L'operazione Due denunce per ricettazione Da ben tre anni tentavano di smerciarla sulla piazza milanese: «Figura femminile», un dipinto ad olio di Justus Sustermans (1597-1681) artista fiammingo che fu anche pittore di corte presso i Medici, è stato recuperato dopo una complessa indagine dai carabinieri del Nucleo Tutela patrimonio culturale di Monza, coordinati dal sostituto procuratore della Repubblica di Milano Luigi Luzi. L'opera era stata trafugata durante la seconda guerra mondiale nell'abitazione di uno dei più grandi collezionisti nonché critico d'arte e tra i massimi studiosi di Giotto, l'americano Mason Perkins. A 65 anni dal furto, il quadro è improvvisamente ricomparso: il proprietario, un cittadino austriaco, ha tentato per ben due volte di metterlo in vendita (per la metà del valore stimato, pari a 120mila euro) attraverso una trattativa privata e con la complicità del suo procuratore legale a Milano. Città che si riconferma una delle piazze predilette per i trafficanti di opere d'arte. Entrambi sono stati denunciati per ricettazione. Ma questo sarebbe solo il primo capitolo di un'inchiesta che sembra avere imboccato un filone aureo. Il 3 febbraio del 1943, secondo quanto ricostruito dai carabinieri guidati dal comandante Andrea Ilari, due camion pieni di nazisti accompagnati da due gerarchi fascisti di Firenze, si presentarono davanti all'abitazione dell'eclettico collezionista americano, Villa di Sassoforte in Lastra Signa, peraltro già confiscata dal regime. Svuotandola dell'intero patrimonio di opere d'arte. Il dipinto del Sustermans è stato ieri consegnato alla Diocesi di Assisi che Perkins aveva nominato come sua erede. Il collezionista, figlio di un pastore protestante, si era infatti convertito al cattolicesimo e aveva eletto a sua dimora la città di San Francesco dove è vissuto fino alla morte, avvenuta nel 1955. Tale è l'importanza del Perkins per la città di Assisi, che ancora oggi egli è ricordato per aver donato parte della sua splendida collezione di tavole senesi alla Basilica del Santo, parte alla Pinacoteca nazionale umbra di Perugia, nonché per aver costituito un Trust negli Usa che ancora oggi finanzia opere caritative ad Assisi. Il dipinto, secondo alcuni critici, raffigura Vittoria della Rovere, nipote del cardinale Della Rovere ed era stato catalogato dal ministero per i Beni culturali, che al termine del conflitto aveva inventariato i beni sottratti all'Italia e agli Ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale.