La società post industriale pone al centro dell'economia non soltanto le imprese di beniservizi, ma anche quelle che offrono prodotti culturali e di spettacolo. Musica, teatro, cinema, arte, editoria, moda (e tutto quanto gira intorno a questi settori) balzano regolarmente agli onori della cronaca conquistando un numero crescente di giovani. Da un'analisi attenta, però, il mercato risulta in parte scoperto di figure capaci di volgere in impresa la vocazione alle arti e allo spettacolo: perché? «Non è facile creare un ponte tra il mondo dei numeri e quello della cultura - osserva Beverino Salvemini, docente di Organizzazione aziendale al corso di laurea in Economia per le arti la cultura e la comunicazione della Bocconi - E l'offerta formativa, in questo senso, non è molta. In Europa, ha una tradizione quella di Rotterdam, Barcellona, Londra che punta su settori specifici come i beni culturali, lo spettacolo, la moda. Nel nostro Paese la ricchezza del territorio è più significativa che altrove, ma solo di recente si è cominciato a guardarla come riserva di impresa e di impiego». «Sulla base della modernizzazio-ne della cultura, nel 1999, la Bocconi ha varato il corso in Economia per le arti la cultura e la comunicazione - aggiunge Salvemini -l'obiettivo è quello di formare giovani capaci di gestire un'impresa e, nello stesso tempo, sensibili all'estetica. Sul mercato sono già fiorite nuove istituzioni di impronta artistica. Altre stanno per nascere. Noi lavoriamo per loro. Per fabbricare figure ad hoc con il sostegno del ministero per i Beni e le attività culturali. Oggi, la domanda di professionisti è più forte nei comparti della moda e del design dove si possono far coincidere le esigenze dello stilista con quelle della produzione. O nel campo dell'edito-riaradiotv dove si devono ottimizzare i diktat della comunicazione con quelli delle nuove tecnologie. I settori aperti ai nuovi profili rimangono, però, i musei, le gallerie d'arte, le biblioteche, il teatro, il cinema, la discografia». «Proprio per questo - conclude Severino Salvemini - con gli studenti lavoriamo molto su casi didattici di attualità. Gli ultimi esempi? Quello sulla valorizzazione dei diritti cinematografici di Cinecittà, sullo sviluppo della fondazione Sandretto di Torino per l'arte contemporanea e quello del festival della musica di Mantova. Sono stati analizzati in aula per più sessioni alla presenza degli operatori aziendali».
Formazione. Incrociare economia e cultura. Manager dell'arte e dello spettacolo
La società post-industriale valorizza non solo le imprese di servizi, ma anche quelle che offrono prodotti culturali e di spettacolo. La musica, il teatro, il cinema, l'arte, l'editoria, la moda e altri settori sono sempre più presenti nella cronaca. Tuttavia, la creazione di un ponte tra il mondo dei numeri e quello della cultura non è facile. L'offerta formativa in questo campo è limitata. In Europa, ci sono esempi di istituzioni che si sono specializzate in settori specifici come i beni culturali e lo spettacolo.
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