Come è stato possibile demolire una villa degli anni 60 per realizzare tre corpi di fabbrica quadrifamiliari Il responsabile del procedimento è il geometra Crocetti, coinvolto nel caso Quadra Via Benedetto Castelli, con il suo andamento sinuoso, si estende fra San Gaggio e Poggio Imperiale, ed è stata disegnata dal Poggi. La zona è magnifica e sottoposta a vincolo paesaggistico, ma nel piano regolatore è classificata come sottozona B1 ("edificato saturo") nella quale è consentita la sostituzione edilizia senza vincoli. Così è stato possibile demolire una villa costruita agli inizi degli anni Sessanta per sostituirla con tre corpi di fabbrica quadrifamiliari, per un totale di dodici bilocali di 35 mq, tutti su due piani. E stato possibile prevedere non soltanto un piano seminterrato per ogni corpo di fabbrica ma anche un piano totalmente interrato, fuori sagoma rispetto ai terratetto, adibito ad autorimessa per 15 veicoli. Ed è stato consentito di tagliare alberi, con limpegno di piantarne altri. La società Edilborg di Prato, amministrata da una signora di 71 anni e partecipata dalla Immobiliare Roll di Lorenzo Marchi, ha presentato il progetto di «sostituzione edilizia» firmato dagli architetti Alberto Ortona e Eugenio Bosi il 18 settembre 2006. Liter del procedimento, di cui era responsabile il geometra Emanuele Crocetti (coinvolto nellinchiesta sulla Quadra Progetti), è stato piuttosto laborioso. Il Comune fece una serie di obiezioni sui vani scale, sulle altezze e anche sugli scavi, che sembravano troppo pesanti. Ma infine, l11 agosto 2008, gli uffici delledilizia privata rilasciarono il permesso di costruire. La firma sullatto è dellarchitetto Laura Achenza (anchessa coinvolta nellinchiesta Quadra). Sono seguite a stretto giro puntuali richieste di variante per ampliare lintervento: la prima, assentita il 23 luglio 2009, porterebbe a 14 gli appartamenti; la seconda, presentata il 22 settembre scorso, è in istruttoria. Fra le prescrizioni indicate nel permesso di costruire ve ne è una che alla luce di quanto è accaduto appare cruciale: «Siano rispettate tutte le prescrizioni operative indicate nella relazione geologica». Che in verità appariva abbastanza rassicurante. Niente vincolo idrogeologico. Niente pericolosità idraulica. Pericolosità moderata o media «da processi geomorfologici di versante e da frana». «I sopralluoghi effettuati non hanno evidenziato segni di instabilità in atto o quesciente né fenomeni erosivi in atto». Il geologo, peraltro, raccomandava in fase di progettazione esecutiva una campagna geognostica e tutta unaltra serie di accertamenti, in particolare per individuare «eventuale presenza di acqua a quote che potrebbero interferire con gli scavi o con i piani di fondazione». Ora bisogna capire se questi accertamenti siano stati fatti e se, nel realizzare il vasto scavo, sia stato tenuto conto del fatto che lo strato superficiale dellintera collina è costituito dai materiali instabili risultanti dalla costruzione, oltre cento anni fa, di via Castelli, e sparsi su tutta larea.