ROMA - «Per spiegare cosa significa la biodinamica voglio raccontare una storia», esordisce Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente del Fai e promotrice dei convegni dellAssociazione per lagricoltura biodinamica. «Qualche anno fa a uno dei nostri appuntamenti si è presentato un signore egiziano che diceva di voler creare un centro biodinamico in mezzo al deserto. Pur con tutta la fiducia nella biodinamica devo confessare che abbiamo dato poco credito a quelle speranze. Ma dopo qualche anno quel signore si è ripresentato: aveva piantato un bosco, creato piantagioni, coltivato verdure, dato lavoro agli abitanti di 200 villaggi. Ce laveva fatta». Rischiano di restare casi isolati, marginali rispetto alle grandi scelte economiche. «Tanto isolati non mi sembrano. Il figlio di Ibrahim Abouleish, il fondatore di Sekem, la comunità biodinamica nel deserto, è socio dellUn Leadership Forum on Climate Change in cui, sotto il patrocinio del segretario generale delle Nazioni Unite, sono riuniti rappresentanti delleconomia privata che vengono da tutto il mondo. Ed è stato lui, Helmy Abouleish, a sollecitare lintervento di Al Gore sul riequilibrio dellagricoltura». In Italia che futuro può avere la biodinamica? «Il futuro dellagricoltura dipende dalla salute del terreno, dalle scelte che per i biodinamici sono ormai diventate un fatto naturale. E al futuro dellagricoltura si lega la difesa del paesaggio e dunque la possibilità di mantenere attiva la macchina del turismo con tutti i risvolti occupazionali di questa scommessa. E poi ancora cè la capacità di difendere il corpo del Paese dalle frane e dalle alluvioni e il nostro personale corpo dallaumento delle allergie e delle malattie degenerative. Tutto si collega e tutto è collegato allamore per la terra». (a. cian.)