ARTIGIANATO Avrà la certificazione solo chi potrà dimostrare di aver lavorato prima del 2001 Ciò che non è riuscita a fare la crisi rischia di farlo una norma nazionale che di fatto taglia le gambe ai più giovani. Tre quarti delle 30 aziende che operano in città nel settore del restauro di beni culturali rischiano di non vedersi certificare la loro attività per via di "paletti" inseriti qua e là e da una procedura di dialogo con Roma troppo farraginosa e incerta. L'allarme arriva dalla Confartigianato veneziana, che tra i suoi iscritti annovera realtà che negli anni hanno dato mostra di capacità non comuni partecipando alle operazioni di recupero più importanti. «Le innovazioni al Codice dei Beni culturali - spiega il presidente Gilberto Dal Corso - mettono ordine nel settore, ma con modalità applicative che non ci soddisfano affatto e rischiano di mettere in difficoltà una buona parte delle nostre aziende». All'articolo 182 il Codice pone con l'anno 2001 uno spartiacque temporale: in altre parole non vengono presi in considerazione periodi lavorativi. Questa norma è stata impugnata al Tar del Lazio. «Il problema è pressante - aggiunge Enrico Vettore, responsabile dell'Ufficio categorie - perché la scadenza è ravvicinata: il 31 dicembre è il termine ultimo e inderogabile. Ma c'è un altro problema, che consiste nelle modalità di trasmissione telematica della documentazione, che sono farraginose e non adeguate alla tipologia di utenza. Esistono dei campi che non si sa ancora come compilare, con il ministero si può comunicare solo per e-mail e le risposte, quando arrivano, non sono d'aiuto». M. F.
Legge troppo restrittiva, restauratori in pericolo
Il Codice dei Beni culturali ha stabilito un termine di 2001 per la certificazione delle attività di restauro, ma la procedura di trasmissione telematica della documentazione è troppo complessa e non adatta alle aziende del settore. La Confartigianato veneziana teme che questa norma possa mettere in difficoltà molte realtà, soprattutto quelle più giovani, che non hanno avuto il tempo di lavorare prima del 2001. Il problema è che la scadenza è ravvicinata, il 31 dicembre, e le modalità di trasmissione telematica sono troppo farraginose. Le aziende del settore hanno richiesto una maggiore semplificazione della procedura. Il ministero non ha ancora fornito una risposta.
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