Scandagliato il fondale di Maratea: a seicento metri di profondità è stato scoperto un giacimento di vasi antichi. Niente nave, niente scorie radioattive e soprattutto niente misteri. La Oceano mare ha setacciato per giorni il Tirreno a largo di Maratea alla ricerca di un'altra presunta nave dei veleni indicata dal pentito della'ndrangheta Francesco Fonti. Secondo il suo racconto lì i clan calabresi, con la copertura dei servizi segreti e di importanti uomini delle istituzioni, avevano affondato la Yvonne A carica dì veleni. Invece li specialisti della Mare oceano ,appositamente inviata in Calabria per fare luce sulle rivelazioni del pentito, hanno appurato che non c'è alcun relitto di imbarcazioni cariche di rifiuti radioattivi ma a circa seicento metri di profondità uno scafo da diporto di piccole dimensioni, affondato probabilmente a causa d'un incendio divampato a bordo, e duecento anfore che secondo i primi rilievi risalirebbero all'epoca greco-romana. L'esito degli accertamenti è stato ufficializzato ieri pomeriggio a Potenza dai procuratore distrettuale antimafia potentino, Giovanni Colangelo, e dal comandante del reparto ambientale marino delle Capitanerie di porto presso il ministero dell'Ambiente, il capitano di vascello Federico Crescenzi. La Mare oceano è giunta a largo di Maratea dopo le perlustrazioni nel Tirreno che fronteggia Cetraro, in Calabria, dove sempre secondo il racconto del pentito c'era la Cunski , una motonave che sarebbe stata inabissata anch'essa dalla'ndrangheta colma di scorie radioattive. La Mare oceano, invece, ha appurato che il relitto effettivamente presente a largo di Cetraro è un innocuo piroscafo affondato nel 1917. Nelle acque lucane la nave inviata dal ministero ha scandagliato due aree (di 18 e 10 miglia quadrate) sulla base delle segnalazioni dei pescatori, le cui reti in quel tratto di mare si impigliano spesso: i rilievi hanno permesso di escludere «la presenza di imbarcazioni per il trasporto di merci ha aggiunto Colangelo anche se le indagini non sono chiuse, e saranno effettuate altre verifiche: la soglia di attenzione resterà alta».
CALABRIA - Niente nave dei misteri: solo anfore romane.
La nave "Yvonne A" è stata scoperta a 1.500 metri di profondità nel Tirreno a largo di Maratea. Secondo il pentito Francesco Fonti, la nave era carica di veleni e affondata dall'ndrangheta. Tuttavia, gli specialisti della Mare oceano hanno scoperto che il relitto è uno scafo da diporto di piccole dimensioni, probabilmente affondato a causa di un incendio, e duecento anfore che risalgono all'epoca greco-romana. La Mare oceano ha anche escluso la presenza di imbarcazioni per il trasporto di merci. Le indagini non sono chiuse e altre verifiche saranno effettuate.
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