QUando si aprono gli archivi di un museo, ne esce la storia. Nel caso del Museomontagna, più che la storia delle montagne, nel nuovo volume delle Raccolte di Documentazione pubblicato in questi giorni da PriuliVerlucca (399 pagine, 45 euro), è la storia del rapporto delluomo con le terre alte a essere raccontato. Lo scorso anno era uscito un volume strenna che raccoglieva il meglio dellenorme collezione dei manifesti del cinema delle vette. Questanno tocca alle Fotografie delle montagne e sfogliandolo scorrono sotto gli occhi i modi diversi eppure simili di guardare lassù. Si pensi alla seconda e alla penultima immagine, per comprenderlo. In entrambi i casi si tratta di un flusso dacqua che cade nel vuoto, The Staubbach di Francis Frith, del 1864, e la Cascata delle Marmore di Michele Pellegrino, del 1995. Però che differenza nel coinvolgimento di chi li ferma attraverso il mirino. Un secolo e mezzo fa la semplice testimonianza di chi, dalla valle, punta la macchina verso lalto. Nello scatto del fotografo cuneese invece il coinvolgimento è evidente, lacqua che lascia una scia sulla pellicola è lì. È il fotografo che diventa soggetto, che diventa alpinista e percorre il profilo delle montagne dallinterno. Cè la storia della fotografia, dellalpinismo e dellesplorazione, nelle fotografie che si susseguono, splendidamente stampate. Dai fratelli Bisson a Walter Bonatti, da Alberto Maria De Agostini al Duca degli Abruzzi, da Giuseppe Garbari ad Adolfo Hess e Riccardo Moncalvo. E Vittorio Sella, ovviamente. E Henry Bradford Washburn, il grande salitore delle montagne dAlaska (non ci sarebbe stata male una nota biografica per ognuno di loro). Le immagini sono divise per grandi temi - «Alpinisti e sciatori», «Le montagne immaginate», «Oltre le Alpi» e via così - ma non manca allinterno di questi il gusto del gioco, come quando si mette a confronto Robert Montgomery in una foto di scena dal film Petticoat Fever di Fitzmaurice, del 1936 - quasi infilato sul culmine di un picco di cartapesta - e Mike Bongiorno nella pubblicità per la grappa Bocchino, issato sulla vetta del Cervino. La montagna è stata in fondo anche questo.