«Nella nostra terra - la Puglia - non esiste l'idea che tra le cosiddette due culture esista una separazione. Nella nostra terra non esiste l'idea che fra appartenenze religiose diverse, fra storie diverse esista una separazione o addirittura una ragione di contrapposizione». E' per questo che più che insistere sulla presunta identità mediterranea, sulle affinità fra i paesi del bacino, sulle quali s'è fatta fin troppa retorica, secondo Silvia Godelli è utile «puntare proprio sulle differenze, altrettanto numerose e profonde, imparare a conoscerle e a riconoscerle per valorizzarle, attraverso una rigorosa attenzione all'altro». Soltanto in quest'ottica - assicura l'assessore regionale al Mediterraneo - si sono potuti avviare con successo progetti di cooperazione internazionale che coinvolgono partner profondamente diversi, per cultura, tradizioni, storia, economia. A cominciare dalle diciassette regioni italiane chiamate a collaborare per «Diarcheo», il progetto integrato che - nell'ambito dell'Accordo di programma quadro Paesi del Mediterraneo - si occupa specificamente di valorizzazione e salvaguardia del patrimonio culturale e archeologico. E del quale si è ampiamente discusso ieri nel corso del convegno internazionale dedicato alla «Programmazione 2007-2013» dell'Unione Europea, in corso anche questa mattina al Castello Svevo di Bari, con rappresentanti delle regioni partecipanti chiamati a raccontare le rispettive esperienze e il proprio impatto con un nuovo modello di cooperazione. Prima ancora dl avviare quelle «azioni di cooperazione internazionale di mutuo interesse, da realizzare in favore dei Paesi della sponda sud del Mediterraneo» - infatti - quelle regioni hanno dovuto confrontarsi fra loro, con tutte le difficoltà che si possono immaginare quando la Lombardia è chiamata a confrontarsi - per esempio - con la Sicilia, viste le intuibili distanze, non solo geografiche, fra le due realtà. In questo difficile percorso di condivisione, la Puglia - attraverso il Servizio Mediterraneo e insieme a Innovapuglia - ha assunto il ruolo di coordinamento della progettazione e della attuazione degli interventi per l'intero progetto «Diarcheo», del quale fanno parte sei sottoprogetti, da realizzarsi fra Egitto, Tunisia, Marocco e Giordania, con la attivazione di collaborazioni di volta in volta diverse. Un ruolo che ha assunto quasi naturalmente, per la sua «vocazione - già territoriale, ma anche storica - a costruire relazioni, a dare concretezza a transiti», sottolinea ancora Godelli. Cui fa eco Salvatore Giannino, che dall'osservatorio parigino della Divisione delle politiche scientifiche e dello sviluppo sostenibile dell'Unesco, fa sapere che, secondo stime dell'Onu, nel 2025 il 70 per cento della popolazione mondiale sarà residente nelle zone costiere, ciò che rende il Mediterraneo un potenziale «laboratorio pilota di questo nuovo modo di abitare il mondo». E questi progetti un modo per tutelare quel grande mosaico che è la cultura mediterranea, espressione e sintomo della nuova globalizzazione. Gli interventi istituzionali si arricchiscono poi delle presenze di Antonio Verrico - del ministero dello Sviluppo Economico, finanziatore del progetto grazie a una nuova interpretazione nell'utilizzo dei Fas (Fondi Aree Sottoutilizzate) - Maria Grazia Rando - del ministero Affari Esteri, impegnato a garantire un livello alto nel «nuovo esercizio» di cooperazione fra regioni e nell'assicurare continuità al dialogo con i paesi delle altre sponde. Che certo non si tirano indietro, ll giordano Mohammad Khatib pensa alla grande esperienza della Scuola del Mosaico di Madaba, inaugurata nel 1992 grazie al contributo del ministero degli Affari Esteri italiano, nella quale si sono formati all'arte del restauro ragazzi dalla Siria, dalla Libia, dal Marocco, dalla Somalia, con conseguente creazione di nuovi posti di lavoro, oltre che di ragioni di contatto fra paesi più o meno limitrofi. Insieme a Umbria e Basilicata, stavolta si mira alla valorizzazione dei siti archeologici di Jarash e Umm al-Jimal, con un grande potenziale indotto turistico. Il marocchino Hassan Hbid, direttore del Centro Ricerche sul Sahara, guarda con interesse a una nuova prospettiva capace di coniugare il deserto al mare, mentre la Puglia si lancia con entusiasmo nella progettazione di un parco archeologico urbano nell'oasi di Siwa, in Egitto, insieme al Molise. Un percorso che si concluderà con la realizzazione di un itinerario artistico-culturale «che metta in continuità le esigenze abitative del tessuto storico con i monumenti principali e le località archeologiche che circondano l'area urbana». Il tutto con il coinvolgimento diretto della comunità locale, che beneficerà dell'inevitabile «rientro» economico. Mentre a noi resterà fra le mani l'immateriale ma fondamentale contributo in termini di savoirfaire nel recupero - in chiave turistica - delle aree archeologiche, materia nella quale gli egiziani sono maestri.
PUGLIA - Diarcheo, il Mediterraneo dei parchi archeologici. La Puglia nel progetto internazionale di Siwa, in Egitto.
Il progetto Diarcheo, finanziato dal ministero dello Sviluppo Economico, mira a valorizzare e salvaguardare il patrimonio culturale e archeologico del Mediterraneo. La Puglia, attraverso il Servizio Mediterraneo e Innovapuglia, ha assunto il ruolo di coordinamento della progettazione e dell'attuazione degli interventi per l'intero progetto. Il progetto coinvolge sei sottoprogetti in Egitto, Tunisia, Marocco e Giordania, con la partecipazione di collaborazioni diverse. L'Unesco ha espresso interesse al progetto, che potrebbe diventare un laboratorio pilota per il nuovo modo di abitare il mondo.
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