La querelle continua che, da oltre un mese, sta mettendo di fronte la Soprintendenza e ampi settori dell'amministrazione comunale meriterebbe qualche commento se non altro perché la Costantino rischia di passare - senza meritarlo - come il funzionario del "non fare" rispetto a chi invece sembra - e sottolineo sembra - avere portato una verve culturale in città (tradotta poi nell'allestimento del Collegio dei Filippini). La soprintendente che quasi certamente non sarà riconfermata ha perso autorità - ma non autorevolezza scientifica - sin da quando, nonostante abbia tacciato come "illegale" il trasferimento dei quadri da Santo Spirito per il Collegio Filippini, l'assessore ai Beni culturali (che è il suo capo) ha deciso di partecipare all'inaugurazione (dove c'era pure il ministro Alfano). E' chiaro che da Palazzo dei Giganti sentono - per così dire - l'odore del sangue, perché la preda non ha più copertura istituzionale. Ecco perché il Comune nonostante il trasferimento dei quadri della Collezione Sinatra sia avvenuta con palesi "stranezze" non ha dato alcun seguito alle sacrosante lamentele della Costantino. Senza contare che l'allestimento del Collegio dei Filippini resta davvero dilettantistico e non basta avere ottenuto il passaggio al Tg1 della sera per fare di una mostra un evento. Tanto è vero che il numero di visitatori, come ho letto in questi giorni, è davvero trascurabile. Che cosa costava fare le cose in regola? Perché questa fretta? E perché non si è scelto di chiedere la consulenza di un esperto per allestire la mostra, visto che, come si è visto, l'esposizione sembra davvero da dilettanti? A che serve, in una città come Agrigento, foraggiare lo scontro tra la Soprintendenza e il Comune? Sono queste le quattro domande a cui l'Amministrazione comunale dovrebbe dare risposte.