Finalmente. A distanza di un anno e mezzo dal varo delle linee guida per regolare l'attività di scambio, prestito e collaborazione tra musei e altre istituzioni, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha diffuso una circolare in data 9 novembre 2008 con cui obbliga le soprintendenze italiane a fornire l'elenco delle opere «indisponibili» entro il 31 marzo 2010. Si tratta del primo, concreto passo verso la definitiva regolamentazione di una materia spinosissima com'è quella dei prestiti di opere d'arte. Come si ricorderà, più di una volta in passato si erano levate fior di proteste per le «trasferte» giapponesi di opere come l'Annunciazione di Leonardo da Vinci o la Venere di Urbino di Tiziano. In seguito a quelle polemiche, alla fine dell'estate 2006 venne istituita una commissione (detta «commissione prestiti») che avrebbe dettato le linee guida da tenere in questo genere di situazioni, il cui lavoro si tradusse in un decreto ministeriale solo nel gennaio del 2008. Nell'appendice a questo documento vennero inserite le liste delle «Ragioni per prestare o non prestare un'opera»; e tra i vari motivi della seconda categoria, si faceva espresso riferimento a «restrizioni legali poste su un oggetto dal proprietario, donatore o statuto del museo». In pratica veniva riconosciuto che per legge si poteva vietare il prestito di un'opera indipendentemente dalle sue condizioni. Ma questa legge esiste già ed è l'articolo 66, comma 2, lettera b del «Codice dei Beni Culturali» del gennaio 2004, che indica chiaramente che non possono uscire «beni che costituiscono il fondo principale di una determinata ed organica sezione di un museo, pinacoteca, galleria, archivio o biblioteca o di una collezione artistica o bibliografica». Recependo tutti questi provvedimenti, il direttore generale per il paesaggio, le belle arti, l'architettura e l'arte contemporanee, Roberto Cecchi, indica «che l'elenco delle opere indisponibili al prestito «è da considerarsi riferito sia a opere di proprietà statale sia a opere di proprietà di enti locali i privati (proprietà ecclesiastica), sottoposte a tutela ai sensi del Codice dei beni Culturali il cui prestito per mostre o manifestazioni è sconsigliato in assoluto». E poi prosegue indicando la necessità di individuare le opere «di valore eccezionale di manifesta intrasportabilità, specificando le ragioni di tale selezione e i criteri usati per tali valutazioni, riservandosi di trasmettere i relativi elenchi successivamente e comunque non oltre il 31 marzo 2010». Le spinte centrifughe - e deleterie - che vorrebbero considerare le opere d'arte di maggior pregio del patrimonio storico artistico italiano sempre più prestabili (e quindi oggetto dell'interesse soprattutto della classe politica che le predilige per pavoneggiarsi), adesso si scontreranno con un nuovo paletto legale messo dalla direzione generale del Mibac. Già all'inizio del 2009 venne resa nota la lista dei capolavori «imprestabili» della Galleria degli Uffizi: questa comprendeva le tre Maestà (di Giotto, Cimabue e Duccio), l'Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano e l'An- nunciazione di Simone Martini, la Madonna e Sant'Anna di Masaccio, la Pala dei Magnoli di Domenico Veneziano, la Battaglia di San Romano di Paolo Uccello (attualmente in restauro), i Ritratti di Federico da Montefeltro e Battista Sforza di Piero della Francesca, i tre dipinti della Sala 15 di Leonardo da Vinci (l'Annunciazione, l'Adorazione dei Magi e il Battesimo di Cristo), il Tondo Doni di Michelangelo, la Nascita di Venere e la Primavera di Botticelli, Leone X e la Madonna del Cardellino di Raffaello, la Madonna del collo lungo del Parmigianino e l'inquietante Medusa di Caravaggio. Dal momento che il Mibac parla di elenchi di soprintendenze, sarà interessante vedere quali opere verranno scelte, per esempio, alla Galleria dell'Accademia, a San Marco, nei musei di Palazzo Pitti e al Bargello. In quest'ultimo caso, a nostro avviso, c'era già un'opera «di valore eccezionale», e quindi imprestabile il David di Donatello - che invece venne spedito a Rho per una Fiera Campionaria. Con le nuove regole volute dal Mibac, questi «incidenti» dovrebbero essere esclusi.