"Fà e disfà, lè tut un laurà", dice un antico adagio milanese. In città funziona così: con disagi e sprechi milionari Dalle strisce blu ai cordoli Atm, tutti i lavori fatti e poi smantellati Lultimo caso in Buonaparte ma pure la discussa pensilina del Nazionale "da modificare" aveva ottenuto a suo tempo lok degli uffici comunali Emblematico il dietrofront su corso Genova: nel 2000 restringimento della strada deciso da De Corato per dare spazio ai pedoni, ora lopposto Lultimo caso? Quello delle corsie preferenziali. Non si era ancora indurito il cemento dei nuovi cordoli in foro Buonaparte che il vicesindaco Riccardo De Corato, il «miglior assessore al traffico dItalia» come pronosticava poche settimane fa il ministro La Russa, ha tuonato: «Troppo pericolosi, vanno eliminati». E non importa che quellopera era stata approvata dalla giunta, e che da sempre il sindaco e tutti gli amministratori ribadiscano la necessità di migliorare la circolazione dei mezzi pubblici, come chiesto da Atm e dai cittadini. Niente da fare: gli operai che li hanno costruiti dovranno smantellarli (come già è successo nel 2007 in viale Monte Ceneri, con il cordolo messo e tolto dopo dieci giorni), mentre almeno nelle altre due vie dove erano in programma gli stessi lavori - Solari e Coni Zugna - il cantiere non è stato neppure aperto. Si potrebbe obiettare: il progetto delle corsie De Corato lha ereditato dal suo predecessore Croci, vuole segnare una rottura. Ma cè un altro caso, di pochi giorni prima, in cui il "fa e disfà" del vicesindaco è stato applicato a una sua creatura. Corso Genova: qui nel 2000 il Comune (De Corato era assessore ai lavori pubblici) decise di allargare i marciapiedi in corrispondenza delle fermate del tram. Una settimana fa è arrivato il contrordine. «Saranno effettuati interventi per il restringimento dei marciapiedi in corso Genova per favorire una maggiore fluidità del traffico e consentire alle auto di scorrere alla destra del tram». Firmato: il vicesindaco. Anche qui, il dubbio regna sovrano: perché favorire le auto a scapito dei pedoni - e di qualche ciclista desideroso di non rischiare la pelle - che su quei larghi marciapiedi potevano circolare senza rischi? Mistero. E ancora, andando a ritroso di pochi giorni nelle comunicazioni della giunta del disfare. In piazza Piemonte la facciata del teatro Nazionale è deturpata da una pensilina in cemento che segnala la presenza del nuovo parcheggio sotterraneo. Dopo settimane di polemiche e raccolte di firme, pochi giorni fa il sindaco Moratti ha dichiarato: «Ho dato indicazioni per rivedere la struttura della pensilina seguendo la linea di quelle Atm disegnate da Norman Foster». Senza dire, però, che "lecomostro" aveva ottenuto i pareri favorevoli della Sovrintendenza e della commissione edilizia del Comune. E se in piazza Piemonte si dovrà studiare come trasformare in plexiglas il cemento, in viale Monza e nelle altre zone dove sono da poco state modificate le regole della sosta (con la ridefinizione degli ambiti tra la Cerchia dei Bastioni e quella filoviaria della 9091) si tratterà di dare nuove mani di vernice, di cambiare cartelli, spedire lettere e pass ai cittadini. Di nuovo, nel giro di poco. Perché anche sul tema della sosta Palazzo Marino ha cambiato idea nel volgere di qualche settimana. O meglio, si è ricordato che le elezioni sono tutto sommato vicine, e che il consenso dei cittadini - siano commercianti o residenti - va coltivato per tempo. Per questo, sempre il vicesindaco, ha annunciato: «Potremo pensare di rivedere la delibera che dispone una turnazione dove vi è una forte presenza di attività commerciali». Potremo. Vedremo. Come in Darsena, dove per anni si è trascinato il degrado dellarea in attesa di un parcheggio che forse nessuno voleva: sono stati spesi soldi per studi e progetti, ora il parcheggio non si fa più. Nel frattempo si girano telecamere e si cambiano sensi di marcia in via Sarpi, dove a fine settembre 2008 il Comune aveva decretato: «Mai più un taxi». Da fine settembre di questanno, invece, le auto bianche sono tornate, anche se non per lintera via. E, per non lasciare con le mani in mano gli operai, si continua con lallegra gestione delle asfaltature a più riprese. È successo, in estate, anche in largo Augusto: poche settimane dopo che il manto stradale era stato rifatto è arrivata Mm a romperlo di nuovo per il «carotaggio archeologico»: nuove buche e nuovi disagi che si sarebbero potuti evitare con la semplice programmazione dei lavori.