l'arrivo di Caravaggio a Napoli nel 1606, la presenza in città di Luigi Vanvitelli e Ferdinando Fuga del 1750 fino alla partenza, nel 1759, di Carlo di Borbone per la Spagna. La manifestazione territoriale, di cui è stato presentato ieri il video che farà da volano per il Natale 2009 a Napoli, comprende anche 27 itinerari nei luoghi barocchi della Campania, che aprirà a cittadini e turisti chiese, certose e palazzi storici. Nel progetto di Spinosa il barocco, però, non è solo un movimento artistico da celebrare, ma rappresenta piuttosto una metafora per raccontare Napoli e i napoletani perennemente scissi fra vizi e virtù, miseria e nobiltà, passato e presente. Così, a corredo delle mostre sui dipinti di Caravaggio e Solimena a Capodimonte, sulle immagini fotografiche di Luciano Pedicini che a Castel Sant'Elmo immortala restauri di dipinti fra 600 e 700, sui ritratti storici esposti fra Certosa e Museo di San Martino, le arti decorative d'età barocca nel Museo Nazionale della Ceramica Duca di Martina, la «natura morta » da Luca Forte a Jacopo Nani nel Museo Pignatelli, nonché l'architettura e l'urbanistica da Domenico Fontana a Ferdinando Sanfelice presentati a Palazzo Reale. Il Museo Madre partecipa con la mostra d'arte contemporanea «Barock», di 28 artisti, da Damien Hirst (all'ingresso del museo sarà posto «Heaven», lo squalo in formaldeide), a Maurizio Cattelan (un suo crocefisso sarà nella chieda di Donnaregina), da Jeff Koons a Anish Kapoor, da Jannis Kounellis a Golbert George, che porteranno le loro opere anche fuori dagli spazi museali, nel cuore della città. F. M.