Opposizione netta del centrosinistra: «Si rinuncia a tutto senza presentare l'opzione alternativa» La delibera che dà l'ok alla cessazione della spa è passata con 22 voti a 14 CRI.OR. PRATO. Fine di Urban ma fine anche del progetto del polo espositivo. E questa volta, par di capire, in via definitiva. Il consiglio comunale ha votato (22 a favore, 14 contrari), la liquidazione con procedibilità immediata, della spa, la società partecipata dal Comune che aveva redatto, per conto di Consiag, il masterplan dell'Expò all'ex Banci. E dopo la resisteza del centrosinistra allo scioglimento della società Prato per la pace, un altro "no" netto e preciso è venuto sulla chiusura della spa. L'assessore alle Attività produttive Roberto Caverni ha giustificato la cessazione col fatto che Urban «da un anno e mezzo - sottintendendo che il problema è partito nella scorsa legislatura - non riceve incarichi dal Comune. E siccome stava intaccando il capitale sociale, ha avviato le pratiche per l'autoliquidazione». E' stato invece il consigliere con delega all'urbanistica Gianni Cenni a specificare ulteriormente. «Urban nella programmazione territoriale è andata per conto suo, tanto da far minacciare all'ex assessore Stefano Ciuoffo, le dimissioni. Non ha tenuto conto delle previsioni di piano, creando contrasti con i dirigenti dell'urbanistica». Ancora: «Noi non siamo convinti dell'ipotesi prospettata del polo espositivo: eccessivo l'impatto (65mila mq ndr) e troppo costoso (tra i 260 e i 300 milioni ndr). Quello che io definisco un "bombolone" in mezzo a un parco, per funzionare dovrebbe organizzare 80 mostre delle quali 10 a livello internazionale per avere, dopo anni, un utile lordo di 5 milioni di euro. In più starebbe in partnership con Firenze Fiere che fino a due anni fa aveva perdite per 900mila euro». Secondo Cenni: «La liquidazione di Urban porterà a un momento di riflessione anche su come utilizzare le risorse a disposizione». Assolutamente contrario alla decisione il consigliere Pd Enrico Giardi «se la proccupazione di questa giunta è quella di individuare la strada per rientrare dagli investimenti, questa è già tracciata dal piano industriale di Sinloc nel quale si individuano criteri, criticità, ma si afferma che il progetto è bancabile». «Oggi si dice che la città deve rinunciare a quel progetto - ha proseguito - ma significa rinunciare allo sviluppo della città. Si rinuncia a tutto senza presentare alcuna opzione alternativa. Prendiamo atto della liquidazione di Urban e del progetto del polo, ma aspettiamo, questa volta davvero, di discutere qualcosa di altrettanto importante». Di errore strategico «perchè questa è una città che cambia e c'è bisogno di strumenti dedicati all'analisi delle trasformazioni urbanistiche e delle soluzioni adeguate» ha parlato il consigliere Matteo Biffoni: «Urban era uno strumento agile con competenze specifiche e con le capacità di tradurre le idee in operatività». Secondo Biffoni «con la scelta di liquidare la società si è imboccata la strada opposta». Di rischio di perdere i finanziamenti del Pius ha parlato il capogruppo Idv Aurelio Donzella mentre è spettata al capogruppo Carlesi la dichiarazione di voto: «Si sta smantellando, per qualche motivo, tutto quello che "puzza" di sinistra, speriamo che nel prossimo bilancio si tiri fuori qualcosa di buono di un altro colore. Ma così facendo non si pensa al futuro della città».