E' «GRAVISSIMO» per Fabio Roversi Monaco che a Bologna «il tutto sia sempre inferiore alla somma delle parti, a differenza di quello che accade altrove»: la molteplicità delle iniziative culturali finisce per svilirle sul piano del valore. La sua ricetta per la cultura? Puntare sulle eccellenze della città, la Cineteca e il Mambo. E ripulirla dalle brutture dei graffiti. «Quale cultura in città?» è il tema sollevato due sere fa dal Centro San Domenico in occasione dei suoi incontri del Martedì; seduto allo stesso tavolo dell' ex rettore e attuale presidente della Fondazione Carisbo, il presidente dell' associazione Il Mulino Luigi Pedrazzi. Le valenze positive di Bologna, e poi le note dolenti: è ricco l' elenco stilato da Roversi-Monaco. Fra le perle spicca «il più antico polo universitario d' Europa», che porta in città studenti da tutta Italia, come pochi atenei sanno fare. E poi «la Cineteca, il Mambo, e il pur disordinato evolversi di iniziative musicali». Su questo deve puntare il Comune, che «non deve usare eventi culturali, ma coltivare l' humus che li favorisce». L' ex rettore cita, a questo proposito, Angelo Varni che da anni sostiene queste tesi e che dalle pagine di Repubblica aveva lanciato un appello: «Il Comune faccia promozione, non produzione». Seppur indirettamente, RoversiMonaco coglie l' occasione del dibattito del San Domenico per rispondere alle sollecitazioni degli ultimi giorni, nate dalle diverse opinioni manifestate dagli assessori comunali Luciano Sita e Nicoletta Mantovanie dall' assessore regionale Alberto Ronchi rispetto alla programmazione culturale. Grandi eventi che richiamino un pubblico numeroso e sponsor generosi, o piccoli eventi che costituiscano un sottobosco di appuntamenti in città, denso e fertile ma incapace di grande eco? Roversi-Monaco si dice «felice» di aver evitato «un evento costosissimo come il Festival della Politica: appuntamenti come questo sono per i soli addetti ai lavori e non lasciano nulla, se non il rimando per l' anno dopo». Bisogna contare sulle eccellenze già presenti in città: un discorso già fatto nei giorni scorsi dall' assessore regionale alla cultura Alberto Ronchi. «Bisogna rendere più attraenti, non respingenti, i musei e le gallerie, e lasciar lavorare chi sta ragionando attorno al Museo della Città». Ma accanto a questi punti di forza compaiono anche le «brutture», i pessimi «biglietti da visita della città». «Territorio, ambiente, urbanistica sono tracce indelebili di cultura - spiega Roversi-Monaco - : allora vorrei proprio sapere chi ha autorizzato la Porta d' Europa accanto alla Fiera, che impedisce la vista dei colli. Lo stesso dicasi per l' area ex Buton. E non si tratta di interventi di cinquant' anni fa, ma di ieri e di oggi». Nell' elenco delle brutture finiscono anche i graffiti, «E c' è pure qualcuno che sta ancora a distinguere se sono opera d' arte... ».