L'associazione delle città appartenenti al patrimonio dell'Unesco si interroga sulle linee guida da adottare per la presentazione del piano di gestione. Il dibattito prende le mosse da un documento presentato ufficialmente il mese scorso a Paestum, che indica le linee guida da seguire per la presentazione a Parigi entro l'anno del piano di gestione delle città dichiarate patrimonio dell'Unesco. «Si tratta spiega Manuel Roberto Guido del Ministero per i Beni e le Attività Culturali - di un documento generale, una prima bozza non definitiva e redatta a più mani, che vuole fornire indicazioni utili ai fini della redazione del piano di gestione, per tutte le città che sono state dichiarate patrimonio dell'Unesco. Il pregio del documento è aver individuato una serie di temi da tenere presenti per la redazione del piano di gestione, comuni a tutti i siti». Primo fra tutti la necessità che il piano di gestione individui azioni per valorizzare il patrimonio, compatibilmente con le caratteristiche del territorio e la situazione socio-economica, requisito necessario perché i siti rimangano inseriti nella lista mondiale delle città patrimonio dell'Unesco. Il documento secondo i tecnici presenti al convegno non può dare risposte, ma semplicemente fornire indicazioni utili per calarlo nella realtà di ogni singola città. «Ogni sito - dice Claudio Fedozzi coordinatore della conferenza tecnica dell'associazione città patrimonio italiano dell'Unesco - ha le sue caratteristiche. Non e possibile paragonare ad esempio l'Orto botanico di Padova, alla Valle dei Templi di Agrigento. Questo a dire che ogni città deve soltanto prendere spunto dal documento redatto dal Ministero e farlo proprio». Il documento, comunque secondo i rappresentanti delle 37 città patrimonio dell'Unesco e delle città di Agrigento, Modena e della Valcamonica non associate va emendato. Dovrà essere meno tecnico e mettere in risalto un aspetto comune a tutte le città: la necessità di un coordinamento tra chi ha competenze istituzionali e chi gestisce i siti. «Ferrara - conclude Luca Roversi collaboratore della gruppo tecnico dell'associazione - e uno dei siti più complessi a livello nazionale. Per presentare un piano di gestione adeguato alla nostra realtà, dobbiamo tenere presente che è stato dichiarato patrimonio dell'Unesco sia il centro storico, sia le delizie estensi sia i beni del Parco del Delta del Po. Una realtà composita con un raggio di 60 chilometri e con caratteristiche diverse, che devono continuare ad essere valorizzate, affinché la città mantenga i requisiti necessari ad essere annoverata tra le città patrimonio dell'umanità».