SCRITTA quella fondamentale, bisogna fare altre carte per l'Europa. Niente convenzioni e nemmeno stregonerie, si tratta di salvare i nostri monumenti, messi in pericolo dal clima che cambia. Serve un atlante. Nasce allora il progetto Arca di Noè, coordinato dall'ISAC, l'Istituto di scienze, dell'atmosfera e del clima del Cnr di Bologna. I Templi di Agrigento reggeranno al Sahara che avanza? Che ne sarà di Pompei e di Venezia? E, varcati i confini nazionali, in quel nord sempre più colpito da catastrofiche alluvioni, ce la faranno il Ponte Carlo di Praga o il cuore di Dresda? Domande alle quali tenteranno di rispondere scienziati italiani, inglesi, svedesi, polacchi, cechi, spagnoli e norvegesi. Hanno avuto l'incarico di prevedere il futuro e 1.200.000 euro dalle autorità di Bruxelles alle quali dovranno dar conto fra tre anni. Ipotizza Cristina Sabbioni, dell'Isac: «Le tempeste di sabbia conseguenti alla desertificazione potrebbero causare l'erosione del materiale lapideo con cui sono stati edificati templi e palazzi storici dell'Italia meridionale. Nell'Europa settentrionale, invece, le inondazioni metterebbero a rischio strutture in legno e pietre contenenti argilla, materiali deperibili al contatto con l'acqua, e frequentemente adoperati in quest'area». La Sabbioni però precisa che non c'è alcuna voglia di fare previsioni apocalittiche. «Se è vero che per il futuro si può immaginare un aumento di particelle nell'aria, specie di quelle fini, e quindi, come conseguenza, l'annerimento ulteriore dei nostri monumenti afferma - è altrettanto vero che, per effetto delle politiche energetiche, sta calando e continuerà a calare la concentrazione di ossidi di zolfo, i killer del bicarbonato di calcio». Lo scopo del progetto Arca di Noè è quello di tracciare, in prospettiva, una carta della vulnerabilità dei monumenti a rischio. Fino ad oggi si sono fatte proiezioni a dieci anni, adesso si vuole guardare molto più avanti. Gli scienziati avanzeranno sul tavolo dei politici europei, coinvolti nei gruppi di lavoro, gli scenari possibili al 2025 e al 2070. Saranno valutati tutti i fattori di degrado dei manufatti: la temperatura, l'umidità relativa, i cicli di gelo e disgelo e così via. «Scandaloso che nessuno si fosse preoccupato del patrimonio culturale» afferma la Sabbioni. Da oggi la cosa cambia: «in Europa non c'è città o villaggio che non abbia un monumento che non vada difeso».
Progetto del CNR. Uno studio sul clima per salvare i monumenti
Il progetto Arca di Noè, coordinato dall'ISAC, mira a prevedere il futuro e salvare i monumenti italiani e europei da danni causati dal clima. I 1.200.000 euro assegnati dalle autorità di Bruxelles saranno utilizzati per creare un atlante che tracci la vulnerabilità dei monumenti a rischio. Gli scienziati italiani e internazionali lavoreranno insieme per valutare i fattori di degrado dei manufatti, come la temperatura, l'umidità e i cicli di gelo. Il progetto si concentra sulla creazione di una carta della vulnerabilità dei monumenti a rischio, con proiezioni fino al 2070. L'obiettivo è quello di difendere il patrimonio culturale europeo.
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