In un'epoca in cui il politico non ha più cittadinanza, ecco che, talvolta, inaspettatamente, il gesto dell'arte apre a una poetica del politico. È ciò che hanno fatto le installazioni di Sitart Imagining Plaza a Milano per la ricorrenza della caduta del muro di Berlino, sia scegliendo Piazza Fontana come luogo emblematico per riflettere sulla presenza degli infiniti muri, visibili e invisibili, che costellano la nostra vita, sia decidendo di rendere pubblico il fatto, emblematico e paradossale, che tre delle opere del progetto presentato da Sitart sono state «censurate» dal Comune di Milano. E lo ha fatto appendendo le loro immagini sull'opera di Enrico Cazzaniga Wall Street, un muro di strada costruito con mattoni in asfalto, e accompagnando le installazioni con un comunicato-catalogo che denuncia il carattere politico di tale censura, in cui è pubblicato anche l'incisivo testo critico, anch'esso escluso, di Emanuele Beluffi. Dis-velamento del muro di ipocrisia in cui viviamo, Imagining Plaza delinea una diversa geografia, che si nasconde nei buchi della rete, oltre l'ammaliante cortina massmediale dei festeggiamenti berlinesi. Nell'intricato panorama contemporaneo, in cui è cambiato il rapporto che si instaura tra opera e realtà, tra estetico ed economico, caratteristica degli interventi di urban e public art organizzati da Sitart è proprio quella di raccontare storie, riflettere sugli avvenimenti, intervenire sul recupero della memoria dei luoghi, sulla presenza dell'altro - cronistoria rovesciata di quanto avviene nella comunicazione mediale. E tanto più a ragione Sitart lo ha fatto in Piazza Fontana aprendo gli spazi delle narrazioni per ascoltare e vedere il volto dell'altro, ritradurre in corpi e vite e cose le storie dei perseguitati, degli esclusi, delle diaspore, dei poveri. Se Angelo Caruso con Intrecci ha eretto un palo in cui si intrecciano tutte le bandiere del pianeta, l'installazione sonora di Carlo Dulla Memoirs of a place fa risuonare le voci delle piazze del mondo: i desaparecidos argentini, le madri di Tianammem, i berlinesi divisi dal muro, i cittadini morti e feriti all'interno della banca di Piazza Fontana. Perché i grandi eventi si intrecciano alle singole vite di quanti non hanno nome soltanto nel cuore e nel ricordo di quelli che li hanno amati. Così l'installazione Coni d'ombra di Federico De Leonardis posta di fronte al luogo dell'eccidio di piazza Fontana è una esortazione a non dimenticare, che risuona anche nelle memorie iconografiche del progetto di Pino Lia MemoRingsquare. Anche le altre installazioni ruotano sulla memoria chiamando poeticamente in causa gli alberi quali narratori di storie e custodi ( L'Alfabeto degli alberi di Fernando Fedi e Gino Gini) o riflettendo sui muri e sui modi di aggirarli (Andrea Zanotti) o sulla loro presenza pervasiva come i muri di gomma del sodalizio Anomala. È sui muri invisibili dell'esclusione che si infrange il dire sommesso, rappreso nelle voci che sono quanto resta delle vite spezzate, dei legami infranti, e insieme degli eventi che hanno mutato e stanno mutando la nostra vita, quella di interi continenti e del mondo. Per ricordare che la libertà è fragile e «va trattata con cura», come fa nella sua installazione sonora Domenico Olmedi, in un mondo in cui, mentre si aprono le frontiere, si rafforzano e si moltiplicano i confini invisibili quanto più l'altro si fa vicino. L'esclusione è oggi il fenomeno centrale delle società avanzate nelle quali si parla tanto di sicurezza e di controllo del territorio, mentre si dovrebbe parlare di nuda vita che ci appare oggi in tutte le sue forme offesa, manipolata, omologata rispetto alle sue esigenze più elementari, in un mondo dove dolore e di lacrime che eccedono la possibilità di essere detti, se non come piccioni spazzatura o il surreale Ricordo del mulo di Bellino (Mme Duplok) e un letto matrimoniale separato da un muro (Ruggero Maggi). E ancora di questo e di noi ci parla la rappresentazione delle opere censurate di Federico De Leonardis, Pino Lia, Andrea Zanotti sul muro di Enrico Cazzaniga Wall Street.