Debbo confessare che, visto nelle foto, dall'altra parte dell'Oceano Atlantico, il Museo Maxxi, appena inaugurato a Roma, non mi piace molto. Ma non vorrei apparire sgarbato, considerato l'apprezzamento espresso nei confronti di quella struttura dal gentilissimo ministro italiano dei Beni culturali Sandro Bondi. Ma il fatto è che il Maxxi sembra piuttosto una scultura gigantesca (la sua forma va cioè oltre quella di un semplice museo) e mi pare pure gravato di un costo eccessivo. Del resto, i critici ne stanno celebrando la forma scultorea, non la funzione. Certo, il giudizio finale su quel nuovo museo lo avremo al massimo entro un anno, allorché si capirà se i visitatori saranno riusciti a fruire o meno degli spazi che esso mette a disposizione sia internamente sia esternamente. Dentro il Maxxi, cioè, la gente si troverà davvero a proprio agio? Avvertirà sul serio il piacere di trovarsi dentro e accanto a un edificio particolare, oppure quella di questi giorni è solo eccitazione dovuta a novità? Ancora: si riuscirà a mangiare un panino seduti fuori al Maxxi, come si fa per esempio accanto al Colosseo? Lo spazio interno al museo è insomma veramente adatto alle esigenze specifiche delle esposizioni o è invece centrato solamente sopra se stesso? Domande, queste, a cui appunto solamente il passare del tempo saprà rispondere. Né io posso recensire dettagliatamente questo edificio prima di averlo visitato di persona. Motivo per cui vorrei qui accennare invece alla festa scatenata dai media attorno alla sua inaugurazione. Apprendendo dalla stampa italiana dell'unanimità di opinioni sullo splendore del progetto, mi rendo per esempio conto che il mio parere personale, assai prudente in materia, è evidentemente sfuggito a qualcuno. E poi l'architetto Paolo Portoghesi e due giornaliste italiane, Angela Vettese su Il Sole-24Ore e Simonetta Bartolini su Libero, hanno affermato più o meno le stesse cose che sostengo io, vale a dire che il nuovo museo (forse) non è per niente bello, (forse) i suoi spazi non sono adattati alle esposizioni, e così via. Resta però, a parere mio, un altro punto, il più inquietante di tutti, e s'incentra sul metodo utile a verificare e a giustificare la validità di un progetto. Lasciando per il momento stare la questione del valore architettonico del nuovo museo capitolino, quasi tutta la stampa scrive che si tratta di un vero capolavoro e questo principalmente perché lo dice The New York Times. Forse capolavoro quella struttura lo è sul serio, ma davvero gli italiani sono disposti a confidare ciecamente in opinioni che vengono d'Oltreoceano? E se fossero opinioni sbagliate? Mi domando infatti perché a nessuno sembra essere del tutto eccessivo il fatto che certa critica statunitense affermi che adesso Roma è finalmente divenuta una destinazione importante per i turisti americani. Strano, credevo che i turisti stranieri giungessero a frotte nella capitale per fotografare il Colosseo e il monumento eretto in onore di re Vittorio Emanuele (il secondo peraltro tanto odiato da certa intellettualità radical-chic italiana). Io infatti pensavo (e forse qui mi sbaglio) che il Maxxi fosse stato costruito per soddisfare quel numero d'italiani che hanno a lungo e assolutamente desiderato un museo di arte contemporanea in stile contemporaneo, non i turisti da albergo. Vi è poi la questione dei contenuti del Maxxi. Qualcuno ha detto che ora, grazie a questo museo, Roma dovrà spendere con generosità onde acquistare una collezione di arte contemporanea degna di essere ospitata in quelle sale. Ancora una volta, non ne sono affatto convinto, e mi permetto, sul punto, una raccomandazione. Molti prodotti dell'arte contemporanea fanno letteralmente schifo (scusatemi, non si tratta di un gusto personale conservatore, ma di una reazione fisiologica naturale contro le forme divelte, le lame di metallo, gli escrementi, la carne putrida, e così via). Va insomma benissimo avere a disposizione un edificio innovativo da poter utilizzare per eventi vari, come ha già spiegato, parlando di multifunzionalità e d'inclusività, l'architetto Zaha Hadid, dopo l'inaugurazione della struttura affidata a un balletto che pare avere ottenuto grande successo. Ma utilizzare l'edificio per spendere soldi destinati ad acquistare oggetti rivoltanti non ha senso, soprattutto in giorni come questi, funestati dalla crisi economica. Mi congratulo di cuore con Zaha Hadid per aver portato a termine il Museo Maxxi. Conosco un numero sufficiente di elementi storici relativi al suo progetto, compresi i numerosi ritardi, e quindi mi sento di condividere la gioia di vedere l'impresa finalmente ultimata. Epperò mi piacerebbe, ribadisco, che quell'edificio romano venisse giudicato per il valore strettamente architettonico che ha o che non ha. Aspettiamo, dunque, con calma e con professionalità. Quel che solo mi disturba e il parossismo che sta circondando l'opera, ora che essa è compiuta; cosa, questa, per nulla imputabile all'architetto che l'ha realizzata, ma a quel certo mondo di astanti che ha ben altra qualità. Quando apprendo che per certuni adesso Roma è finalmente pronta per affrontare il futuro, per muoversi verso la contemporaneità, e che il Maxxi cambierà la vita culturale e sociale della città, mi viene la nausea. Chi ha inventato il Futurismo se non gli italiani, e questo diversi decenni fa? L'Italia non ha forse prodotto una percentuale enorme del design innovativo del secolo XX? Ecco, come al solito il narcisismo arrogante di certo mondo dell'arte contemporanea non sa far altro se non esagerare.