Caio, Meleagro, Odone, Plautus. Erano antichi romani, oggi sono i nomi dei nuovi abitanti di Pompei: i cani. I randagi dell'area archeologica, per anni simbolo del degrado e dell'abbandono, sono diventati adottabili in tutto il mondo. L'iniziativa arriva da una squadra speciale che riunisce il commissario delegato Marcello Fiori, Enpa, LAV e Lega Nazionale Difesa del cane. Lo scopo è risolvere uno dei problemi più annosi degli scavi, unendo per la tutela degli animali con la sicurezza pubblica. A sostenere il progetto (C)Ave Canem anche il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali. Una proposta che lo stesso Fiori ha definito «di legalità e di civiltà». La presentazione si è svolta ieri proprio nella famosa Casa del Poeta Tragico, quella appunto con il mosaico del cane alla catena e la scritta cave canem . «I cani sono visitati, microchippati, curati e messi in adozione», spiega Carla Rocchi, presidente Enpa. «L'idea nasce da una gestione intelligente degli scavi e volta a risolvere il problema del randagismo in modo etico. Da animali vaganti che erano, il collarino e il numerino che avranno d'ora in poi li ha fatti diventare cani del luogo a tutti gli effetti. Sono i custodi delle case. Già oggii turisti li chiamavano e li accarezzavano. E come se la loro presenza ridesse vita alla città di Pompei. Si tratta di un messaggio straordinario dal punto di vista culturale». Ogni cane ha ricevuto un nome romano. A scodinzolare tra gli scavi ci sono Polibia, Menade, Licinio, Eumachia. Ciascuno battezzato in base alla domus nel cui territorio ama maggiormente scorrazzare. IL CENSIMENTO. Il progetto prevede diverse fasi. «La prima è il censimento, iniziato a riflettori spenti giovedì scorso», spiega Gianluca Felicetti, presidente LAV. «Finora ne abbiamo registrati una trentina e abbiamo allestito due aree di accadimento, con delle cucce e del cibo. Questo è un grande aiuto al volontariato locale che finora ha seguito gli animali». In un secondo momento i cani saranno posti in adozione sul sito www.canidipompei.com. Intanto per chi chiamerà per accogliere uno di loro gli scavi offriranno una visita guidata gratuita in tutto il sito archeologico, e inoltre nelle zone dove sono presenti le associazioni sarà fornita assistenza veterinaria gratuita per il primo anno. Per avere informazioni fin da ora è possibile chiamare l'area archeologica al numero 0818575372. «Il problema del randagismo è molto diffuso in tutto il Meridione», continua Felicetti. «L'unione tra le associazioni italiane per la difesa degli animali e le responsabilità dell'amministrazione pubblica ha messo riparo a un corto circuito che era diventato ingestibile. E non rinchiudendo i cani in un canile ma mettendo in moto un processo virtuoso, che unisce la tutela degli animali, quella della salute e anche la sicurezza di una delle aree archeologiche più belle al mondo». E da ogni Paese del globo terrestre qualcuno potrà cliccare sul sito e decidere di adottare un quadrupede. «Il progetto nasce dal uno spirito comune, è una cosa unica al mondo», ha dichiarato Laura Porcasi Rossi, presidente della Lega nazionale difesa del Cane. «Ed è sotto gli occhi di tutto il mondo. Sono cani che hanno sempre vissuto a Pompei, grazie al sostegno dei volontari. Grazie a questo progetto rimarranno nel territorio che è sempre stato loro. In una regione problematica come la Campania è importante che venga realizzato un impegno così. Si spera sia il primo passo verso l'attuazione di situazioni analoghe. Da una parte finalmente i cani non sono visti come degli intrusi, ma anche vengono coccolati e gratificati. Dall'altra il turista in visita agli scavi troverà una situazione non di degrado, dove un cane abbandonato può fare paura perché non si sa da dove viene. AI contrario il turista troverà un vero cane di casa, che qui viene tutelato e curato». STORIA DI POMPEIO. E l'ispirazione di questa iniziativa deriva proprio da una storia raccontata da Fiori: un turista americano in visita Pompei si appassiona uno dei tanti randagi presenti nell'area archeologica. Tanto che alla fine del tour decise di portare con sé il cane negli USA, battezzandolo Pompeio. Quel cane, nel corso degli anni, gli avrebbe salvato la vita. Non è dato sapere se nel petto di Calo o di Plautus batta un cuore da eroe. Per la speranza è che questo vincolo col territorio aiuti i cuccioli a trovare una famiglia. Il legame con il sito archeologico, infatti, conferisce al progetto un carattere «etico ed estetico. Questo dovrebbe favorire l'adottabilità conferma Rocchi. Le persone dovrebbero poter dire un giorno «ho preso Meleagro, l'ho adottato a Pompei».
POMPEI - Pompei assume i randagi. AI via il programma per il salvataggio dei cani che vivono nell'area degli scavi. Avranno cucce e assistenza veterinaria e saranno utilizzati nei percorsi turistici.
Un gruppo di cani randagi, chiamati Caio, Meleagro, Odone, Plautus, sono stati adottati a Pompei, in Italia, grazie a un progetto che unisce la tutela degli animali con la sicurezza pubblica. I cani sono stati visitati, microchippati, curati e messi in adozione, e sono stati battezzati con nomi romani. Il progetto è stato lanciato dalla squadra speciale che riunisce il commissario delegato Marcello Fiori, Enpa, LAV e Lega Nazionale Difesa del cane. Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali ha sostenuto il progetto. I cani saranno posti in adozione sul sito www.canidipompei.
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