L'edificio tra piazza d'Armi e il canale era stato alienato dal Comune per costruire negozi e appartamenti Contestata non la destinazione d'uso ma il metodo: «La scelta doveva essere resa esplicita prima di indire la gara» Non più complesso residenziale - commerciale Dante Alighieri con due negozi a piano terra e 18 appartamenti al piano superiore, bensì un albergo con 44 camere: l'edificio che ospitava in piazza d'Armi le ex scuole elementari ha cambiato destinazione d'uso e il consiglio comunale ha approvato, con il voto della sola maggioranza, la richiesta presentata in tal senso dalla Gestim, la società che in ottobre si è aggiudicata il bene. Era l'unica concorrente presentatasi all'asta con cui il Comune aveva messo in vendita l'immobile già corredato del progetto di recupero, redatto dall'ingegner Silvano Carli e dall'architetto Alfredo Pasquetto, approvato dalla Soprintendenza. Proprio riguardo a ciò, il cambio di destinazione d'uso, ha spiegato in consiglio l'assessore all'urbanistica Walter Montresor, «non inciderà sull'aspetto della struttura e dunque non dovrebbe creare problemi rispetto al parere positivo già incassato dal progetto». Il progetto prevede anche la demolizione - per cui il Comune ha chiesto un contributo alla Regione - dell'edificio a fianco delle ex scuole costruito in fregio al ponte dei Voltoni. Il punto è stato accompagnato da non poche polemiche da parte delle minoranze - assente il consigliere Flavio Amicabile - che si sono dichiarate contrarie all'operazione e, in particolare, alla modalità con cui è stata condotta. «La mia contrarietà al cambio di destinazione d'uso era nota dal 26 febbraio, quando il sindaco ha portato per la prima volta in Giunta questo argomento chiedendo un parere di massima favorevole e allegando alla bozza di delibera il parere favorevole di un legale», ha detto Barbara Vacchiano assessore della precedente amministrazione Chincarini ora all'opposizione. «Ricordo che in quell'occasione e nelle due giunte successive io, con altri due colleghi, abbiamo chiesto di ritirare il punto. La bozza fu ritirata e da allora non abbiamo più saputo nulla della vicenda. Non sono contraria all'opera, ma alla procedura: se un'amministrazione decide di vendere un bene pubblico con una destinazione questa deve rimanere tale. Altrimenti si rischia di discriminare la partecipazione alla gara di altri possibili acquirenti. Ci riserviamo di valutare azioni politiche». Contrari Daniele Reversi e Giacomo Tomezzoli: «Il bene è stato rogitato il 18 febbraio 2009 e dopo due giorni è arrivata la richiesta di cambio d'uso. Eppure presentandosi all'asta la società sapeva bene cosa era stato messo in vendita. Io», ha sottolineato Tomezzoli, «sarei stato ben felice, a suo tempo, di vedere una destinazione alberghiera per l'immobile: dà più lustro alla piazza di quella residenziale commerciale ed è una sorta di male minore rispetto alla nostra proposta, cioè di abbattere l'edificio e recuperare l'apertura della piazza sul canale di mezzo e concedere alla società di costruire altrove. Non capiamo però la modalità con cui è stata portata avanti questa scelta e ci domandiamo quale tipo di progettualità attende il destino della piazza». L'assessore all'urbanistica ha replicato alle obiezioni citando gli articoli delle norme di settore che consentono la deroga del cambio di destinazione d'uso; deroga, ha più volte precisato, che si intende sull'edificio di progetto e non su quello esistente. Montresor ha inoltre ricordato che la Provincia ha respinto il ricorso presentato dalle opposizioni sull'ampliamento dello stabile sul lungolago Garibaldi con concessione in deroga di destinazione alberghiera.