Larte nascosta dai cartelloni Internet smaschera linvasione Linvasione dei cartelloni abusivi a portata di mouse. Basta un clic per vedere, su Google Maps, i maxi cartelloni privi di autorizzazione che sono comparsi in molte strade di Roma e che oscurano persino i monumenti. E il direttore della Normale di Pisa e archeologo Salvatore Settis dice: «I cartelloni producono inquinamento visivo e i manifesti pubblicitari danneggiano la pubblica fruizione del paesaggio». CARLO ALBERTO BUCCI «I cartelli pubblicitari lungo le strade, insieme con le réclame che rivestono i monumenti in restauro (e penso a piazza di Spagna, per quanto tempo coperta dai mega manifesti ...), sono unoffesa al patrimonio di Roma. E costituiscono anche un pericolo per le persone: linquinamento non è solo ambientale, è anche acustico e visivo. Studi in Olanda e Canada hanno dimostrato che anche questultimo è fonte di stress per i cittadini». Salvatore Settis ha un approccio da umanista al problema. Larcheologo che si batte contro il Piano casa del governo tiene però bene in mano, e a mente, la legge dei Beni culturali. Professore, cosa dice il codice ministeriale che lei ha contribuito a redigere? «Larticolo 49 recita che è vietato porre cartelli nelle aree dove ci sono beni culturali. E che cè bisogno dellautorizzazione della soprintendenza per stabilire se danneggiano la pubblica fruizione del monumento». A porta Maggiore, a due passi dalla tomba di Eurisace, i cartelli pubblicitari stanno spuntando come funghi. «Significa che non cè stata lautorizzazione. O che è stata rilasciata non interpretando correttamente la norma». Il codice prevede anche la difesa del paesaggio? «Certamente, e qui parla larticolo 153. Che recita più o meno così: "È vietata la posa in opera di cartelli pubblicitari che rechino pregiudizio al bene paesaggistico"». Lei ha diretto il Getty di Los Angeles: qual è negli Usa la tenuta delle città davanti allaggressione delle réclame murali? «Lì le città storiche sono rare. Però a Boston il quartiere del Sette-Ottocento è tenuto benissimo. Cè un regolamento municipale, manca il codice federale, che lo difende dal degrado». Ora però lei insegna alla Normale di Pisa, città storica di grande valore. Stessi problemi di Roma? «No, direi proprio di no. E ricordo quando fummo costretti a mettere in cantiere la facciata cinquecentesca dellIstituto. Ci costò un occhio della testa, qualcosa come 500mila euro. E una ditta si rivolse di sua iniziativa a noi per offrirci il pagamento dellintera impalcatura, che avrebbero coperto con una riproduzione della facciata stessa. Il risparmio sarebbe stato cospicuo per noi, 50-60mila euro almeno». Accettaste? «No, chiedevano in cambio che il 25 per cento del telone di copertura dei ponteggi fosse riservato a una loro pubblicità. Ma era impossibile, il palazzo è opera di Giorgio Vasari». Il satellite e il mouse per un viaggio nella storia. Un "clic" ci riporta al tempo in cui la città non era sommersa da maxi e mini cartelloni pubblicitari. Una "Roma sparita". Ma da poche settimane. Basta andare su "Google Maps" e selezionare "Street View" per avere la foto del prima: primavera 2008. Il dopo, ce labbiamo davanti agli occhi tutti i giorni: cartelloni come ostacoli tra noi e la Città Eterna. Ecco la "cartolina romana" della Tomba del fornaio Eurisace che il turista in arrivo da Est non vedrà più libera perché tra sé e il capolavoro archeologico di piazza Maggiore trova una mastodontica réclame "quattro per tre". E non cera neanche laltro cartellone piazzato da poco in piazza Albania: proprio addosso alle Mura severiane. Tanti, forse 60mila, sono gli abusivi nella capitale. Ma tantissimi - nonostante manchi un numero ufficiale - i cartelli regolari che lamministrazione Alemanno sta permettendo. Lo scopo è aumentare le entrate comunali fino a venti milioni (nel 2008 erano otto). Il risultato è unoffesa al paesaggio. E un ostacolo alla fruizione visiva (ma non solo) di piazze, strade, monumenti, mura. Eppure cè un disatteso regolamento comunale del 2006 che ordina di piazzare la pubblicità ad almeno cinquanta metri di distanza dai monumenti archeologici. Cè la decisione nefasta (anni Novanta) di depotenziare la commissione comunale per le affissioni togliendo potere agli storici dellarte della sovrintendenza e lasciando il rilascio delle autorizzazioni in mano ai funzionari dei Municipi. E ci sarebbe un sovrintendente comunale (il Campidoglio ha in cura, tra laltro, le Mura Aureliane), larcheologo Umberto Broccoli che nel 1986 scrisse un libro sui "traguardi ottici" delle torri medievali, invitando a salvare «anche la traiettoria dello sguardo da torre a torre, evitando, se possibile, che ci costruiscano un grattacielo in mezzo». Invece non cè rispetto. Per la tomba di Eurisace e per le mura del IV secolo a.C. Figuriamoci per il Palazzetto dello Sport di viale Tiziano, capolavoro del 1960 di Pier Luigi Nervi, o per gli "scarabei" dellarchistar Renzo Piano al Flaminio. La discesa dei vandali di cartone (tanto più inamovibili gli autorizzati) sta deturpando anche importanti esempi di edilizia borghese come piazza e viale Mazzini, i vialoni dellEur razionalista che portano al "Colosseo Quadrato", il Novecento dei condomini popolare di piazza Ragusa, il borghetto di piazza Lugo allAppio. E poi ci sono i pini marittimi. Messi in fila per dare un po di mediterraneità a piazza Navigatori. Peccato che in quei cento metri ci siano più di 14 cartelloni. Più dei pini. Il doppio di prima. E voi come ricordate la città di poche settimane fa? Salvate una foto da "Street View" e scattatene una dello stesso luogo adesso. Le pubblicheremo su roma.repubblica.it (carlo alberto bucci)