«La crisi? Ma quale crisi, il settore tira che è una bellezza, faccio il vigile da trent'anni e non ho mai visto tanti cartelloni.., tanta pubblicità e tanta schifezza per strada come ora. Se le ditte che fanno questo lavoro tra oggi e domani decidessero di mettere un impianto sulla facciata, chissà? di una basilica, ci riuscirebbero. Vogliamo scommettere? Questi sono potenti. Hanno fatto i soldi. Soldi veri....e tanti ». E le rimozioni? «Ma chi le fa più. Siamo fermi da maggio. Ormai ci solo i temporali e i nubifragi. E allora sì: pali che si staccano, plance che volano da tutte le parti, uno spettacolo. Se non cascano in testa alla gente o su qualche auto rimangono a terra per mesi. E' uno scandalo». Se lo dice Giuseppe (il nome è di fantasia) che fa il vigile da una vita e da una vita si occupa di affissioni e pubblicità c'è da credergli. Ha passato anni a compilare verbali per multe che nessuno ha mai pagato e mai pagherà. «Circa 200 mila l'anno e quasi sempre tornano indietro. La sede è inesistente. O si scopre che l'amministratore della Srl è un povero Cristo, un extracomunitario non rintracciabile. E male che va c'è sempre una sanatoria, un condono. Per non parlare dei manifesti selvaggi e dei politici. Quelli non pagano mai, al massimo una sanzione cumulativa di 200 euro se il committente non vuole avere altre scocciature». Apolidi. Immigrati senza fissa dimora o imprenditori che sanno come aggirare regole che cambiano di continuo. Ma il mercato è fatto anche di ditte serie costrette a rivaleggiare con una concorrenza sleale. Così che gli scandali sono due. Il primo è la città incartata. Più incartata - se possibile - di prima, di sempre. Cartelloni addossati uno all'altro da togliere il respiro. Una gigantesca ragnatela subliminale che non risparmia niente e nessuno: semafori, incroci, indicazioni stradali, abitazioni private, ex voto. - Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Hanno vinto loro: i cartellonari. Il via libera è arrivato con la cortituzione di una nuova banca dati, un'operazione che di proroga in proroga si trascina da tempo. Il Comune l'ha istituita e vi si accede con una semplice autocertificazione. Basta indicare il numero e il tipo di impianto. I controlli sono rarissimi. E il piano regolatore è come la tela di Penelope, Athos De Luca, sarà per il nome da moschettiere e forse anche per il pizzetto, ha fatto dell'abusivismo il suo nemico numero uno. E' riuscito a eliminare i 6x3 e ora si trova a fare i conti con la moltiplicazione dei 4x3. Uno accanto all'altro fanno 8x3. Una lenzuolata stesa sulla città in barba a qualsiasi forma di decoro urbano. «Ho presentato un esposto al prefetto per denunciare tutte le violazioni al codice della strada, il 70 dei cartelloni non è regolare, protesta il consigliere Pd. Secondo De Luca «il comune ha puntato tutto sul paga e installa sulla monetizzazione» rinunciando di fatto negli ultimi mesi alle rimozioni, «che nella passate stagioni erano state in media 67 mila circa». I numeri sembrano dargli ragione. In quasi tutte le grandi città la pubblicità sui cartelloni e sui manifesti è in calo. A Roma si è passati da 8 milioni di euro a circa 20 milioni di euro (senza recuperare il contenzioso). «Dall'inizio dell'anno sono stati rimossi in esecuzione forzata 3400 cartelloni a cui si aggiungono quelle spontanee su ordine dell'amministrazidne comunale», ha dato i suoi numeri Davide Bordoni, assessore alle Attività produttive. Il quale va fiero anche degli 856 verbali notificati ai pubblicizzati , pari a 542 mila euro. Somma richiesta ma non ancora incassata visto che pagare è l'ultima cosa che le ditte fanno. E le altre città? «A Milano l'abusivismo dei cartelloni non esiste - rivendica Marco Ricci, che dirige il settore - ma non fateci passare per una Svizzera, anche noi abbiamo i nostri problemi, locandine e volantinaggio abusivo». A differenza di Roma, Milano ha censito i suoi spazi: 200 mila metri quadri, non un centimetro di meno o di più. Nulla in confronto alle sterminate e incontrollate praterie romane. Eppure gli introiti derivati dai poster sono gli stessi: 20 milioni, compresa l'imposta sulla pubblicità e i diritti sulle affissioni. «Incassiamo circa 19 milioni di euro ma stiamo pensando di ridurre gli spazi e migliorarne la qualità dei nostri 11 mila impianti fissi», spiega Gianguido Pessoni, assessore ai Tributi al Comune di Torino. «In questo settore ci crediamo ma vogliamo riordinarlo, abbiamo investito 150 mila euro per una nuova macchina timbratrice e 2 milioni per rinnovare il design e rendere più appettibili gli impianti». Genova, che pure ha i suoi problemi, incassa solo i milione e 100 mila euro. Nei caruggi non c'è spazio per i cartellonari.