In un governo che non naviga nell'oro e la fatica a trovare le risorse per tagliare le tasse, Giuliano Urbani, ministro per i Beni e le attività culturali, è uno dei pochi a non lamentarsi. Anzi, alcuni colleghi lo invidiano. Il motivo? Il piano del Lotto appena varato da Urbani dispone di 456 milioni di euro da spendere in tre anni per i restauri. E il Fondo unico per lo spettacolo, rispetto ai 512 milioni dell'anno scorso, avrà 111 milioni di euro in più per il teatro, la lirica, la musica, il cinema e la danza. A Panorama Urbani ha spiegato come il suo ministero sia riuscito a reperire maggiori risorse e come intende spenderle. In passato lei si è lamentato più volte del fatto che in Italia si investe poco nella cultura. Ora da dove sono saltati fuori tutti questi soldi? In parte dal gioco del Lotto del mercoledì e in parte da una novità assoluta: un fondo pari al 3 di ciò che sarà speso per le grandi infrastrutture. Questo fondo sarà amministrato da una nuova società, la Arcus. Il 3 giugno abbiamo approvato il piano per la ripartizione dei 456 milioni di euro provenienti dal Lotto, con restauri su tutto il territorio nazionale e per creare nuove istituzioni culturali. Ovviamente ci occuperemo prima delle emergenze, dei monumenti che hanno urgente necessità di restauro. Ma puntiamo anche su progetti di respiro strategico. Può fare esempi concreti? Ne ho tantissimi, da Bolzano, con il monumento alla Vittoria, alla punta della Sicilia, con il restauro della torre della tonnara di Vindicari, Penso poi ai 21,1 milioni di euro per il recupero delle Residenze sabaude in Piemonte, al grande ampliamento della Pinacoteca di Brera a Milano, ma anche alla nuova Biblioteca nazionale centrale di Firenze, finanziata con 11,7 milioni. Poi ci sono i teatri. I teatri? Scusi, che cosa c'entrano con i restauri d'arte? C'entrano, perché la cultura italiana è legata anche ai grandi teatri storici. E fra le cose realizzate dal mio ministero di cui vado più orgoglioso ci sono proprio i restauri di quattro teatri storici: la Fenice a Venezia, la Scala a Milano, il Petruzzelli a Bari, il Donizetti a Bergamo. Si tratta di un complesso di opere mai compiute in precedenza. Oltre a conservare i monumenti del passato, vi state impegnando anche per il futuro? Certo, anche qui abbiamo dei progetti strategici, come il Museo del design che sarà allestito alla Triennale di Milano, e il Museo della Navi romane di Pisa. Il progetto che più mi sta a cuore è però quello dei Nuovi Uffizi a Firenze, per i quali sono stati stanziati 18,6 milioni di euro. È previsto il raddoppio delle superfici dedicate espressamente all'esposizione, da 6 mila a 13 mila metri quadrati, con un considerevole aumento delle opere da esporre al pubblico. In questo modo gli Uffizi diventeranno il museo più grande del mondo. Avete pensato anche ai servizi per i visitatori, che in molti musei sono ancora carenti? È un punto qualificante del progetto: agli Uffizi è previsto che i visitatori saliranno da 4.500 a 7 mila al giorno. Per questo dal 2006 potranno servirsi di un percorso di visita più razionale, con spazi più ampi per la fruizione delle opere, mentre i servizi avranno una superficie quasi doppia rispetto all'attuale. L'operazione, che costerà 60 milioni di euro, sarà realizzata per lotti funzionali e contiamo di arrivare all'inaugurazione dei nuovi spazi entro il 2006. Tra le iniziative condotte in porto dal suo ministero in questi tre anni spicca la riforma del cinema. Non le è rimasto qualche sassolino nella scarpa? La legge per il cinema era vecchia di 40 anni. Proprio in un'intervista a Panorama mi ero impegnato a cambiarla, per porre fine agli sprechi e gettare le basi di un cinema di qualità e di una solida industria cinematografica. Avevamo un sistema che, a partire dal 1996, con criteri clientelali e ingerenze politiche ha elargito risorse pubbliche a film che hanno avuto in media 500 spettatori. Uno scandalo intollerabile: pensi che abbiamo dovuto fronteggiare un buco di 750 miliardi di lire perché il ministro Walter Veltroni aveva alzato il limite di finanziabilità. Sono contento che la mia promessa sia ora una realtà. In concreto? Il cinema italiano, che è tornato a esprimere grandi contenuti e poesia, ha oggi una nuova legge che rivoluziona il sostegno pubblico alla produzione e alla promozione, introducendo criteri oggettivi per valutare la bontà di un film. Non si giudicherà più un film solo sulla base della sceneggiatura, ma gli autori saranno chiamati a illustrare di persona il proprio progetto. I produttori saranno responsabilizzati e le loro opere saranno realmente sostenute nel mercato nazionale e internazionale, così come saranno premiati il talento e il merito degli artisti. Abbiamo pensato anche ai giovani, con finanziamenti specifici. Sono norme già in vigore? I primi sei decreti attuativi sono stati firmati 1' 11 giugno, entro la fine dell'estate la riforma sarà completa. Ha fatto discutere molto, soprattutto i giovani, la legge che lei ha voluto per contrastare la pirateria su internet. Era proprio necessaria? Assolutamente sì. Tanto è vero che autori, registi, musicisti e produttori sono entusiasti della nuova legge, che favorisce il mercato legale online dei prodotti audiovisivi. Prima, con il Far West online, i danni economici per queste categorie erano enormi. L'Italia non ha fatto altro che anticipare una direttiva europea per il contrasto della pirateria a danno delle opere dell'ingegno tramite internet. In buona sostanza, la legge colpisce duramente i pirati che operano a fini di lucro, riconoscendo tuttavia il diritto alla copia privata di file che riproducono film o canzoni quando sia indicato chiaramente l'avvenuto pagamento dei diritti d'autore. Del lavoro compiuto in questi tre anni, che cosa l'ha impegnata di più? Abbiamo fatto tantissime cose, piccole e grandi. Alcune sono destinate a durare nel tempo. Mi riferisco al Codice dei beni culturali e del paesaggio: con un testo unico di 184 articoli, abbiamo aggiornato una materia che non conosceva sostanziali interventi dal 1939. Poi ho fatto la riforma del ministero, con l'introduzione di nuove strutture che garantiranno la formazione continua degli storici dell'arte e dei restauratori, ma anche più attenzione all'innovazione come il marketing culturale, il merchandising e il virtuale applicato all'arte. In un recente sondaggio sulla «Repubblica», lei è stato indicato come un ministro che conquista consensi anche a sinistra, superando il 50 per cento delle approvazioni. Come se lo è spiegato? Nel modo più semplice: rifuggendo dalle risse televisive e producendo servizi per tutti, il consenso aumenta.