Lautore di questa nota dichiara subito, per debito di onestà intellettuale e morale, di trovarsi in conflitto di interessi per la polemica che solleva, in queste righe, contro i divieti opposti alla realizzazione di parcheggi interrati nelle zone soggette a vincolo paesistico. Egli è infatti proprietario di un terreno in via Petrarca, con ingresso dalla via pubblica Tito Livio: e per quello ha presentato appunto un progetto per la realizzazione di 48 boxes interrati per parcheggio auto. La soprintendenza ai beni ambientali, il Tar Campania e il Comune di Napoli glielhanno rigettato, secondo lui a torto. Per questo aspetto, esercita certo il suo diritto di critica; ma vuole si sappia con chiarezza che è una critica interessata. Che poi sia fondata, valuteranno i lettori e altre più pensose autorità. Si può partire da un dato inconfutabile: uno dei problemi più ardui per i napoletani è scendere dalla macchina, per la banale necessità di fermarsi. Ma fermarsi dove? Ci sono forse parcheggi appositi allaperto? Soste consentite? Spazi anche privati a pagamento? Certo, è possibile materialmente fermarsi in dodicesima fila, nellandito carrabile dei portoni, sulle strisce pedonali, sui quadratini degli handicappati, sui gialli pavoni degli innumerevoli e indispensabili consolati. Ma sono tutti illegali, sanzionati per vero assai di rado dalle autorità costituite, ma molto più attentamente presidiati dalle file dei commercianti, delle signore del tennis e delle spese, dei garzoni dalle consegne improrogabili. Il caos in materia è notorio e non vale la pena di insistervi. Le autorità, almeno centrali, non stanno a guardare. Lallora presidente Prodi decretò lemergenza parcheggi per Napoli, nominando un commissario con poteri straordinari, il sindaco. Il risultato? Il cassetto con leditto di Prodi non fu nemmeno aperto. Sacre, le autonomie locali. Ma, ancor prima, un ministro dei Lavori pubblici, Tognoli, già sindaco craxiano di Milano, organizzò una legge (12289) che consentiva la costruzione di parcheggi interrati anche in deroga ai piani regionali, su tutto il territorio nazionale, imponendo il ripristino delle superfici esistenti. Tutta lItalia se nè giovata, con gran sollievo, tanto più che nelle costruzioni del dopoguerra gli spazi (o standard) pur obbligatori, per i parcheggi non erano mai stati rispettati. Mi risulta ad esempio che il sindaco di Roma Alemanno ha cantato messe per il piccolo Tognoli. Anche Napoli aveva cominciato a giovarsene, e senza danno, per la collocazione sotterranea e il ripristino del soprasuolo. Ma a Napoli, si sa, cè sempre una certa confusione, e tra i cervelli in fuga (quante volte ce ne siamo lamentati) si dà il caso che qualcuno invece non scappi e fruttifichi qui. Così, nel caso in questione, chi doveva appunto fuggire sventuratamente è rimasto. Così un bel giorno due o tre gentiluomini scoprono che il piano paesistico di Napoli vieta lincremento dei volumi esistenti; e ne traggono il corollario aristotelico per cui "volume esistente" è anche quello sotterraneo dei parcheggi appunto interrati. Le obiezioni ci sono state: ma il paesaggio tutela il visibile, si è detto, non linvisibile, sottoterra e reinterrato. E ancora: gli strumenti urbanistici comunali calcolano come volume e carico urbanistico solo quelli fuori terra. E che forse nemmeno sotto i vecchi palazzi si può ricavare unarea di parcheggio? Tutte chiacchiere malvage e perverse. Niente da fare: ha prevalso la delirante opinione di un solo avvocato di Stato, che ha folgorato un unico funzionario della soprintendenza, priva per legge, in Campania, di poteri valutativi; e costui ha convinto un giudice del Tribunale in preda a impeti robespierriani. Alla fine, è stato travolto anche il Comune, che prima non aveva agito male, ma che allo scontro si è subito autoaffondato con eroica inesistenza. Perché lente locale primario non difende mai le scelte di interesse generale? Perché non propizia una decorosa fuga a questi cervelli pervertiti? Perché paghiamo sempre noi? Forse è laspetto innovativo della politica per il Sud? A questo punto suggerisco uno spunto da Nobel: perché non spariamo le vetture come le Funeral House americane per i cadaveri ingombranti? Almeno agevoliamo lassegnazione del premio ai due o tre geni incompresi. E non facciamo del tutto la figura dei fessi contenti.
NAPOLI - Se il parcheggio interrato può rovinare il paesaggio
Un proprietario di un terreno in via Petrarca a Napoli ha presentato un progetto per la realizzazione di 48 box interrati per parcheggio auto. La soprintendenza ai beni ambientali, il Tar Campania e il Comune di Napoli hanno rigettato il progetto, affermando che è in conflitto con il piano paesistico di Napoli. Il proprietario sostiene che il piano paesistico non tratta di volumi esistenti, ma solo di volumi visibili. Ha anche affermato che le autorità locali non stanno a guardare e che il caos in materia è notorio.
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