Figlia d'arte all'opera: «Papà Massimino mi passò la passione per il territorio» Irene Zardini di Marano si laurea in ingegneria con una tesi che lancia la proposta: «Una rete di siti d'interesse turistico» Da problema ambientale a risorsa turistica: le cave dismesse potrebbero tornare a vivere per promuovere la Valpolicella e la sua storia. L'idea è di Irene Zardini, che il 27 ottobre scorso si è laureata in ingegneria civile a Trento, con una tesi dal titolo [FIRMA]Le cave in Valpolicella: proposta progettuale per un ecomuseo. L'uovo di Colombo per risolvere un problema ambientale su cui si dibatte da decenni, sfruttando luoghi talvolta spettacolari per ampliare l'offerta turistica. Spiega Irene: «Ho analizzato il caso in modo innovativo. Le cave oggi rappresentano una grave incognita dal punto di vista ambientale, ma potrebbero divenire una risorsa turistica per questa zona, conosciuta nel mondo solo per il vino ma storicamente dedita anche alla lavorazione del marmo e alla sua estrazione». La proposta consiste nella progettazione di un grande museo all'aperto sulla cultura della pietra, che metta in rete i siti dove un tempo si svolgeva attività estrattiva, valorizzandone le differenti peculiarità geologiche, paesistiche o industriali. «L'ecomuseo si caratterizza e si differenzia dal museo tradizionale», sottolinea la maranese, «per essere un museo del tempo e dello spazio: del tempo, perché non privilegia sezioni storiche particolari e definite, ma si riferisce tanto al passato quanto al presente; dello spazio, perché è il territorio nel suo insieme, con tutte le espressioni ed i segni del lavoro sedimentati nello spessore dei secoli». Il piano di riuso delle cave è stato redatto anche raccogliendo esempi progettuali realizzati in altre aree estrattive, sia in Italia che all'estero, traendo da essi alcuni spunti. «A livello internazionale», prosegue Irene Zardini, «quella dell'ecomuseo è definita un'istituzione culturale che assicura in forma permanente, su un determinato territorio e con la partecipazione della popolazione, le funzioni di ricerca, conservazione e valorizzazione di un insieme di beni naturali e culturali, rappresentativi di un ambiente e dei modi di vita che all'interno di essi si sono succeduti». L'idea di creare una rete tra le attività che hanno modellato il territorio, il territorio stesso, le persone che lo abitano e coloro che lo visitano, è quindi concretizzabile proprio attraverso questa istituzione. «In tal modo», aggiunge la Zardini, «l'impatto ambientale generato dalle cave diviene un'opportunità, passando da problema ambientale a risorsa turistica, recuperando contestualmente un interesse culturale verso un'attività che da sempre ha rappresentato per questo territorio un settore importante». Irene Zardini ha dedicato il suo lavoro a papà Massimino, scomparso tre anni fa. «Mi ha insegnato a darmi da fare per il mio paese», conclude. «Con le sue innumerevoli iniziative, mi ha trasmesso la passione per il territorio e la voglia di promuoverne gli importanti aspetti storici, artistici e ambientali».