ECCO COSA SI NASCONDE DIETRO LA FINE DELL'EMERGENZA Il tour DEI RIFIUTI A Taverna del Re c'è la «cittadella delle ecoballe», alla foce dei Regi lagni vengono abbandonati i residui della raccolta differenziata. E ad Acerra l'unico inceneritore costruito funziona a singhiozzo. Viaggio in una regione dove la spazzatura rischia di rispuntare dal tappeto fatto stendere da Berlusconi e Bertolaso Adriana Pollice NAPOLI L'emergenza rifiuti in Campania è finita. Il premier ha fatto la sua macumba davanti alle telecamere e le tv sono passate a occuparsi d'altro. Allora il Coordinamento regionale rifiuti, che riunisce molte associazioni del territorio, si è autotassato per organizzare il secondo Spazzatour, invitati in prima file i corrispondenti esteri delle principali testate europee. È bastato sfilare lungo la bretella di collegamento verso Pomigliano d'Arco o nell'agro aversano per osservare come la terra dei fuochi continui a bruciare: «A Casaluce, Frignano, la tecnica è sempre la stessa - spiega Anna Fava - Si fanno piccoli cumuli con i rifiuti industriali, spesso anche eternit, poi per evitare esplosioni si copre con residui della lavorazione della carta o stracci, su tutto vanno gli pneumatici. Così si è sicuri che il fuoco prenda e bruci a lungo, quello che resta sono colline di ceneri tossiche». A Taverna del Re, nel giuglianese, c'è la cittadella delle ecoballe: un cumulo di rotoli di rifiuti ammassati, gli involucri di plastica a brandelli, immersi in un lago di percolato. Le foci dei Regi Lagni sono un monumento alla spazzatura: vengono abbandonati i residui della raccolta differenziata della plastica e della carta, quando la marea sale l'immondizia prende il largo facendo spazio per un altro carico. Il viaggio dei rifiuti verso il sud non si è mai fermato. La guardia di finanza il 30 ottobre ha sottoposto a sequestro quattro aree in Terra di lavoro, tra Portico di Caserta e Santa Maria Capua Vetere. All'interno c'erano tracce di oli esausti e rifiuti speciali, persino eternit. Nel territorio regionale sono stati individuati 2.556 siti da bonificare, il doppio della Lombardia, mentre la magistratura ha avviato un nuovo processo contro la Jacorossi, che avrebbe dovuto fare le bonifiche. Ma Berlusconi insiste, il problema è risolto. Ci hanno pensato lui e il suo fido scudiero, il sottosegretario Guido Bertolaso, con due semplici mosse: varare il decreto legge n. 90 del 23 maggio 2008 e inaugurare l'inceneritore di Acerra. Una strategia basata sull'individuare dieci siti su cui aprire discariche di tal quale e il resto avviarlo alla combustione, la differenziata per carità mai sopra il 40 che se no la A2A, società lombarda subentrata all'Impregilo, non riesce a fare affari a pieno regime con gli incentivi Cip6. L'inceneritore inaugurato il 26 marzo 2009, però, funziona a singhiozzo. A metà ottobre è rimasto fermo per oltre 13 giorni per manutenzione. Uno dei tre forni è ancora alimentato a gasolio. I tecnici lavorano a tappe forzate, al gioiello studiato dal gruppo dei Romiti, già obsoleto nel 1999, deve essere sostituito il sistema di estrazione e spegnimento delle scorie, va tarato per il tal quale e non cdr. C'è fretta perché sta per partire la fase di collaudo: dovrà funzionare a pieno regime per 30 giorni senza interruzione, controllando le emissioni di gas nell'atmosfera. Un risultato ambizioso perché, in appena un mese, ha sforato tre volte. Il 16 settembre nell'aria sono finiti il carbonio organico e l'ossido di carbonio; quattro giorni dopo ancora l'ossido di carbonio; il 24 settembre è toccato all'acido cloridrico. Non solo, siamo già a 84 giorni, sui 35 previsti in un anno, per quanto riguarda gli sforamenti di polveri sottili segnalati dalle centraline dell'Arpac. Se il termovalorizzatore non è un successo, è ferma al palo anche la raccolta differenziata a Napoli (ma a Salerno è arrivata al 72). Per il capoluogo se ne occupa la Asìa spa, a totale capitale pubblico, da marzo 2008 nella mani di Daniele Fortini, che arriva dalla presidenza di Federambente, cioè dall'associazione che riunisce imprese, aziende e consorzi che gestiscono i servizi in fatto di smaltimento rifiuti. Da oltre un anno l'azienda partenopea è senza direttore generale e del personale, non ha un contratto di servizio con il comune e i fondi languono. La raccolta porta a porta, cominciata in cinque quartieri periferici e arrivata a oltre il 70, è sparita dall'agenda. Perché tanto ci sono le dieci discariche e gli altri termovalorizzatori da costruire e se dovessero tornate i sacchetti per strada sarà più facile metterne in produzione altri quattro. Immondizia in discarica. I siti li ha individuati la struttura commissariale, sono distribuiti in tutta la regione. Ma a sopportare un grosso carico è la provincia di Caserta. Si tratta di quella che una vola era la zona più fertile d'Italia, con molti raccolti in un anno grazie all'abbondanza di acque superficiali e alla presenza dei tre vulcani attivi, Roccamonfina, i Campi Flegrei e il Vesuvio. In provincia di Caserta si coltivano 107mila ettari, con oltre 40mila aziende agricole, si producono 17 vini di cui 5 doc, mozzarella di bufala dop, la mela annurca igt, la castagna di Roccamonfina, il formaggio "Caso Peruto" che risale all'epoca romana, due differenti tipi di olio extravergine igt, tre marchi di acque minerali e poi ciliegie, fragole, nettarine e un patrimonio bovino di 65.642 capi. Ora è una voragine che ingoia immondizia: «Il decreto 90 - prosegue Anna - ha reso legale quello che è illegale in tutta Europa, sversare rifiuti indifferenziati e persino pericolosi in discariche non attrezzare, vicine a corsi d'acqua, falde e centri abitati». Una decisione criminale e illogica. Però, ricorda Nicola Capone dell'Assise di Palazzo Marigliano, «il pentito di camorra Gaetano Vassallo ha spiegato che l'immondizia domestica è servita a coprire le tonnellate di fiuti tossici, in alcuni casi addirittura radioattivi, provenienti dal nord Italia e smaltiti illegalmente in Campania». E allora le scelte del commissariato non sembrano così illogiche, piuttosto in linea con un'altra logica. I militari americani di stanza in Campania sono avvisati: rimanere da noi per oltre sei mesi espone ad asma, cancro e malformazioni neonatali a causa dell'ambiente inquinato. Lucia Menna, docente di Igiene veterinaria alla Federico II, avverte del possibile aumento negli uomini di infezioni come la salmonella tramite gli uccelli in discariche di tal quale: «La fauna selvatica rappresenta un serbatoio e un possibile vettore di agenti infettanti sia a medio che a vasto raggio».
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21 Novembre 2009
CAMPANIA - Il tour dei rifiuti
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Adriana Pollice
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