di PINO PERCIANTE Maratea perde le anfore antiche ritrovate in fondo al mare durante le ricerche della cosiddetta «nave dei veleni». Le anfore finiranno in Campania. Le quattro recuperate durante le ricerche conclusesi domenica scorsa della presunta nave carica di rifiuti tossici si trovano già nel deposito del museo di Paestum, come conferma il soprintendente ai beni archeologici di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta, Maria Luisa Nava. Sfuma così la possibilità per la cittadina tirrenica di custodire un importante tesoro artistico e culturale. Il sindaco di Maratea, Mario Di Trani, che immediatamente dopo la notizia della scoperta ha scritto al soprintendente ai beni archeologici della Basilicata, non nasconde il rammarico: «Mi sarebbe piaciuto dice il primo cittadino del centro tirrenico se le anfore fossero state rinvenute nello specchio d'acqua di pertinenza di Maratea e quindi fossero appartenute alla nostra cittadina. Anche perché a Maratea abbiamo già un museo di anfore antiche, e anche di ancore. Tuttavia se, come mi dite voi, è definitivamente accertato che le anfore si trovano in acque campane oltre al mio personale rammarico non posso fare altro». anfore olearee al largo di MarateaAnche il soprintendente ai beni archeologici della Basilicata, Antonio De Siena, conferma che la titolarità delle anfore è della Campania. «Dalle informazioni in mio possesso dice De Siena - il ritrovamento ricade nelle acque territoriali della Campania». De Siena, poi, esprime «apprezzamento per il lavoro dei tecnici e grande interessamento per gli aspetti storicoarcheologici della scoperta che contribuisce in maniera significativa ad accrescere le conoscenze sulle rotte commerciali che hanno riguardato le coste del Tirreno anche nell'antichità. Nello specifico emergono interessanti contatti con la parte orientale del bacino del Mediterraneo. Inoltre, non può essere sottovalutato l'incremento considerevole del nostro patrimonio archeologico nazionale. Per questo conclude De Siena - saranno necessari adeguati interventi di tutela e di recupero». Le antiche anfore sono state trovate a 600 metri di profondità, durante l'indagine dei fondali effettuata nel Golfo di Policastro, tra Maratea e Palinuro, dalla nave «Mare Oceano» alla ricerca della presunta nave carica di fusti tossici. Ma anziché dei fusti è venuto alla luce un tesoro archeologico. Un vero e proprio giacimento di anfore antiche: circa 200 anfore molto probabilmente risalenti al III, IV secolo a. C. e quindi di epoca greco - romana. I preziosi reperti, ritrovati su un'area di 80 metri per 20, finiranno in Campania perché la zona di mare dove sono stati scoperti si trova a circa 10 miglia da Marina di Camerota. Le anfore, infatti, sono state trovate circa 2 km più a sud di uno dei due «obiettivi» scandagliati dalla nave «Mare Oceano» nel rettangolo di indagine: quello più vicino a Palinuro, rispetto all'altro punto che, invece, era antistante Maratea.
Le anfore a Paestum e non a Maratea
Le quattro anfore antiche ritrovate in fondo al mare durante le ricerche della cosiddetta nave dei veleni si trovano già nel deposito del museo di Paestum. La zona di mare dove sono state scoperte si trova a circa 10 miglia da Marina di Camerota, in Campania. Il sindaco di Maratea, Mario Di Trani, ha espresso rammarico per la perdita del tesoro artistico e culturale. Il soprintendente ai beni archeologici della Basilicata, Antonio De Siena, ha confermato che la titolarità delle anfore è della Campania. Le anfore sono state trovate a 600 metri di profondità, durante l'indagine dei fondali effettuata nel Golfo di Policastro, tra Maratea e Palinuro.
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